Saturday, May 31, 2014

GRILLO FARANGE

Inquietante, ma chiarificatore l’incontro Grillo/Farage: perché come una cartina tornasole mette in evidenzia l’abisso sull’idea di società che pare esistere tra i padroni del Movimento ed suoi militanti.

Alla buona fede dei “Grillini” io ci credo ancora. Non di tutti, certo: l’opacità, la saccenza, la smisurata ambizione di certi personaggi sono già emerse con tutto il loro narcisismo, ma molti... di loro sono giovani con una mentalità aperta, che hanno a cuore i beni comuni, l’acqua, la salute e l’istruzione pubblica, persone perbene con la voglia e l’entusiasmo di cambiare il Paese. Farlo migliore. E questo non può che essere una risorsa preziosa.

Cosa vogliano Grillo e Casaleggio nessuno lo sa. Opppure si comincia a vedere, ma per paura o pudore, si rimane prudenti, nell’attesa di elementi inconfutabili di giudizio ulteriore. In bilico tra il “vorremmo che fosse” e la spietata evidenza, la classe parlamentetare a 5 stelle naviga frastornata fra acrobazie verbali e passi felpati, certamente molto a disagio nell’apprendere del viaggio del guru a Bruxelles. Anch’io, se fossi nella Sarti, sarei molto incazzata.

Altre epurazioni e defezioni seguiranno. Resta il fatto (oggettivo) di avere lavorato per Renzi e per spostare a Destra il PD. I parlamentari sono stati usati per questo, adesso è molto chiaro. L'ingenuità e l'inesperienza sono umane, ma perseverare su questa strada sarebbe a questo punto imperdonabile.

Wednesday, May 28, 2014

SE LA DEMOCRAZIA E DIVENTATA UN INGOMBRO



A me pare sia una favola dire che la politica non fa niente. Che non decide mai niente.  E che i sindacati sono conservatori (magari lo fossero stati).

Se così fosse non saremmo nella condizione in cui siamo. Con meno lavoro. Meno salario. Meno diritti. Meno servizi. Meno istruzione. Meno benessere di 20 anni fa.

La TV distorce ogni giorno la percezione del reale, mentre la politica agisce e trasforma l'esistenza di milioni di persone pur facendo credere di non fare mai niente. Il processo di istupidimento ha funzionato così bene che il nemico del progresso è diventato Rodotà.

Purtroppo, negli ultimi 20 anni la politica ha deciso molte cose e tutte a vantaggio dei ricchi. Perché le fandonie sono i potenti a raccontarle, mentre in assetto da rivoluzione permanente non c’è la Sinistra radicale (come tutti ripetono con disprezzo se si parla di uguaglianza sociale), ma il Centro, che piano piano, poco poco, un po’ alla volta, con un’ abile manovra a tenaglia che ha strisciato, sorniona, sotto la pelle della democrazia, passando per tutti i partiti,  si è ripreso il potere perduto 30 anni fa.

Onore al vincitore.  Rimane il disappunto per la piega populista intrapresa dal leader e replicata puntualmente dal suo gregge: brutta la rappresentazione agonistica che si dà della politica;  brutta la disinvolta arroganza con cui si trattano le istituzioni della Repubblica;  brutta la superficialità e la mancanza di cura con cui si affrontano la materia democratica e costituzionale;  brutta la strafottenza verso il mondo della Cultura. Ma, soprattutto, molto brutto e inquietante, quel modo gladiatorio di spiegare ogni problema come una lotta contro qualcuno che resiste.

Se la democrazia è diventata un ingombro lo si dica senza tanti giri di parole.

Monday, May 26, 2014

CAPOLAVORO DI STUPIDITA' POLITICA

Ho sempre sostenuto che la politica, anche quella animata dalle migliori intenzioni, può essere non solo inutile, ma persino dannosa se chi la fa non conosce le sue regole. E la regola è che il massimalismo porta sempre (e solo) acqua al mulino del nemico. Così i 5 stelle hanno lavorato un anno intero per Renzi: umiliato in eurovisione Bersani; schernito Civati; snobbato in Parlamento quel poco di Sinistra che rimaneva nel PD per bruciare 3 milioni di voti e portare in trionfo la Destra del PD. Bravi. È stato un capolavoro di rara di stupidità politica. I miei complimenti.

PARAFRASANDO STENDHAL

Una l'ho azzeccata. Una no.

Azzeccata: declino del M5S (ha perso più di 2,5 milioni di voti) e spostamento massiccio dell'elettorato di Berlusconi verso Renzi.

Sbagliata: spostamento su Tsipras della Sinistra del PD e dei delusi del M5S.

Conclusioni: da oggi (purtroppo) Civati e la Sinistra PD contano meno di ieri. Erano questi i rischi di un trionfo di Renzi. Per questo c’era bisogno di votare per Tsipras: per spostare a Sinistra i rapporti di forza all’interno del PD. Occorreva solo un po’ di coraggio e votare secondo natura. Ma quelli di Sinistra non l’hanno fatto.

Se l’avessero fatto, il quadro sarebbe tutt’altro. Certamente più realistico degli stati d’animo degli elettori. Con un PD al 30%. E una lista Tsipras al 15%. Invece il trionfo "drogato" dalla paura per Grillo ha prodotto l’effetto esattamente opposto: quello di spostare ancora più a Destra il PD. E questo Civati lo sa bene. Per questo (molto onestamente) non esulta.

Perché è consapevole che questo plebiscito dà il via libera alla rottamazione (dei diritti e del welfare) propugnata da Renzi. E all’attacco alla diligenza contro la Costituzione.

Parafrasando Stendhal mi viene tristemente da dire: ma quand'è che il gregge comincerà a capire che il pastore non ha gli stessi interessi del bestiame?

Sunday, May 25, 2014

NEL CULO DELLA BALENA

Ore 20 e 20 tg della sera, notizia in quinta pagina, come se si trattasse di un borseggiamento di periferia: "Russia e Cina hanno stretto accordo commerciale trentennale per la vendita di gas". Qualcuno ha idea della portata storica di questo accordo? Di cosa significhi nel contesto geo/politico? Il baricentro del potere mondiale si sposta in Asia e noi europei, litigiosi e divisi, saremo come tanti piccoli cazzettini di un moscerino dentro il buco del culo di una balena. Staterelli in declino alla canna del gas (senza gas). Avanti pure col disfacimenento dell'Europa.

SUPERBIA CADDE DA CAVALLO

Sono convinta che il popolo di Sinistra voterà in massa per Tsipras.
 Renzi ha accettato la sfida di Grillo trasformando queste elezioni in un referendum su di se, quasi a volere legittimare con questo voto la sua ascesa al potere. Ha usato le elezioni per regolare conti interni, ma ha tirato troppo la corda: ha messo all'angolo i bersaniani, li ha snnobbati, a volte umiliati e questo avrà un peso sul voto europeo. Anche il suo modo di fare, la sua smisurata ambizione, la sua visione "renzianocentrica" cominciano a scocciare la gente. Gallopa, galoppa, galoppa, alla fine Superbia cadde da cavallo.
 I sondaggi non sono per niente buoni, il Pd lo sa. Le piazze non sono piene e Renzi non buca più lo schermo con le sue televendite. Alla fine il populismo finirà per premiare Grillo con buona pace per Renzi che ha detto: "se va male sarà tutta colpa mia". Si, questo spostamento a Destra del baricentro politico italiano, è tutta colpa sua.

Saturday, May 24, 2014

GUELFI E GHIBELLINI

Lo scontro politico Renzi/Grillo è stato montato ad arte con tanto di disperato richiamo al "voto utile". Vorrei ricordare che si vota per mandare in Europa 73 dei 766 parlamentari europei. Se a Grillo dovesse andare da dio, porterà a Bruxelles dai 15 ai 18 parlamentari, del tutto inutili per fare qualsiasi cosa (a meno che, ma non credo, non si allei con l'estrema destra della Le Pen). Per questo il voto utile a Sinistra è votare a Sinistra. Un buon rusultato di Tsipras potrebbe spingere Schulz a virare a Sinistra. Diversamente non cambierà nulla: larghe intese anche in Europa e tutto resterà come adesso.

Friday, May 16, 2014

INQUIETUDINI


Quando sento gente di Sinistra (vecchi comunisti, ma anche socialisti) definire Renzi “l’uomo del provvidenza”, il minimo che mi viene di fare è domandarmi come tutto questo sia potuto accadere.  Perché non serve una grande intelligenza per capire che Renzi è il cavallo di Troia della Sinistra italiana, la serpe in seno che darà l’accelerazione a quel lungo percorso di allineamento culturale al berlusconismo intrapreso dal PD. 
Il paradigma culturale di Renzi non è certo quello che parlava di uguaglianza e giustizia sociale per il quale milioni di persone hanno cotto le salsicce al festival dell’Unità. Ma nemmeno quello che ha portato alla stagione del riformismo e del welfare, agli anni dei diritti e dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori  tanto voluto dai Socialisti. Per sensibilità, atteggiamento e cultura, Renzi è un uomo di Destra.  Lo si vede dalla rappresentazione agonistica che dà della politica; dalla disinvolta arroganza con cui tratta le istituzioni della Repubblica; dalla superficialità e mancanza di cura con cui affronta la materia democratica e costituzionale; dalla strafottenza verso il mondo della Cultura. E, soprattutto, da quel modo gladiatorio di spiegare ogni problema come una lotta contro qualcuno che gli resiste.

Sono convinta che se vincerà le elezioni Europee (come è molto probabile che accadrà)
userà il risultato elettorale per assaltare la Costituzione,  per imporre il primato del potere esecutivo sul potere legislativo. Per fare (d’accordo con Berlusconi) quello che a Berlusconi non è riuscito di fare: concentrare il potere nelle mani del Premier e marginalizzare il Parlamento secondo una visione del potere che ben vede l'uomo solo al comando. E giacché siamo il Paese dove è nato il fascimo e la demagogia populista dilaga, vi confesso che la visione di chi vede in Renzi il salvatore della Patria, mi inquieta parecchio.

Thursday, May 15, 2014

INUTILE OSTINAZIONE

Mi torna veramente difficile capire l'inutile ostinazione a percorrere le stesse vie politiche che ci hanno condotto fin qui. Il PD è quello che è, sostiene il socialista Schulz che in Germania governa con la Merkel e che in Europa andrá ad allearsi con Junker il candidato del Partito Popolare che sta con le banche e che è pronto alle larghe intese. Se si è di Sinistra e si vuole mandare un segnale di fumo all'Europa, ai Socialisti Europei e al PD, non resta che votare per Tsipras, che certo ha delle debolezze, ma è l'unico che si oppone alla Troika senza sputare sull'Europa, pur volendo un'Europa completamente diversa da quella che è stata fin qui. Un'altra Europa, appunto. Che ponga fine all’austerity, introduca la questione del debito come problema dell’Eurozona e cambi paradigma economico nel segno di uno sviluppo sostenibile e basato sull’economia reale.

SE RENZI VINCE STRAVOLGE LA COSTITUZIONE

Se Renzi uscirà vincente dalle urne (come pare che sarà) , userà il risultato elettorale per assaltare la Costituzione, ovvero per imporre il primato del potere esecutivo sul potere legislativo. Vuole fare quello che non è riusciuto a Berlusconi, poteri forti al premier e poteri marginali al Parlamento. Che sarebbe composto da nominati dal premier stesso se passa l'Italicum. I quali eleggerebbero il Presidente della Repubblica e gli alti magistrati. Una concentrazione di potere pericolosissima. Per questo (se si è di Sinistra) bisogna votare per Tsipras. Che non avrà problemi a superare la soglia di sbarramento. Facciamolo per un' altra Europa. E per la nostra Costituzione.

L' UNIONE EUROPEA E' UNA FEDERAZIONE INCOMPIUTA

La definizione più appropriata che si può dare dell’Unione Europea è quella di “federazione incompiuta”. Perché le istituzioni europee hanno già degli elementi federali: la Commissione, il Parlamento, la Corte di Giustizia, la Banca Centrale e l’Euro, sono pezzi di uno stato federale. Purtroppo l’opera è rimasta a metà ed il grosso del potere (quello che si chiama sovranità) è ancora nelle mani degli stati nazionali che non si sono mai decisi a compiere il salto decisivo.

Una federazione incompiuta è per definizione inefficace e impotente ed è normale che ciò emerga nel mezzo di una crisi, quale oggi stiamo vivendo. L’assenza di un vero governo europeo (un governo federale) rende impossibile agli Stati europei gestire l’emergenza nell’interesse dei propri cittadini. E’una situazione assurda: da una parte i singoli Stati hanno capito che da soli non sono in grado di affrontare le sfide di un mondo sempre più globalizzato e per questo hanno ceduto porzioni sempre maggiori di sovranità all’Unione; dall’altra non si sono decisi a compiere il passo decisivo verso l’unificazione politica. Si sono dati una moneta unica, rinunciando alla politica monetaria nazionale, ma al tempo stesso non si sono dati una forma federale per il controllo della moneta: è come se un pugile fosse mandato su un ring con le mani legate. Siamo in una condizione di paralisi. Senza il controllo della moneta e il sostegno di un bilancio federale l’Unione Europea può fare ben poco nel campo dell’intervento economico, ma anche i singoli stati hanno poteri limitati avendoli delegati all’Unione. Il potere è diviso tra quello nazionale e quello dell’Unione, ma in nessuno dei due si trova concentrato abbastanza per essere esercitato in modo efficace. Insomma, siamo in mezzo al guado e non è la posizione più comoda, soprattutto oggi, che l’acqua è comuncita a salire.

In un tale contesto tutto si gioca in termini di rapporti di forza: gli Stati forti decidono; gli Stati deboli si allineano. Per questo trovo veramente pericoloso l’antieuropeismo ideologico e strumentale che oggi dilaga in Europa. Perché per un paese debole come l’Italia, in forte deficit economico e di credibilità internazionale, approdare agli Stati Uniti Europei, non è qualcosa di ideale, ma una necessità logica. Nell’Europa Federale, con l’armonizzazione delle politiche economiche e fiscali, la condivisione del debito, l’unificazione delle politiche di difesa, un bilancio federale in grado di finanziare investimenti, gli Stati europei potrebbero avere quel peso geopolitico che oggi, nel mondo, non hanno. Come Stato federale, l’Italia potrebbe essere la California d’Europa. Da sola, chiusa nel suo recinto nazionale all’interno di un’arena mondiale globalizzata, non conterebbe nulla.

E’ per questo motivo che le sirene di un nostalgico ritorno ai nazionalismi mi appaiono oltremodo deleterie. Non so se i protagonisti di un rinato antieuropeismo si rendano davvero conto del male che stanno facendo all’Italia. L’Unione Europea così com’è va fortemente criticata, ma non è in nessun modo ammissibile sacrificare il progetto di unificazione dell’Europa per un po’ di consenso elettorale. Oggi, nel 2014, un uomo politico che difende la sovranità nazionale sostenendo di difendere gli interessi degli italiani, dice una grande sciocchezza: un singolo stato europeo non potrebbe reggere, da solo, l’urto della globalizzazione.

L’Europa è a un bivio e molto dipende da noi. Senza un’Europa politica, si impone la legge del più forte. E allora dobbiamo decidere tra due strade: quella che grida “abbasso l’euro e l’Europa dei banchieri, torniamo alla sovranità nazionale”, oppure quella che dice “basta con l’Europa dei 28 governi, vogliamo gli Stati Uniti d’Europa”. Nel primo caso ci troveremo in mano, fra le macerie, i vari stati nazionali, che dovrebbero affrontare, da soli, un mondo sempre più interdipendente e globalizzato. Nel secondo caso metteremmo mano ad un progetto politico grandioso, per giungere ad una necessaria conclusione: compiere quel passo che manca all’unificazione politica dell'Europa. Dobbiamo scegliere. Prima di agire dobbiamo riflettere bene: l’umanità futura, i figli, i nipoti, ci stanno guardando.

Sunday, May 04, 2014

MILIARDARI IN MUTANDE

Il calcio: fighetti miliardari in mutande che figono di competere, mentre la plebe si scanna sotto la regia della malavita organizzata. Lo sanno tutti da chi sono orchestrate le tifoserie: mafia, camorra, n'drangheta, fasciti, bande, manipoli di invasati addestrati per mettere a fuoco e fiamme l'ordine delle città. Ogni tanto al potere serve mettere insieme una certa tensione e attinge da questo ignobile bestiario di feccia umana. Ieri il primo ministro era allo stadio, la tv lo ha ripreso più volte: perchè non ha dato ordine di sospendere l'incontro? Come ha potuto godersi la partita dopo quell'indegno spettacolo?

DECRETO SUL LAVORO (PRESA PER IL CULING)

Berlusconi e Renzi: due facce della stessa medaglia che sanno inerpretare da dio la falsa sceneggiata di governo e opposizione. Sembrano Strasky e Hutch quando si tratta di distruggere i diritti nel mondo del lavoro. Il primo (Renzi) ha proposto una riforma del lavoro che agevola i contratti a termine e rende il lavoro ancora più precario. Il secondo (Berlusconi) lo aiuta dicendo che si tratta di un regalo alla CGIL. Ovviamente si tratta di un regalo alla confindustria ("meno vincoli, meno regole, più libertà per gli imprenditori" dice Alfano), ma la presa per il culing messa in piedi dai due funziona alla grande.

RIFONDAZIONE POLITICA

Bisogna costruire un partito organizzato e con un paradigma culturale chiaro e definito. L'ossessivo richiamo alle primarie non serve che a coprire il vuoto programmatico e organizzativo dei partiti. Le primarie non sono che un artificio per drogare il sistema e dare la sensazione che vi sia quella democrazia che invece nei partiti non c'è.
I partiti vanno rifondati, va alzata la qualità della militanza, va creata una struttura in grado di attrarre cittadini che vogliono partecipare alle scelte cercando di superare quella ferrea legge delle oligarchie che vige nei partiti (10 persone che decidono tutto e tutti gli altri che non decidono niente). Il PD oggi è un partito pervaso da un leaderismo esasperato, oligarchi territoriali e militonti che contano meno di zero. Da questo impianto non puó nascere niente di buono.

Thursday, May 01, 2014

LA SINISTRA DIVENTA DESTRA

Ieri il premier ha attaccato chi non è d’accordo con lui: non è una novità, lo fa praticamente tutti i giorni. Poi, certo, chiede di non litigare.L’argomento principale è sempre lo stesso: se la sinistra non fa quello che dice lui, come lo dice lui, nel momento in cui lo dice lui, diventa destra.
Si tratta di argomento immediatamente reversibile. Perché a me pare che la sinistra diventi destra quando fa esercizio (continuo) di prepotenza (eufemismo). 
Quando promette cose, durante le campagne elettorali, poi ne fa altre. Quando approva leggi elettorali che ammazzano la rappresentanza (se ne sono accorti, con tre mesi di ritardo, anche i sostenitori di Cuperlo). Quando parla male di chi fa cultura. Quando è insofferente alle critiche, quando non riconosce alcuna dignità al pensiero critico, quando si concede reazioni smodate nei confronti di persone completamente prive di potere.
Quando non ha rispetto per il pluralismo.
Quando attacca da posizioni di forza i più deboli, sfottendoli.
Quando si affida a facili manicheismi, tra acceleratori e frenatori, senza sapere di che cosa si sta parlando.
Quando affronta con leggerezza le questioni costituzionali.
Quando ha disprezzo per il dibattito parlamentare, quando fa caricature degli altri, quando usa la propria forza per banalizzare questioni e anche persone.
Quando aumenta la precarietà che dice di voler diminuire.
Quando prolunga legislature con maggioranze che nessuno ha votato.
Quando dice o così o niente, ultima spiaggia, non ci sono alternative, dopo di me il diluvio.
Quando riduce tutto ad unum, in un senso molto particolare. 
Ma certo questa è una mia opinione.
 (Cit. Pippo Civati)

PARTITI FRANCHISING

La fine della guerra fredda e poi tangentopoli hanno fatto implodere il sistema dei partiti.

Le macerie avrebbero richiesto una ricostruzione delle culture politiche, delle forme organizzative e della rappresentanza degli interessi, invece la personalizzazione della politica fu la grande via di fuga. L'uomo solo al comando divenne proposta istituzionale e modello di partito. Tanto a destra quanto a sinistra, con ragioni e misure diverse, si interpretó in modo estremistico la personalizzazione come unica risposta al crollo del sistema dei partiti. 
Tutto è stato posto sulle spalle del leader. Oggi i partiti si identificano nel leader ed hanno perso la loro identità. C'è stata una certa inventiva nel creare questo nuovo modello che mescola elementi post e pre partiri di massa. Da un lato leader mediatici e dall'altra notabili territoriali sono tenuti insieme da una sorta di partito frachising, in cui i primi si occupano della cura del brand e i secondi dell'organizzazione del consenso.

Il connubio tra il notabile locale e l'imbonitore televisivo produce una struttura falsanente unitaria. Non sono ammesse invasioni di campo nel partito franchising: i leader possono tranquillamente compiere svolte spregiudicate, ma in compenso devono lasciare fare nella gestione dei patrimoni elettorali nel territorio.

 Il brand viene alimentato da rappresentazioni agonistiche che spiegano ogni problema come una lotta contro qualcuno che resiste, mentre l'incapacità viene surrogata dalla creazione di un nemico che ostacola (sempre e in modo pregiudiziale), l'azione di governo.

 I partiti frachising sono adatti ad attrarre clienti, non i cittadini che vogliono partecipare alle scelte; sono forme notabiliari e perciò preposte al mantenimento del ceto politico, ma non alla selezione di una classe dirigente. Sono la nuova veste del trasformismo italiano.