Non si uccidono così anche i cavalli?
dal Blog di Ivan ScalfarottoLe cronache ci informano che Clemente Mimun ha sciolto la riserva nei confronti della direzione della Tsp, la testata delle Tribune e servizi parlamentari della Rai attualmente guidata da Anna La Rosa. Tiriamo tutti un sospirone di sollievo ora che Mimun ci ha sottratti a questa insostenibile ansia trovando finalmente adeguata collocazione, ma... cosa sarà di Anna La Rosa?
Ho avuto modo di conoscere Anna La Rosa e di incontrarla nella serata del suo assassinio professionale, quando la mia amica Simona Panzino e il suo sodale incappucciato misero a ferro e a fuoco gli studi televisivi della Rai ad "Alice", provocando il crollo e la rimozione di un vero e proprio astro dei comunque oscuri anni del Governo Berlusconi. A vederla all'inizio della trasmissione la La Rosa mi sembrò una signora dal medesimo talento giornalistico della proprietaria di un salone di bellezza in un piccolo centro della bassa padana: leccatissima nel suo tailleur, un po' untuosa, completamente appiattita sui potenti in studio (giornalisti, politici, giornalisti poi trasformatisi in politici, tutti rigorosamente uomini). Quello che ricordo bene è che prima di andare in onda continuava a guardare me e Simona con quell'aria di lieve disgusto che si prova per quei parenti di campagna che proprio non hai potuto non invitare al matrimonio ma che avresti volentieri celato agli ospiti, quelli veri, quelli al cui mondo appartieni davvero.
Dopo la trasmissione e il casino che si era prodotto in studio (con tanto di rissa, interruzione della diretta e messa in onda di 20 minuti di pubblicità), presa dal panico, la sciagurata mise tutti al corrente che non so più quale Direttore - mi pare quello della Rete, credo tale Ferrario, dipendente Lega Nord - avrebbe certamente preso la palla al balzo e l'avrebbe fatta fuori, come le era (pare) stato in qualche modo annunciato e come poi puntualmente accadde. Era terrorizzata, la poveretta. Aveva scritta in faccia la consapevolezza della sua fortuna e della caducità della stessa. La sua smorfia di dolore sotto le tre abbondanti dita di cerone raccontava tutta l'incredulità di una che ce l'aveva fatta miracolosamente (e, consapevolmente, senza ombra di merito) e che aveva fideisticamente creduto che il miracolo potesse durare per sempre. Ma quella smorfia raccontava anche del genuino spavento di chi sa che il proprio momento è arrivato e, pur avendolo visualizzato mille volte nel segreto dei propri incubi, non avrebbe mai creduto sarebbe stato così brutto. Mi fece tenerezza, Anna La Rosa, quella sera. Dopo tutto il casino che era successo - comprensivo di Mastella che aveva abbandonato lo studio, Di Pietro che urlava con le vene del collo sul punto di esplodere, Pecoraro che un po' urlava pure lui un po', come sempre, se la rideva sotto i baffi - pure io che pure ero arrivato dalla campagna dovetti sembrarle un ospite niente male per quel matrimonio così sgangherato.
Ora lascia il posto a Mimun e lei viene buttata via, le cronache nemmeno ci dicono che fine farà. La cosa che a me continua a fare specie è che in tutta questa vicenda non è previsto in alcun modo che alcuno si curi del merito professionale di queste nomine e di questi avvicendamenti. Lottizzato dopo lottizzato, raccomandato dopo raccomandato, la Rai continua a galleggiare sulla melma e nessuno, a destra o a sinistra, che faccia nemmeno un plissé. Non lo fanno di certo di certo l'egregio Senatore dell'Ulivo Esterino Montino o Renzo Lusetti della Margherita che ognuno a suo modo si sono già rallegrati per la nuova nomina. Con questi parlamentari, cari concittadini ed elettori dell'Unione, possiamo dormire tranquilli. E dormiamo, allora.
Se c'era qualcuno che quella sera doveva essere premieato dalla Lega, era proprio lei, la La Rosa. Nel suo salotto era accaduto quanto nemmeno le più rosee aspettative della destra avrebbero potuto prevedere. I candidati dell'Unione si erano azzuffati senza ritegno tra di loro regalando al pubblico della RAI uno spettacolo indecoroso e culminato con la ridicola sceneggiata di due poveri imbecilli: la Panzino e l'Incapucciato.
Dopo un disarmante imbarazzo, provai una rabbia incontrollabile, lo ammetto. I candidati della sinistra si erano fatti autogol e pensai che lo stato maggiore della Casa delle Libertà si stesse organizzando alla grande per brindare al capolavoro della loro giornalista, la riuscita di una serata televisiva che di sicuro avrebbe fatto perdere all'Unione una valanga di voti.
Dietro quell'aria un pò ebete da estetista di proviancia, la La Rosa ha reso un servizio impeccabile ai suoi editori di riferimento. Lo ha fatto con costanza e coerenza ineccepibile. Forse è per questo che ora viene scaraventata dalla torre: arriva un altro lacchè disposto a servire un nuovo padrone.
