Wednesday, November 29, 2006

L'insostenibile leggerezza degli adulti



Gli ultimi episodi di bullismo portano alla ribalta televisiva situazioni che meritano doverose riflessioni individuali, oltre che, ovviamente, dell'intera società in cui sono accaduti.

Credo che occorra recuperare una certa "gerarchia" (chiamiamola così), dei doveri ed impegnarsi intensamente.
E' alla FAMIGLIA che spetta EDUCARE i figli. Alla scuola compete ISTRUIRE. Certo, le si può chiedere una mano anche sul piano educativo, ma allora occorre collaborare sostanzialmente con gli insegnanti, invece di processarli sistematicamente come accade sempre più spesso.
C'è talmente poco rispetto per il ruolo dei docenti, che se accade che puniscano il comportamento scorretto di uno studente poi si interviene contro di essi per difenderlo. Ormai, si abbia il coraggio di ammetterlo, è la regola. Come può allora la scuola contribuire ad educare? Come fa senza l'indispensabile supporto della famiglia?

Siamo ad un punto talmente paradossale, che se un adulto sgrida un ragazzo colto in flagranza di incendiare un cassonetto per strada, poi rischia una querela da parte della suoi genitori.

Non è con questo "giustificazionismo" aprioristico, che si più pensare di EDUCARE i nostri figli.

Gli adolescenti hanno bisogno di regole, non possiamo lasciare che sia il loro istinto a stabilirle.
Non a caso si sentono a disagio, spaesati in un mondo del quale non hanno riferimenti, punti fissi.
EDUCARLI comporta investimento di tempo, energia, impegno, perchè prima di tutto è il nostro ESEMPIO a guidarli.
Allora, forse, diventa più facile blandirli, viziarli, puntare il dito contro la scuola, la società, la TV, internet, piuttosto che mettersi in gioco esprimendo un comportamento esemplare.
C'è un forte rischio, in questo stato di cose, di consegnare alle nuove generazioni una società "anarchica", priva di valori civici, dove il più arrogante sottomette il prossimo con meccanismi di soppraffazione che nulla hanno a chè vedere con la ragazzata goliardica (che abbiamo invece visssuto tutti).
Viviamo in un mondo di adulti deficienti. Sperare che i figli siano migliori dei padri è un'insostenibile leggerezza.

Thursday, November 16, 2006


QUELLA "COSA" CHE NON C'E'

Il partito democratico dovrebbe essere la naturale sintesi di ciò che nella società civile esiste già: una società cattolica moderna, laica e sensibile ai temi sociali e una società socialista moderata, riformista e non più vincolata alle tematiche legate alla lotta di classe.
Queste due distinte società dovrebbero portare l'esperienza di intendersi su molti valori e perciò naturalmente, fondersi.
Vedo invece nella reltà qualcosa di molto lontano da questo patrimonio ideologico frequentato in comune. Un esempio per tutti la questione dei DICO, che rappresentano come DS e Margherita, abbiano visioni quanto mai diverse in termini di diritti civili. Una distanza di fondo che nonostante le acrobazie lessicali per trovare a tutti i costi un' improbabile sintesi, non appare un dettaglio superabile dall'esigenza delle segreterie di massimizzare il consenso elettorale.
Sarei felice di cambiare idea se venissi smentita dai fatti anche se per ora, non vedo all'orizzonte significativi elementi di novità.
Ammetto sia una debolezza imperdonabile "pontificare" a ruota libera dai salotti di casa e non impegnarsi attivamente nelle sedi proprie della politica, ma purtroppo i segnali di apertura che giungono dalle sedi dei partiti sono del tutto scoraggianti per non dire inesistenti.
La percezione che si ha di essi nei confronti della società civile è di totale insofferenza.
Ma come è possibile pianificare un rinnovamento senza un sostanziale ricambio delle persone?
E' la domanda che si pongono tutti.

Wednesday, November 08, 2006

La sinistra a lunga conservazione
dal blog di Ivan Scalfarotto

(....) Ieri sfilavano in quel corteo - contraddicendo gravemente se stessi due volte, per le loro cariche istituzionali e per la responsabilità legate alle loro scelte politiche - non soltanto parlamentari e governanti in carica ma anche persone che difendendo in ogni modo l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori hanno di fatto creato il precariato che ieri contestavano. L'articolo 18 è la norma di legge che sancisce l'inamovibilità del lavoratore dipendente e che di fatto ingessa in modo praticamente unico in Europa il nostro mercato del lavoro. E l'articolo 18 è una garanzia che in questo paese è riconosciuta in via praticamente esclusiva ai cosiddetti "baby boomers", i nati dal 1946 al 1964, i prossimi ad andare in pensione: di fatto il quadro economico e la necessità per le nostre imprese di competere a livello mondiale impediscono ai datori di lavoro di offrire contratti a tempo indeterminato come disegnati dalle leggi vigenti e dalla giurisprudenza: lo hanno riconosciuto governi di destra e di sinistra che senza distinzioni hanno introdotto forme di flessibilità sempre più spinte e a tratti disumane. Cosicché oggi ci troviamo davanti ad un mondo del lavoro fatto di vecchi blindati e di giovani precari. E mentre i vecchi hanno la garanzia del sindacato alle spalle, con la sua straordinaria forza politica, i giovani non hanno nulla e nessuno che li tuteli. Mi piacerebbe chiedere ai sottosegretari e ai parlamentari presenti al corteo di ieri se non avrebbe più senso avere un mondo del lavoro dove nessuno è garantito a vita ma dove tutti, tutti, possono avere un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Indeterminato non permanente. Indeterminato significa stabile ma soggetto ad essere terminato in particolari circostanze. Se i nostri datori di lavoro potessero licenziare quando ne hanno bisogno, e pagare sanzioni anche salatissime quando sbagliano, e non essere invece praticamente certi del reintegro in azienda sempre, quando hanno torto e anche quando non ce l’hanno; e se il sistema non buttasse quindi come fa addosso alle imprese il problema dell'assistenza sociale e il governo mettesse in atto sistemi per proteggere efficacemente coloro che si trovano in una situazione di debolezza (disoccupazione inclusa), non sarebbe molto meglio? Non sarebbe meglio per i giovani avere contratti che dessero loro tranquillità (anche se non assolute certezze, come accade oggi)? Non sarebbe meglio anche per le imprese poter aver a che fare con una forza lavoro non così fluttuante e instabile come quella che gestiscono oggi? Col lavoro che faccio mi chiedo come si faccia per esempio a pianificare la formazione di tutti questi lavoratori trimestrali, e immagino che semplicemente non lo si faccia. E mi chiedo come se ne stimoli la motivazione e il senso di appartenenza all’azienda (fattori cruciali per il successo di un business) e anche lì immagino che non lo si faccia. Ma fare un passo del genere richiederebbe ai baby boomers di mollare le loro certezze, e i baby boomers non lo fanno, e i sindacati e i sottosegretari e i parlamentari che sfilavano ieri sono proprio i garanti di questa situazione. Esistono casi eclatanti di paesi in cui la flessibilità, anche estrema, non è diventata barbarie come da noi. Questo avrebbero dovuto chiedere i precari ai nostri onorevoli parlamentari e sottosegretari: Onorevole Sentinelli, Onorevole Cento, Onorevole Giordano: com’è che mio padre ragioniere ha da 30 anni un contratto permanente in banca e invece io che sono laureato in fisica della materia sono al quarto co.co.co? Onorevole Gianni, Onorevole Russo Spena, Onorevole Folena, com’è che mia zia Antonietta è andata in pensione quando aveva 45 anni dal ministero delle poste e io che adesso ne ho 40 non ho ancora mai avuto lo straccio di un contratto? Come fanno papà e la zia Antonietta a godere di tutto questo? Se è vero che il mondo è cambiato, come mai loro hanno ancora tutti i diritti e a me sono rimasti i sacrifici, insomma? Chi li difende? E perché non difende anche me?

Nel frattempo i sindacati hanno portato a casa tre miliardi e mezzo di euro per l'enorme e intoccabile baracca della nostra macchina statale, ma, attenzione al dettaglio, non hanno ancora revocato lo sciopero.

Premetto che non avrei mai sfilato se fossi stata al governo e concordo con Scalfarotto che sussistono forme intollerabili di privilegi.

Ma non concordo sul linciaggio sociale perpetrato indistintamente su un' intera classe o peggio, un' intera generazione.

Questo il mio post.

Sono una dei tanti baby boomers, la generazione precedente a quella degli attuali trentenni e a leggere tutti questi post( certo dotti e ben circostanziati) rimane il dato umano di una grande amarezza.
Trovo nelle vostre parole un dispezzo sociale sulla mia generazione del tutto ingiustificata. State commettendo un imperdonabile errore di analisi e le vostre considerazioni sui motivi del vostro reale disagio mi pare siano del tutto grossolane per non dire colpevolmente emotive.
Un pò come accadde dopo la prima guerra mondiale in seno alla piccola borghesia. Per effetto del conflitto perdette economicamente tutti i suoi vantaggi. Ma non dirottò la propria rabbia (come avrebbe dovuto) verso quegli industriali che dal conflitto si erano enormemente arricchiti alle loro spalle. Al contrario se la prese con gli operai delle industrie, che stavano lentamente migliorando la loro condizione sociale. Un avvicinamento di classe che la borhesia non tollerò.
Voi state compiendo lo stesso errore scaricando la vostre giuste rivendicazioni verso le persone sbagliate. Non è prendendovela con chi ha i diritti ed un lavoro tutelato che migliorerete la vostra condizione di precari. Al contrario, questo vostro propugnare un allineamento verso nuove, ma minori tutele universali, porterà svantaggi per tutti, come di fatto sta già accadendo.
Il mondo del lavoro negli ultimi dieci anni è molto cambiato e la legislazione a tutela dei diritti dei lavoratori ha subito molti mutamenti, purtroppo in peggio.
Regge l'articolo 18 è vero, una norma che stabilisce più che una tutela reale, un principio di civiltà. L'avete mai letto? Dice che nelle aziende di grandi dimensioni, non è possibile licenziare senza giusta causa. Vi sembra un dettato anacronistico? O sacrosanto, condivisibile? Dice che se siete gay, ebrei, comunisti o metallari non potete essere licenziati, perchè per questi motivi state sul cazzo al padrone. A me non sembra per nulla un principio superato.
Quanto a voi e alla vostra presuntuosa supponenza una cosa ve la voglio dire.
La mia generazione a 20 anni stava sulle strade a rivendicare diritti, a prendere manganellate per un mondo del lavoro con più tutele e condizioni professionali migliori. In questi anni, siamo ancora sulle strade, per difenderci da un'offensiva industriale e politica, ma soprattutto culturale, che vorrebbe toglierci quanto di sacrosanto ci siamo conquistati. Ma siamo soli.
Voi dove siete? A 20 dove eravate?
A prendere qualche aperitivo a spese dei tanto disprezzati "baby boomers"? Che cosa avete fatto veramente di "politico" per potere pontificare con tale livore, adesso, in questo modo? Potete davvero dire di avere fatto qualcosa per il vostro futuro? O vi siete adagiati in una prolungata e spensierata adolescenza, per poi trovarvi, oggi, col culo per terra?
Guardatevi un pò dentro, intorno e cercate di indiviaduare meglio quale siano per voi le vere questioni che ostacolano le vostre legittime aspettative di realizzazione. Cercate meglio il "nemico", siete sulla strada sbagliata.