Wednesday, September 30, 2009

C'E' DEL MARCIO IN DANIMARCA

Tutti, ma proprio tutti, dovrebbero leggere l'ultimo numero di Micromega: c'è un articolo sul marcio in IDV dalle Alpi alla Sicilia. Titolo: "c'è del marcio in Danimarca". 50 pagine di cronaca politica nella quale Zerbino viviseziona con minuzia chirurgica il partito dei valori, portando alla luce tante situazioni locali indegne e vergognose.

A sentire Zerbino, una certa opacità nella gestione del partito non solo è conosciuta, ma spesso decisa e praticata proprio da Roma.

L'indagine ci illumina su come il partito sia formato da 2 anime separate e ben distinte: quella di chi vorrebbe davvero rinnovare, perchè non cerca poltrone, ma rigore e pulizia, e quella dei politici di mestiere, che con la politica ci campano e si inciuciano e manovrano pur di rimanere al proprio posto per gestire potere.

Molto tristemente: sono proprio i primi ad essere trattati con disprezzo in IDV.

Quando sento parlare certi dirigenti sui pericoli che il processo democratico porterebbe in IDV, capisco che è nel senso di dire che la democrazia interna potrebbe aprire le porte a queste persone che sono fuori dal sistema, magari intransigenti e poco inclini ai compromessi, la peggiore specie di iscritti per continuare a fare quello che si è fatto fin qui: sarebbe la fine di una classe dirigente mediocre che si appoggia su volonterosi compiacenti che non criticano e non fanno mai domande.

Dopotutto conta solo la politica “del fare” e non tutti ci sono tagliati: fare come si fa a Brisighella ad esempio, dire una cosa e poi farne un'altra. Lo ha scritto lo stesso consigliere di IDV in una mailing list: sulla cessione della rete del gas ad Hera era in totale disaccordo così si è astenuto. Un pragmatismo che avrebbe fatto impallidire la DC di Forlani. Quando si parla di coerenza.

A questo punto non mi stupisce più sapere che Il Partito trabocca di transfughi provenienti da ogni direzione, ma principalmente da UDC, DC, Margherita e UDEUR: cosa assurda, ma decisamente logica. Ora mi spiego anche quanto accaduto il settembre scorso a Bologna.

Circa un anno fa rimasi di stucco dalle aperture dell'Onorevole Mura nei confronti degli ex UDEUR. La questione venne posta da un' Assessore dell'IDV mi pare di Vignola, sconvolta dal fatto che nella sua città tanti ex UDEUR si erano iscritti all'IDV, pretendendo fin da subito candidature come contropartita ai voti portati.

La vicenda venne liquidata dalla Mura con un' argomentazione che non condivisi affatto, in quanto sostenne che se gli ex UDEUR erano puliti penalmente, erano i benvenuti in IDV in quanto portatori di esperienza e di voti.

Eh? Il punto centrale non è sapere se questi transfughi abbiano la fedina penale pulita o sporca, o se siano o meno brave persone, la questione morale è una pre-condizione, fondamentale certo, ma non affatto suficiente.

La questione non è GIUDIZIARIA, ma POLITICA, e riguarda i valori, le idee, i programmi che si intendono portare avanti. Per dirla alla Di Pietro, che c'azzecca un ex UDER con l'IDV? Dovrebbe abiurare a ciò che ha pensato e sostenuto in UDEUR durante tutta la sua militanza e non mi pare né serio, né credibile. Forse è possibile, ma altamente improbabile.

E invece Zerbino ci dice che tanti ex UDEUR, UDC, DC, ma anche ex FORZISTI, MISSINI sono stati non solo accolti, ma posizionati alla periferia del partito in ruoli di responsabilità, proprio da Roma. In alcune zone l'IDV è addirittura alleata con il PDL secondo una logica spartitoria da brividi. Se non fosse che a confermare queste notizie ci pensa De Magistris sullo stesso Micromega, stenterei a credere.

Queste cose potranno anche cambiare, ma non certo per effetto di uno stravolgimento che può partire dal basso. Il partito non ha la struttura per farlo, ed anche se l'avesse, gli ingranaggi della democrazia interna non funzionerebbero a dovere in quanto neutralizzati da un sistema di rapporti personali spesso vissuti nel sottobosco.

Quello di cui parlo è la necessità di un processo di rinnovamento culturale e non strutturale, modificare lo Statuto per dar vita ad una fase di congressi e votazioni democratiche non basta.

Se Di Pietro non deciderà di aprire il partito alla società civile, come ha fatto coraggiosamente per Strasburgo, non avverrà nessun rinnovamento. L'ordine di rompere le fila, deve arrivare da Roma, puntuale e preciso come sostiene lo stesso De Magistris. Di Pietro deve togliere il marciume, la democrazia potrà solo fare il resto.

Wednesday, September 09, 2009

VIDEOCRACY

Potrebbe apparire come un'opera surreale se non fosse che quanto raccontato è, purtroppo, tutto vero.
Non so come si possa cadere culturalmente così in basso. Gli italiani sembrano totalmente privi di anticorpi contro l'idiozia, destinati, chissà per quanto tempo, a farsi contaminare dalla TV come poveri deficenti: uno dei protagonisti è così ingenuo da fare persino tenerezza.
La Repubblica avrebbe dovuto "fare gli Italiani", invece è successo che a "a fare gli Italiani" ci ha pensato Berlusconi: oggi c'è un'intera società pronta a prostituirsi per finire in televisione. Aghiacciante.

Saturday, September 05, 2009

BERLUSCONISMO? NO, CRAXISMO
di Manuela Palmieri
da laRinascita del 13 marzo 2009

Bettino Craxi è morto da qualche anno, in Tunisia, da uomo vinto che si sottraeva alla giustizia. Eppure mai come oggi la politica craxiana è avvertibile nelle scelte politiche del governo Berlusconi, trainata con passione dai ministri socisalisti.
Berlusconi è stato un sodale di Bettino Craxi, e gli deve tonnellate di riconoscenza per l'impero di cui è a capo. Mai il Cavaliere sarebbe riuscito a costruirlo se il leader socialista non gli avesse spianato la strada con leggi/regalo che hanno travolto e stravolto la comunicazione appropriandosi di quell'oro puro che è la pubblicità.
Nel governo, in incarichi delicati e decisivi, forse per riconoscenza tardiva, Silvio Berlusconi ha piazzato tre socialisti che sfoggiano un grande protagonismo politico. I loro nomi sono: Fabrizio Cicchito, Maurizio Sacconi e Renato Brunetta. Tutti e tre nell'ombra durante l'epoca d'oro craxiana, oggi si sono affermati nel rapporto privilegiato con Berlusconi e nell'accettazione acritica del suo comando.
Fabrizio Cicchito, dopo un lungo e avvilente periodo da vicecordinatore di Forza Italia, è l'attuale capogruppo del Partito della Libertà alla Camera dei deputati. Il suo è un ruolo non solo di prestigio e di rappresentanza, ma cruciale per le scelte politiche, per la condotta dei parlamentari, per i rapporti con gli altri partiti presenti in Parlamento, ad iniziare dal Partito Democratico.
Personaggio curioso Fabrizio Cicchito. Lo conobbi molti anni fa quando era un dirigente della Cgil e veniva dai comunisti considerato con simpatia. Era della sinistra socialista, vicina alla polica del compromesso storico, si definiva un "lombardiano marxista". Addirittura mosse critiche alla Cia, ai servizi segreti italiani, alla Democrazia Crisitiana che avrebbero utilizzato il caso Moro e le Brigate Rosse per escludere il Pci dal governo.
Cordiale e sorridente, era uno di quelli con cui i rapporti unitari erano facili, sembrava sgombro di pregiudizi e poco incline all'anticomunismo. Poi venne fuori che il suo nome era negli elenchi della Loggia Massonica di Licio Gelli, la P2 e fu travolto dallo scandalo. Per un certo periodo sembrò sparire dall'orozzonte sindacale e politico. Lo ripescò più tardi Bettino Craxi, anche se lo tenne in ruoli assolutamente marginali.
Agli onori delle cronache politiche, fabrizio Cicchito è riemerso con Berlusconi e ne è riemerso - come molti che scampano alla giustizia- da fiero garantista, sinonimo in questo strano paese di odio per la magistratura. E' molto cambiato: espressione torva e chiusa, incattivita, rivendica di essere vittima dei comunisti e del loro giustizialismo. E'un falco tra le fila berlusconiane. C'è in lui, come anche in Sacconi e Brunetta, gli altri craxiano doc del governo, un rancore furente, mai sopito: i veri corrotti di tangentopoli, la lunga mano del pool di Milano erano i comunisti che si sono salvati la pelle distruggendo Bettino Craxi. Ed erano sempre i comunistri - e nessun altro - che lo aspettarono minacciosi fuori dall'hotel Rafael e gli gettarono addosso montagne di monetine. E tutti i fotografi e i cameramen li appostati, anche loro erano comunisti o chiamati dai comunisti.
Apparentemente diversi - uno un pò isterico, con reazioni quasi da circo Barnum, l'altro serio e di modi più presentabili - Brunetta e Sacconi si sono messi di buzzo buono a riscattare la politica craxiana. Come il grande Bettino, detestano tutto ciò che "sa" di sinistra. Se questi aveva come interlocutori privilegiati Forlani e soci, loro fanno comunella con democrisitani storici come Schifani o ex radicali come Quagliariello. Ai lavoratori non c'è più solo da togliere la scala mobile, ma anche il diritto allo sciopero. Alla storica tradizione laica del Psi, hanno opposto una religione talebana contro il corpo inerte di Eluana Englaro. I "meriti e i bisogni" di martelliana memoria, sono declinati nella lotta ai fannulloni, agli assenteisti, ai nullafacenti e via così. Alla tradizionale convivenza tra socialisti e comunisti nella Cgil, viene avvicendato il patto separato e neocorporativo con Cisl, Uil e Ugl.
A me pare del tutto evidente il filo di ferro che lega la vocazione eversiva di Berlusconi alla latente eversione che c'era in Craxi. E come il craxismo, anche il berlusconismo poggia su interessi concreti, ambizioni potenti e giri opachi di denaro.
Significa che c'è un rischio autoritario e le istituzioni subiscono colpi? Si, certo che c'è, ne sono convinta. Ma mi pare (posso sbagliarmi) che il connotato di fondo si rifaccia più al craxismo che al populismo berlusconiano, alla spregiudicatezza con cui Bettino Craxi cambiava casacca, alla cesura col movimento operaio e la sua storia.

Wednesday, September 02, 2009

LA VERA GUERRA AL CUORE DELL' EUROPA

Prima o poi doveva accadere che la vera essnza del premier arrivasse in Europa: quel fare da padrone con la voglia di abolire la libertà di parola.
Ha sferrato una guerra a tutto campo contro opposizione, magistrati, giornalisti ed ora, l' Europa.
La Carica eversiva del Cavaliere non è una pagliacciata da avanspettacolo, ma una vera minaccia alla nostra democrazia.
Trovo goffa, di più, irritante, di più pericolosa, quella combricola di politici spocchisi che ancora si schierano contro l'antiberlusconismo.

Tuesday, September 01, 2009

LA FINTA GUERRA TRA STATO E VATICANO

E' una guerra finta quella tra Stato e Vaticano, un treatino lercio e meschino che lascia intravedere inquietanti obiettivi: regolare alcuni conti tra fazioni cattoliche per poi presentarsi alle casse del governo per l' incasso.
Come in un uno scambio tra bande: la testa di persone sgradite in cambio di potere.
Tutta questa farsa finirà quando il Parlamento voterà quanto la Chiesa pretente: una legge contro il testamento biologico, una legge in difesa dell'embrione e contro la libertà delle donne e una legge contro il riconoscimento dei diritti civili dei gay.
Alle soglie del Medioevo arriverà anche l'assoluzione per il nano peccatore e si pregherà per il Governo. Amen.