Sunday, March 31, 2013

I saggi di Napolitano a sigillo di un pessimo settennato
di | 31 marzo 2013

Giorgio Napolitano di peggio non poteva fare. A coronamento di un brutto settennato, che solo una Casta politica e giornalistica sempre più scollegata dalla realtà riesce a continuare a osannare, il futuro ex presidente della Repubblica affida a dieci supposti saggi il compito di concordare un pugno di riforme istituzionali ed economicheTra di loro non ci sono donne e non ci sono giovani. In compenso nell’elenco compaiono cariatidi in politica da 40 anni e dinosauri dell’italica burocrazia.
Ci sono garanti nominati alla testa delle loro Authorithy (Giovanni Pitruzzella) non per la “notoria indipendenza” o per la specifica competenza, ma perché legati da rapporti di amicizia e professionali con l’attuale capogruppo Pdl al Senato, Renato Schifani. Ci sono parlamentari (il leghista Giancarlo Giorgetti) che conoscono le regole dell’omertà da quando hanno ricevuto e poi restituito – senza denunciare nulla – una busta piena di soldi gentilmente portata dall’ex big boss della Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani; ex magistrati di sinistra folgorati dalla politica (Luciano Violante) e specializzati nel compromesso opaco alle spalle di elettori e cittadini. Poi, ovviamente, c’è Gaetano Quagliariello, passato con nonchalance dalle file del Partito Radicale ai banchi del Pdl da dove, dopo la morte di Eluana Englaro, dava degli assassini agli avversari.
Questa volta però non basta prendersela con i partiti cattivi. O con il risultato elettorale confuso che obbliga il Parlamento a trovare qualche tipo di accordo. Il responsabile di questo scempio, va detto chiaro, è Giorgio Napolitano: il Capo dello Stato che, se proprio riteneva che la strada dei saggi fosse quella da seguire (cosa che dubitiamo), aveva il dovere di trovare dei nomi diversi. Oppure, e avrebbe fatto bene, avrebbe dovuto dimettersi senza indugio, in modo da far eleggere subito un successore. Un nuovo Presidente che, forte del voto appena ricevuto e del potere di sciogliere le Camere, mettesse immediatamente i partiti davanti all’alternativa: o trovate il modo di dare la fiducia a un governo, o andate a casa.
Ma Napolitano ha deciso altrimenti. E adesso è nudo di fronte a un Paese costretto a poco a poco ad accorgersi della realtà: i risultati politici dei suoi sette anni al Colle di fatto non esistono, quelli istituzionali neppure.
Dietro le spalle di Re Giorgio restano solo una serie di moniti e appelli – dalla riforma elettorale alla situazione delle carceri – sempre inascoltati; la promulgazione, senza tentennamenti, di tutte le leggi ad personam di Berlusconi (dal Lodo Alfano al legittimo impedimento) poi dichiarate incostituzionali dalla Consulta; le risposte stizzite rivolte ai cittadini che subito dopo l’approvazione dello scudo fiscale, gli chiedevano: «Presidente, non firmi, lo faccia per le persone oneste».
Restano gli interventi a piedi uniti nelle indagini della magistratura e il fallimento dell’operazione Mario Monti, il tecnico che doveva essere il suo successore e che invece gli ha voltato le spalle entrando, con poco successo, direttamente in politica. Dietro Napolitano rimane insomma solo un cumulo di partitocratiche macerie. E adesso l’unica cosa saggia da fare non è affidarsi ai suoi supposti saggi, ma pensare a scegliere un capo dello Stato nuovo che non provenga dalle file dei partiti. Un uomo, o una donna, che conosca l’Italia per davvero e non solo la toponomastica delle stanze e delle segreterie dei Palazzi del Potere.

Thursday, March 28, 2013

LE REGOLE DELLA POLITICA

Un mio carissimo amico oggi mi ha scritto che il nostro è un dialogo tra sordi: ha ragione. Lui non sa, o si rifiuta di credere, che la politica abbia proprie regole e non sarà qualche bravo ragazzo di sani principi e buona volontà o un comico in delirio di onnipotenza, a stravolgerle.

Sto per dire cose politicamente scorrette, irritanti, per certi versi terribili, ma vere: la politica ha regole millenarie. Ce le ha spiegate Tucidide, ricordate Macchiavelli, puntualizzate Herry Kissinger (che si è pure preso il Nobel per la Pace) come pure quei potenti della terra che hanno fatto la Storia di questo mondo come ha inteso testimoniarci la Fallaci con le sue esemplari interviste.

La politica ha una propria etica, un’etica pubblica che ha come primo obiettivo la Ragione di Stato, per la quale il risultato (non lo scopo) giustifica i mezzi Che lo scopo dell'agire politico sia il “bene comune”, o “ l'interesse generale”, o “l'obiettivo imprescindibile per il Principe" o la Rivoluzione, esso porta con se un germe molto insidioso che provoca, ineludibilmente, contaminazione e spargimento di sangue.

Chiunque voglia fare politica, sa, (o dovrebbe sapere), che dovrà sporcarsi le mani. La politica è, prima di tutto responsabilità. Ed è astuzia, ma anche (e soprattutto) coraggio, forza, arguzia, menzogna, segretezza, sabotaggio, avvelenamento di pozzi, cospirazione, trattativa.

Si provi ad immaginare un Mazzini che organizza la sua “Giovane Italia” attraverso un bando pubblico. O Garibaldi che trama della sua spedizione all’uscita di una chiesa. O i Giacobini che cospirano contro la monarchia con un volantinaggio nelle piazze. E’ noto che la schiavitù americana è stata abolita comprando il voto di alcuni membri del Congresso. Se tutti questi rivoluzionari, fossero stati “trasparenti” o non si fossero nascosti, contaminati e sporcati le mani coi nemici dei nemici, staremmo ancora al medioevo.

Parliamo dei due Maró detenuti in India: Monti ha voluto utilizzare la vicenda per suoi fini elettorali. Sono finiti in TV, ha fatto la voce grossa dalla Gruber, li ha accolti con gli onori militare al rientro per le vacanze di Natale e poi, alla fine, il governo ha talmente pasticciato che siamo stati ridicolizzati al cospetto del mondo. Se la storia fosse stata “trattata” nel sottobosco della diplomazia a quest’ora i due maró starebbero a casa già da un pezzo. Questo per dire, che non sempre l'agire può essere gestito all’interno di un palazzo di vetro.

Per l’amor di dio, non si confonda l’etica pubblica, il bene comune, l’onestà intellettuale e personale (che dovrebbe sempre guidare l’agire politico), con le regole della politica. Non per niente esiste una "scienza" e una facoltà che ne studia le dinamiche.

Per fare politica, per essere parte attiva del sistema, serve sapere che la politica ha queste regole. Il mio caro amico dice che queste regole non esistono o se esistono sono inammissibili e devono essere superate da una ferrea volontà di cambiamento. Io penso che questo non sia (purtroppo) possibile.

Per questo critico l’intransigenza dei Grillini a non volersi contaminare con “chi ha governato il Paese negli ultimi venti anni”. Perché per fare politica occorre sapere giocare le carte che si hanno in mano (che sono buone) avendo ben chiaro che si sta giocando a briscola e non a solitario. Se i Grillini capissero questo, potrebbero fare molto per iniziare a cambiare questo Paese, altrimenti la loro presenza al tavolo da gioco sarebbe solo voyeurismo, tempo perso.

Se si vuole rimanere dei duri e puri, delle vergini senza macchia e senza peccato si deve fare come me. Che sto seduta sul divano con in mano un computer a cagare ingegno con le mie teorie snob (vogliamo dire del cazzo?) che, a conti fatti, servono solo a rompere i coglioni.

Wednesday, March 27, 2013

VOYEURISTI ALLO SBARAGLIO

Mi sono ascoltata in differita la trattativa in streaming tra Bersani e i Grillini. Insistono con questa questione della coerenza: ma che valore ha in politica la coerenza, se questo comporta mettere a rischio il Paese dall’acuirsi di una crisi che potrebbe divenire irreversibile? Hitler fu coerente, eccome che lo fu: cavolo, decise di sterminare gli ebrei con un piano stategico preciso che applicò con una coerenza esemplare. Fu un valore?
Parliamo di etica. In politica l’etica è molto importante, fondamentale: ma al netto dell’etica (che dovrebbe essere scontata in un paese civile), che razza di risultati sono quelli che portano vantaggi al proprio peggior nemico? Perchè in politica (checché se ne dica) il meno peggio esiste ed è vero che il nenico del mio nemico è mio amico. E qui il peggior nemico pare essere Bersani visto che tutto questo massimalismo da parte dei Grillini  porta acqua solo al mulino di Renzi e Berlusconi.
“Siamo credibili, abbiamo un piano trentennale”. Porca miseria! Capisco fare le cose con lentezza, ma c’è tutto questa calma per salvare la nazione dalla palude in cui si trova? Chi è disoccupato non credo abbia tutto questo tempo. Al dì là degli slogan e delle litanie che ultimamente vanno ripetendo, quali sono le gesta che rendono credibili i Grillini? Per me, fare quelle cose che rinfacciano (giustamente) al PD di non avere mai fatto.

 Hanno scelto proprio un bel momento tragico per difendere la loro verginità. Sono dei voyeuristi,  pare che godano delle sfighe altrui,  sembra di stare dentro un libro di Moravia. Che disperazione.

Saturday, March 16, 2013

LA VOCAZIONE MAGGIORITARIA DEL GRILLISMO

Penso di avere sempre dimostrato una certa libertà di pensiero, un’anima critica che mi ha spesso portato a dire quello che pensavo a prescindere dalla mia appartenenza politica (se così si può dire). Ritengo perciò che non sia necessario che qualcuno mi aiuti ad aprire gli occhi per disvelarmi quella realtà che i partiti ed i media cercano di occultare con la loro retorica. Scrivo per promuovere un confronto e non per avere ragione a tutti costi.

La mia analisi parte dai fatti: la dietrologia ora è tempo perso, mentre i sermoni di apparato sono un ottimo esercizio di disciplina che non offre nulla di utile ad un dibattito politico che, ora più che mai, mi appare necessario.
Penso che la vocazione maggioritaria di Beppe Grillo sia legittima, ma rappresenti, allo stato, una grande ingenuità, poiché presuppone un sistema elettorale maggioritario (tipo quello dei comuni, o il doppio turno alla francese) che la casta, dopo il risultato acquisito del M5 Stelle alle ultime elezioni, non credo abbia voglia di votare. Se Grillo si ritira in un recinto massimalista e sbatte la porta ad ogni trattativa col PD, si ritroverà a competere all ’interno di un sistema proporzionale con tanto di preferenze, un sistema che gli permetterà di governare alle sue condizioni solo nel caso il M5 stelle prendesse il 50% +1 dei voti validi, un risultato che reputo impossibile.

Alla luce della ragione, penso farebbe meglio a capitalizzare l’ottimo risultato di febbraio, un consenso che gli dà la possibilità di tenere tutti per le palle (Napolitano, Bersani, Monti, i banchieri) e pretendere un primo ministro alla Zagrelbesky per fare quelle leggi ispirate all ’etica, alla laicità e ad una migliore distribuzione della ricchezza che un altro Parlamento, in altre circostanze, non farebbe mai.

Se ciò non accadesse, alle prossime elezioni Renzi ricompatterà quella cultura li-be-ri-sta, in-di-vi-dua-li-sta, pri-va-ti-sta che al momento ha preso uno schiaffone, ma che presto rialzerà la cresta per dare l' addio definitivo ad ogni possibilità di cambiamento. Sarebbe il colpo mortale per quel poco di sinistra che resta nel PD: Grillo pensa davvero che il suo elettorato gli perdonerebbe un simile colpo di grazia? Volere tutto, subito e alla propria maniera: è legittimo, ma mi fa riflettere e dire che in questa fase sia una pretesa irragionevole, sbagliata.
COSA FARE
Chi mi conosce sa che non ho mai demonizzato Beppe Grillo. Diversamente ho sempre sostenuto di condividere buona parte delle questioni politiche poste, critiche snobbate con arroganza dai partiti che hanno sottovalutato l'insofferenza dei cittadini verso certi comportamenti della casta. Grillo è il prodotto di partiti sempre + forti, ma con sempre meno legittimità e rapporto con le realt...à locali, dove i militanti sono trattati da "militonti" e chi è nelle istituzioni è uno yes man al guinzaglio del vertice che sostanzialmente è rappresentato da due persone che prendono decisioni al telefono tra Roma e i territori.

Chi mi conosce sa che ho sempre elogiato i rappresentarti del Movimento 5 stelle della mia città, mentre ho sempre criticato con un certo puntiglio analitico il Partito Democratico. Ora però bisogna giocare la partita con le carte che si hanno in mano con la consapevolezza che per l'ala più progressista del PD e per il Movimento 5 Stelle, la mano è buona e certe carte in mano potrebbero non ritornare mai più. Il PD non è mai stato tanto sbilanciato a sinistra come adesso e solo una collaborazione tra il PD di Bersani e i nuovi parlamentari 5 stelle potrebbe fare approvare al Parlamento quelle leggi che una diversa composizione delle camere non prenderebbe mai in considerazione.

Se Grillo brucia Bersani, le elezioni anticipate incoroneranno Renzi, e allora addio a qualsiasi ipotesi di de-berlusconizzazione del paese, tornerà tutto come prima con buona pace di chi si aspetta un radicale di cambiamento. PENSATECI: SE NON ORA, QUANDO? Grillo punta a fare saltare la mano, perché è certo che alla prossima partita gli verrà servito un poker d'assi, ma si sbaglia. Sono i marpioni a gestire il banco e tutti conoscono l'arte del bluff molto meglio di Lui.
NON DICIAMO CAZZATE

Negli ultimi giorni leggo, con fastidio, un goffo tentativo di screditare Grillo cercando di paragonare i suoi comizi a quelli che faceva Hitler. Chiunque conosca un po’ la storia del nazismo, sa che questo accostamento è un’ignobile stupidaggine, una calunnia indegna per chiunque abbia un minimo di decenza.
Grillo può non piacere per tanti motivi: per il suo linguaggio, elementare, gergale, diciamo pure volgare, per i suoi modi così bruschi e un po’ autoritari, per le sue posizioni, così severe e turpi nei confronti dei professionisti della politica, ma la filosofia insita nel “grillismo” e’ l’esatto opposto di quella insita nel nazismo. Se vogliamo semplificare il concetto alla maniera di facebook, si può dire che, se Hitler stava su Marte, Grillo sta su Venere.
Chiunque voglia battere un avversario deve farlo nel rispetto della verità, senza riesumare le aberrazioni della storia con dei paragoni deliranti che offendono milioni di italiani. Per una volta sono d’accordo con Cacciari: Grillo è per l’Italia una fortuna sfacciata, una botta di culo per cui va ringraziata la Madonna. Con lo stato di crisi che attraversa il nostro Paese, la disoccupazione, la miseria, gli scandali e la spudoratezza della classe dirigente, Grillo intercetta la rabbia genuina della gente e quella disperazione che avrebbe potuto prendere ben altre vie.
Anche il paragone (forse più pertinente, se vogliamo) con il movimento di Guglielmo Giannini lo trovo strumentale.
I “Grillini”sono giovani con una mentalità aperta, che hanno a cuore i beni comuni, l’acqua, la terra, l'aria, la salute e l’istruzione pubblica, persone perbene con la voglia e l’entusiasmo di cambiare il Paese, farlo migliore: più giusto, più solidale, più onesto, più pulito, più verde, più pacifista, più trasparente. Quello che l’Italia non è mai stata.
E’ un movimento che nasce dal basso: critichiamo pure le sue posizioni se ci appaiono bislacche, ma non diciamo cazzate.

Wednesday, March 13, 2013

Caro Beppe Grillo, cari amici del Movimento 5 Stelle,

Una grande occasione si apre, con la vostra vittoria alle elezioni, di cambiare dalle fondamenta il sistema politico in Italia e anche in Europa. Ma si apre ora, qui e subito. E si apre in questa democrazia, dove è sperabile che nessuna formazione raggiunga, da sola, il 100 per cento dei voti. Nessuno di noi può avere la certezza che l’occasione si ripresenti nel futuro. Non potete aspettare di divenire ancora più forti (magari un partito-movimento unico) di quel che già siete, perché gli italiani che vi hanno votato vi hanno anche chiamato: esigono alcuni risultati molto concreti, nell’immediato, che concernano lo Stato di diritto e l’economia e l’Europa. Sappiamo che è difficile dare la fiducia a candidati premier e a governi che includono partiti che da quasi vent’anni hanno detto parole che non hanno mantenuto, consentito a politiche che non hanno restaurato ma disfatto la democrazia, accettato un’Europa interamente concentrata su un’austerità che – lo ricorda il Nobel Joseph Stiglitz – di fatto «è stata una strategia anti-crescita», distruttiva dell’Unione e dell’ideale che la fonda.
Ma dire no a un governo che facesse propri alcuni punti fondamentali della vostra battaglia sarebbe a nostro avviso una forma di suicidio: gli orizzonti che avete aperto si chiuderebbero, non sappiamo per quanto tempo. Le speranze pure. Non otterremmo quelle misure di estrema urgenza che solo con una maggioranza che vi includa diventano possibili. Tra queste: una legge sul conflitto di interesse che impedisca a presenti e futuri padroni della televisione, della stampa o delle banche di entrare in politica; una legge elettorale maggioritaria con doppio turno alla francese; il dimezzamento dei parlamentari il più presto possibile e dei loro compensi subito; una Camera delle autonomie al posto del Senato, composta di rappresentanti delle regioni e dei comuni; la riduzione al minimo dei rimborsi statali ai partiti; una legge anti-corruzione e anti-evasione che riformi in senso restrittivo, anche aumentando le pene, la disciplina delle prescrizioni, bloccandole ad esempio al rinvio a giudizio; nuovi reati come autoriciclaggio, collusione mafiosa, e ripristino del falso in bilancio; ineleggibilità per condannati fin dal primo grado, che colpisca corruttori e corrotti e vieti loro l’ingresso in politica; un’operazione pulizia nelle regioni dove impera la mafia (Lombardia compresa); una confisca dei beni di provenienza non chiara; una tutela rigorosa del paesaggio e limiti netti alla cementificazione; un’abolizione delle province non parziale ma totale; diritti civili non negoziati con la Chiesa; riconsiderazione radicale dei costi e benefici delle opere pubbliche più contestate come la Tav. E vista l’emergenza povertà e la fuga dei cervelli: più fondi a scuola pubblica e a ricerca, reddito di cittadinanza, Non per ultimo: un bilancio europeo per la crescita e per gli investimenti su territorio, energia, ricerca, gestito da un governo europeo sotto il controllo del Parlamento europeo (non il bilancio ignominiosamente decurtato dagli avvocati dell’austerità nel vertice europeo del 7-8 febbraio).
Non sappiamo quale possa essere la via che vi permetta di dire sì a questi punti di programma consentendo la formazione del nuovo governo che decida di attuarli, e al tempo stesso di non contraddire la vostra vocazione. Nella giunta parlamentare si può fin da subito dar seguito alla richiesta di ineleggibilità di Berlusconi, firmata da ormai 150.000 persone : la fiducia può essere condizionata alla volontà effettiva di darvi seguito. Quel che sappiamo, è che per la prima volta nei paesi industrializzati e in Europa, un movimento di indignati entra in Parlamento, che un’Azione Popolare diventa possibile. Oggi ha inizio una vostra marcia attraverso le istituzioni, che cambieranno solo se voi non fuggirete in attesa di giorni migliori, o peggiori. Se ci aiuterete a liberarci ora, subito, dell’era Berlusconi: un imprenditore che secondo la legge non avrebbe nemmeno dovuto metter piedi in Parlamento e tanto meno a Palazzo Chigi.
Avete detto: «Lo Stato siamo noi». Avete svegliato in Italia una cittadinanza che vuole essere attiva e contare, non più delegando ai partiti tradizionali le proprie aspirazioni. Vale per voi, per noi tutti, la parola con cui questa cittadinanza attiva si è alzata e ha cominciato a camminare, nell’era Berlusconi: «Se non ora, quando?»


Remo Bodei

Roberta De Monticelli

Tomaso Montanari

Antonio Padoa-Schioppa

Salvatore Settis

Barbara Spinelli

Friday, March 01, 2013

Krugman: Un voto contro l’austerità

di Paul Krugman, International Herald Tribune, 27 febbraio 2013 - Da Micoromenga on line


Due mesi fa, quando Mario Monti si è dimesso dalla carica di Capo del Governo Italiano, il giornale “The Economist” ha espresso l’opinione che la “prossima campagna elettorale sarà soprattutto un test sulla maturità e sul realismo degli elettori italiani”. Presumibilmente questa azione matura e realistica avrebbe dovuto portare al ritorno di Monti, che è stato essenzialmente imposto all’Italia dai suoi creditori, al ruolo di Capo del Governo, questa volta con un reale mandato popolare.
Non sembra che le cose siano andate per questo verso. Il partito di Monti é arrivato quarto, non solo arrivando dietro l’essenzialmente comico Silvio Berlusconi, ma anche dietro al vero comico Beppe Grillo, la cui mancanza di una piattaforma coerente non gli ha impedito di diventare una forza politica poderosa.
Si è aperta una prospettiva fuori dall’ordinario, che ha diffuso nel mondo molti commenti sulla cultura politica italiana. Ma senza voler difendere le politiche del bunga bunga, lasciatemi porre la domanda più ovvia. Che bene ha esattamente fatto il realismo maturo all’Italia ed all’Europa intera?
In effetti Monti è stato il proconsole insediato dalla Germania per realizzare l’austerità fiscale in una economia già in difficoltà; la volontà di perseguirla senza limiti è ciò che i circoli politici europei definiscono come rispettabilità. Posizione che sarebbe stata corretta, se queste politiche avessero potuto funzionare, cosa che non è avvenuta. E, ben lungi dal sembrare realisti e maturi, coloro che invocano ancora l’austerità appaiono petulanti e fallimentari.
Consideriamo come avrebbero dovuto funzionare le cose fino a questo punto. Quando l’Europa si è infatuata per l’austerità, i membri della Commissione Europea hanno respinto le preoccupazioni che il taglio drastico della spesa e l’aumento delle tasse avrebbe approfondito la depressione di economie già in difficoltà. Al contrario, essi hanno insistito che queste politiche avrebbero rinforzato l’economia “ispirando la fiducia”.
Ma la fata della fiducia non si è fatta vedere. Le nazioni a cui è stata imposta una dura austerità stanno attraversando profonde crisi economiche; maggiore l’austerità, maggiore la depressione. Questa relazione è stata così forte che anche il Fondo Monetario Internazionale, in un forte mea culpa, ha ammesso che è stato sottovalutato il danno che l’austerità avrebbe prodotto. Nel frattempo, l’austerità non ha neppure raggiunto l’obiettivo minimo di ridurre il costo del debito. Al contrario, i paesi che hanno intrapreso politiche di dura austerità hanno visto aumentare il rapporto del debito pubblico sul Prodotto Interno Lordo, poiché la contrazione delle loro economie ha sopravanzato ogni riduzione degli interessi sul debito.
E poiché le politiche di austerità non sono state compensate da una politica di espansione perseguita altrove, l’economia europea nel suo insieme, che non ha mai recuperato dal crollo del 2008-2009, è caduta in una recessione con tassi di disoccupazione in rapida crescita. L’unica buona notizia è che il mercato dei interessi sul debito pubblico si è calmato, largamente grazie alla proclamata volontà della Banca Centrale europea di comprare debito pubblico qualora si fosse reso necessario. Come risultato, il crollo finanziario che avrebbe distrutto l’euro è stato sventato. Ma quale freddo conforto per i milioni di europei che hanno nel frattempo perso il loro lavoro e nutrono scarse speranze di trovarne uno nuovo.
Dato tutto questo, ci si sarebbe aspettati un qualche ripensamento da parte dei gruppi dirigenti europei, qualche sprazzo di flessibilità. Invece i principali responsabili di questa politica sono diventati ancor più insistenti nel dire che l’austerità è l’unica via perseguibile.
Perciò nel gennaio 2011 Olli Rehn, vicepresidente della Commissione Europea, ha lodato i programmi di austerità di Grecia, Spagna e Portogallo e predetto che il programma Greco in particolare avrebbe dato “risultati duraturi”. Da allora i tassi di disoccupazione si sono impennati in tutti e tre i paesi, ma nel dicembre del 2012, il Sig. Rehn ha pubblicato un editoriale dal titolo “L’Europa deve proseguire con le politiche di austerità” . E’ la risposta del Sig. Rehn a coloro che mostrano che gli effetti negativi dell’austerità sono stati molto più ampi di quanto atteso è stata di inviare una lettera ai Ministri delle Finanze dei Paesi EU e al FMI in cui dichiara che queste segnalazioni sono pericolose perché rischiano di “erodere la fiducia”.
Quest’altra considerazione ci porta all’Italia, una nazione che, a causa di tutte le sue disfunzioni, ha subito una politica di sostanziale austerità, e visto la sua economia contrarsi rapidamente come risultato di queste scelte.
Gli osservatori esteri sono terrorizzati dal voto italiano, ed a ragione; anche se l’incubo di un ritorno di Berlusconi al potere non si è materializzato, il forte risultato di Grillo o di entrambi potrebbe destabilizzare non solo l’Italia, ma l’Europa intera. Ma dovranno ricordarsi che l’Italia non è unica: politici discutibili potrebbero avere successo in tutta Europa meridionale. E la ragione per cui questo sta avvenendo é che la rispettabile Europa non vuole ammettere che le politiche che ha imposto ai suoi debitori sono un fallimento disastroso. Se non saranno cambiate, il voto italiano sarà solo un assaggio di una ulteriore pericolosa radicalizzazione.


(27 febbraio 2013)