Monday, August 12, 2013

 UGUAGLIANZA

L'uguaglianza come concetto liberale non basta. Per esercitare la propria libertà serve l'uguaglianza di mezzi.

È un fatto che l'Italia sia un Paese con pochi ricchi sempre più ricchi e tantissimi poveri sempre più poveri: per parlare di uguaglianza c'è molto da fare.

La democrazia è un puntino rosso lontano lontano che svanisce sempre più, mentre il PD teorizza di manomettere con Berlusconi la nostra Costituzione.
CONFESSIONE AMARA DI UN GRILLINO SPERANZOSO
Di tale Giorgio, (dal blog di Civati).

Ammettiamolo senza indugi: anch’io, elettore di Grillo, ho contribuito ad eleggere dei perfetti dementi che, forse proprio in quanto tali, mi rappresentano. Un cretino illuso non può che eleggere dei cretini.
Il perché lo abbia fatto mi sembra una domanda assurda: non potevo fare altrimenti e l’ho fatto convinto e speranzoso. Non potevo fare altrimenti anche grazie alla legge elettorale che i partiti, in una fede avariata nel loro potere, ci hanno consegnato per perpetuarsi, per rieleggere cioè i loro vassalli e zerbini il cui unico merito di vita è essere stati pappagalli addomesticati, aver trovato un alveo alla loro miseria e al loro masochismo di soccombenti per un tempo così lungo che persino uno schiavo avrebbe trovato la forza quantomeno per suicidarsi.
Io come altri, in realtà, non ho scelto alcunché: me lo ha impedito una legge elettorale senza voto di preferenza, quindi senza alcun confronto democratico sulle storie e le competenze dei singoli, che ha ridotto il dibattito pubblico ad uno spettacolo blaterante di questa ortodossia oligarchica di zombie sicumerici, abili ad usare il concetto di democrazia per spiegare la propria inesistente superiorità morale ma incoerenti e costretti a negare la democrazia stessa ogni giorno nelle leggi che approvano e conservano per mantenersi in vita. Almeno fino a ieri, prima di essere travolti.
Ora, i grillini sono in tutta evidenza gente senza storia, senza nessuna arte del compromesso o della politica, esangui senza alcuna retorica, nemmeno quella del loro nuovo potere, animati da una teologia di muggiti informatici. Senza un pensiero sufficiente per pensare la vastità delle sfaccettature e dei toni del reale, e ancor meno in grado di analizzare i microcosmi di cui la complessità stessa è composta. In grado però di ripetere un vocabolario pericolosamente medio – quella mediocrità tipica dell’italiano che ha fatto l’università, colto quel che basta per essere ignorante; quella spocchia risolutiva da moralisti sdentati ma affamati più dei ladri che vogliono cacciare, che quantomeno sono già satolli; infuriati contro un nemico che è già morto. Rappresentanti perfetti di un ceto medio marsupiale, mammario, pragmatico nei pasticci e piagnone nei rimpianti, feroce e ansioso nell’utopia della palingenesi – saltando però tutti i passaggi per renderla possibile.
Dei barbari. Animati dal più orrido buon senso quando va bene mentre; quando va male, dall’istinto propulsivo della vendetta contro quelli che ora odiano e che fino a ieri eleggevano. Insomma propugnatori di una carica per ora a salve – comunque senza avere la mira di colpire alcunché, nemmeno le proprie pudenda.
Il grillismo prima di Grillo: l’Uomo Qualunque

David Bidussa

Anche nel dopoguerra c’era un Italia profonda insoddisfatta e impoverita: non aveva partecipato alla guerra e si sentiva truffata. Un sentimento di chi si sente innocente e pretende il potere, perché puro da ogni stortura del sistema che criticava. Ma che aveva votato, sostenuto, e da cui si era nutrito. Nasce l’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, che esprimeva, allora come oggi, quel vento dell’antipolitica duro a morire.

Nell’Italia dell’immediato dopoguerra era alta la voglia di ricominciare (un tratto che non è particolarmente diffuso oggi). Ma, insieme, c’era anche molto del nostro ora: la miseria, il senso della sconfitta, l’idea di riscatto e, soprattutto, l’ira.

A lungo questo sentimento è stato raffigurato con le vesti del miliziano, dell’uomo armato di destra o di sinistra. L’ira tuttavia stava anche, e forse soprattutto, nell’ “Italia profonda”, in quella parte di Paese che non aveva partecipato alla “guerra civile”, perché preferiva aspettare per vedere come sarebbe andata, ma che a vicenda conclusa, si sentiva truffata dalla storia, dalle banche, dai partiti, dagli uomini al governo, dal fascismo, dall’antifascismo. Soprattutto convinta che ora era il suo momento.

È l’Italia dell’ “Uomo Qualunque”, un movimento politico che durò due anni, per poi essere inglobato in tutte le aree della politica italiana: nel grande centro cattolico; a destra, ma anche nell’anti-statalismo che sottotraccia non è mai venuto meno a sinistra, anche all’estrema sinistra.
Qualunquista: una parola che a lungo è stata un insulto. Sarebbe bene valutarla e considerarla un aspetto dell’ “Italia profonda” che riguarda molti di noi.

I problemi mai affrontati, o i fenomeni culturali e gli stati d’animo lisciati dalla parte del pelo non perdono la loro forza: coloro che ne sentono il fascino (e sono un cosmo largo) mangiano di ciò che ottengono (spesso in un Paese che vive distribuendo piccoli e grandi privilegi ad personam); in epoca di “vacche grasse” vivono accontentandosi di ciò che c’è, sentendosi sempre vittime, mai responsabili.

Viceversa, in epoca di “vacche magre” rivendicano la loro fame insoddisfatta. Quando il sistema di cui hanno fatto parte (o di cui direttamente o indirettamente hanno goduto i vantaggi) crolla, ritornano, con la forza della propria presunta innocenza, convinti che i guai li hanno combinati sempre gli altri (e comunque loro non ne hanno mai beneficiato) e che è venuto il tempo di prendere nelle proprie mani il potere che hanno sempre riconosciuto ai padroni di ieri che hanno omaggiato e fedelmente votato.

Guglielmo Giannini, Basta con i partiti! Riprendiamoci il Paese!*

Mettiamoci al lavoro e cerchiamo di risolvere noi i problemi del nostro paese, senza fuoriusciti di ritorno, senza professionisti politici, senza mestieranti di chiacchiere. Basandoci sul primo punto nel quale converge l’accordo di tutti noi – e cioè “nessuno deve romperci le scatole” – ogni Uomo e ogni Donna Qualunque consulti la sua coscienza e la sua intelligenza; pensi e, rifletta,m torni a pensare e a riflettere, e ci mandi la sua idea e il suo consiglio, indirizzando all’Uomo Qualunque – Ufficio Politico, Corso Vittorio Emanuele, 51, Roma.

Come vogliamo chiamare il movimento? Partito? Unione? Associazione? Lega? Società civile? In qual modo ci proponiamo di raggiungere l’obiettivo di vivere come ci pare senza che nessuno ci scocci l’anima? Vogliamo fare la repubblica? Vogliamo tenerci la Monarchia? Vogliamo fregarcene della famosa questione, rimettere prima il paese in ordine e poi decidere cosa ci conviene meglio? Vogliamo invece decidere subito? Vogliamo interessare gli Alleati delle nostre faccende e prendere contatto con loro? Vogliamo, invece, fare da noi finché ci è possibile e nei limiti del possibile, tenendo presente che siamo in regime di armistizio?

Le risposte che giungeranno saranno esaminate da un gruppo di Uomini e di Donne Qualunque di cui è inutile fare i nomi perché non c’è nessuno che tenga a mettersi in mostra. Da questa prima presa di contatto politico nascerà una pacata discussione che servirà a dare un iniziale orientamento, dopo di che si procederà all’elezione – e vedremo con quali mezzi e con quali ampie ed assolute garanzie – di una Direzione Provvisoria che si occuperà della pratica organizzazione del movimento – o partito o unione o quello che più ci piacerà – fino alla convocazione di un primo congresso al quale la Direzione Provvisoria si presenterà dimissionaria, con i conti in regola e il programma t5acciato nelle sue grandi linee. Il primo congresso deciderà poi, sovranamente, ciò che si dovrà fare in seguito. Più liberamente democratici di così è impossibile essere, e nessuno dei cosiddetti partiti politici italiani, ormai da due anni guidati da uomini che nessuno ha eletti e confermati, si troverà nelle condizioni di legittimità.

Per svolgere il nostro lavoro occorrono uffici grandi e ben attrezzati nelle principali città d’Italia, mezzi finanziari, di locomozione, aiuti d’ogni genere: tutta roba che bisognerà mettere insieme sommando le forze dei più fortunati con quelle dei meno favoriti. I partiti oggi imperanti l’hanno comodamente trovata prendendosi le organizzazioni fasciste preesistenti. Dove c’era il fascio, oggi c’è un partito o un comitato dio cosiddetta liberazione; ed è solo perciò che i partiti Sembrano forti. In realtà essi non sono che gli eredi di una situazione fallimentare, ed è, questa, una delle molte ragioni per cui, in tanto tempo, non hanno concluso un cavolo.

Noi dovremo arrangiarci: ma arrangiandoci costruiremo, e costruiremo cose solide e Nostre.
È inutile che io preghi i più forti e provvisti d’essere i primi a rispondere: sono sicuro che in brevissimo tempo avremo tutto il necessario. Rinnovo l’invito d’indirizzare la corrispondenza relativa al movimento all’Uomo Qualunque – Ufficio Politico – Corso Vittorio Emanuele, 51, Roma. Non ho che una stanza, per ora, e ci lavoriamo in otto: se non c’è un po’ di ordine siamo rovinati.
Be’, ormai è fatta. Che il Signore me la mandi buona.

*Guglielmo Giannini, Grido di dolore, in “L’Uomo Qualunque”, II, n. 25, 8 agosto 1945

Friday, August 02, 2013

 CHI SONO IO PER GIUDICARVI, DEPRAVATI?
di Leonado Tondelli - Da L'Unità dell'1 agosto 2013

 Non è che uno debba fare il bastian contrario per forza, anche se sui blog funziona. Se papa Francesco piace a tutti, probabilmente ha ragione lui. Essere simpatici non è una virtù secondaria, specie quando si dirige un’impresa che ha obiettivi universali. Se il tema della povertà funziona, se desta l’interesse del pubblico molto meglio della lotta al relativismo su cui s’impantanò Benedetto XVI, tanto di cappello a chi ha saputo annusare il vento nel momento in cui cambiava.
Certo, nel frattempo la Chiesa continua a essere un’organizzazione ricchissima e opacissima, ma bisogna aver pazienza, Roma non si è costruita in un giorno e anche il Vaticano non è che si possa riordinare in pochi mesi. Nel frattempo il papa Francesco parla – che altro dovrebbe fare – e gli basta poco più di un “signori e signore buonasera” per incassare il sostegno di intellettuali e laici insospettabili. Bastava davvero così poco per farsi amico un Cacciari? Una bella faccia sorridente e il bagaglio a mano?
Un papa popolarissimo non è una novità; ne abbiamo già avuto uno per più di vent’anni, e sappiamo che lo status di superstar internazionale non ti rende necessariamente più progressista, anzi. Giovanni Paolo II ha organizzato tante adunate e concerti, e su contraccezione o divorzio o qualsiasi altro argomento non ha ceduto un’unghia. Non c’è dubbio che in giro ci sia tanta, tantissima voglia di un papa rivoluzionario, e di rivoluzione in generale. Che in un momento di crisi generale molti laici aprano un credito a un nuovo pontefice non sorprende, la speranza è merce rara. Che ci voglia credere pure qualche gay è comprensibile, non è che debbano essere tutti per forza militanti laici. Ma che abbocchino gli intellettuali, ecco, questo è triste. In fondo a cosa servono, se non a fare un po’ di controcanto, a smontare la retorica che trasforma ogni gesto e parola banale in un’epifania?
Che un papa sappia girare intorno ai concetti fino a trasformare una condanna all’omosessualità in una parola buona sui gay, non sorprende: è un vescovo, un prete, un professionista della comunicazione; possiamo persino ammirare il gesto tecnico, come i tifosi che applaudono quando un avversario fa un dribbling favoloso. Ma possibile che non ci sia stato un solo giornalista, un vaticanista, un filosofo, che di fronte alla domanda retorica “chi sono io per giudicare” non gli abbia risposto con l’unica risposta sensata?
Chi sei tu per giudicare? Sei il papa, il vicario di Cristo, ciò che leghi resterà legato, ciò che sciogli resterà sciolto (Matteo 18,18), dietro di te c’è l’emblema del Vaticano con le chiavi del paradiso, che significano appunto che sta a te, all’organizzazione che presiedi, stabilire chi ci va e chi no; e di conseguenza chi va all’inferno e chi no. E siccome un tuo predecessore ha fatto scrivere sul Catechismo che le relazioni omosessuali sono “gravi depravazioni” (2357), “la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati», sono contrari alla legge naturale, precludono all’atto sessuale il dono della vita, non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale, in nessun caso possono essere approvati”, beh caro Francesco, non schermirti: se non li giudichi tu, allora chi?
Lo so, tecnicamente il giudizio spetta a Cristo, tu più che un giudice sei un avvocato. Però vale la pena di ricordare che la tua linea di difesa prevede che tutti i gay cattolici del mondo si dichiarino casti (2358: “Le persone omosessuali sono chiamate alla castità”). È sempre stato così, non è cambiato niente. Poteva dircelo anche Ratzinger. Ma se ce l’avesse detto il pastore tedesco, con le medesime parole, probabilmente in prima pagina ci sarebbero andati titoli diversi. È così che funziona l’economia della popolarità, ormai lo sappiamo. Magari nel nostro piccolo possiamo provare a opporci. Non per il gusto di fare i bastian contrari per forza. Ma altrimenti a cosa serviamo? http://leonardo.blogspot.com