Friday, March 27, 2015

BINDI

La Bindi (in lacrime ) prima vota a favore dello stravolgimento della Costituzione, poi dice: " il 28 sarò in piazza e, se non ci saranno modifiche al combinato disposto riforme-legge elettorale, al referendum confermativo voterò no". 
È come quel marito che manda in coma la moglie a forza di schiaffi e poi le dice: "amore, sarò alla fiaccolata contro la violenza sulle donne. Io ti amo, farò di tutto per salvarti la vita".

Thursday, March 26, 2015

QUESTIONE DI MASSA ELETTORALE

Oggi la questione cruciale è dare rappresentanza politica a milioni di persone i cui interessi non sono rappresentati in Parlamento: per questo la “coalizione sociale” se vorrà dare un senso alla propria iniziativa politica, da massa critica dovrà diventare elettorale.

E ciò non significa che dovrà trasformarsi in partito, ma al contrario che dovrà interloquire coi partiti ponendo loro una semplice domanda: c'è qualcuno che si candida a rappresentare in Parlamento i nostri interessi? Perché siamo in milioni, siamo uniti ed abbiamo un certo peso elettorale: non disperderemo più i nostri voti per sfiducia o abitudine e nemmeno ce ne staremo con le mani in mano.

La piazza non è mai un fine, ma un mezzo simbolico per mostrare il potenziale bottino a chi deve intendere: il potere contrattuale di qualsiasi interlocutore è dato dal suo peso elettorale.

Cosa volete che contino i 200 mila di Bologna di Libera, o quel milione di Roma dello scorso autunno se il potere che ci governa è talmente arrogante da disattendere persino la volontà di quei milioni di cittadini che hanno vinto i referendum sull’acqua pubblica e sulla Costituzione?

Ricordo che nel giugno del 2011, 27 milioni di elettori hanno votato contro la privatizzazione dell’acqua pubblica, ma in barba a quel referendum oggi i comuni privatizzano l’acqua. E non va certo meglio in materia costituzionale: nel giugno del 2006 i cittadini hanno respinto con un referendum lo stravolgimento della Costituzione, ma oggi il Governo è deciso a stravolgerla proprio nel senso respinto da quei milioni di cittadini.

Perciò stiamo sul pezzo che tempo da perdere non c'è n’è: più che portare la coalizione sociale al comando, si tratta di convincere le Parti al comando a rappresentarne gli interessi in Parlamento e in ogni dove si delibera la volontà politica, perché se non si è rappresentati in quelle sedi, le proprie istanze non hanno la benché minima possibilità di essere realizzate.

E’ per questo che fare massa elettorale non solo si può, ma onestamente, si deve.

Wednesday, March 25, 2015

LOBBIES, LEOPOLDA E COALIZIONE SOCIALE

Per capire il senso della "coalizione sociale" proposta da Landini, occorre partire dal vicolo cieco in cui sono finiti i partiti. Essi hanno subito una mutazione genetica profonda che ne ha trasformato radicalmente la loro natura: da portatori di interessi di parte (appunto partiti) sono diventati soggetti "pigliatutto", comitati elettorali il cui unico scopo è organizzare il consenso per metterlo a disposizione del migliore offerente. 
Bisognerà ricostruirli i  partiti, ma oggi sono scatole vuote nelle mani di un leader mediatico, una sorta di abile imbonitore televisivo che si adopera per prendere voti, mentre la rappresentazione degli interessi, l'agenda politica e le strategie elettorali si decidono al di fuori di essi.  
Di fatto, sono stati superati i corpi intermedi che sono alla base della democrazia ed è avanzato strisciante, un sistema populista che serve gli interessi delle lobbies: banche, finanza, assicurazioni, grandi imprese, multinazionali e dintorni decidono a porte chiuse i destini del mondo, il partito di riferimento esegue, mentre va in scena la farsa di una nuova partecipazione popolare attraverso le primarie o dentro contenitori dal forte impatto mediatico tipo la “Leopolda”. 
A questo sistema egemonico oligarchico e bene organizzato, si contrappongono una miriade di soggetti attivi, pezzi della società civile che agiscono divisi ed in modo frammentato: tantissime associazioni, movimenti che si battono per l'acqua pubblica, la pace, la legalità, la difesa dell’ambiente, la laicità dello Stato, la difesa della democrazia, l’energia pulita, i diritti dei lavoratori, politiche economiche più redistributive e solidali ecc., "masse critiche" che si muovono in modo separato e si disperdono sempre contro i propri interessi.  
Per questo aggregarle sulla base dei valori comuni è necessario: questo mondo molecolare se rimane diviso è ininfluente, mentre all'interno di un medesimo spazio organizzato farebbe massa, non solo critica, ma anche elettorale. 
Collaborando insieme in modo strutturato, le diverse particelle sociali formerebbero un corpo organico in grado di orientare il consenso di milioni di persone in un’unica direzione, premiando quel soggetto che si candida a rappresentare nel Parlamento le loro istanze di (sostanziale) applicazione della Costituzione.
A questo serve la “coalizione sociale”: a ricreare quella coscienza collettiva, quella connessione civica ed operativa in grado di orientare il consenso e spezzare quell’ egemonia culturale che pervade i partiti che furono di Sinistra e di Centro e che oggi, (purtroppo), sono sottomessi all’ ideologia liberista, viaggiano col cartellino del prezzo e sono persino disposti a vendere i valori democratici sanciti dalla nostra Costituzione.

Sunday, March 22, 2015

A PROPOSITO DI PARRICIDIO

Walter Tocci: ntervento all'assemblea delle minoranze "A sinistra nel Pd", Roma, Acquario, 21-3-2015

Porto un dubbio in questa assemblea. Abbiamo saputo svelare la posta in gioco? Temo di no. Abbiamo accettato la frantumazione dei problemi: il bicameralismo, la legge elettorale, il Titolo V, ecc. Ma se si mettono insieme i pezzi del puzzle emerge una nuova figura istituzionale. Si cambia la forma di governo, senza neppure dirlo. Si realizza quel premierato assoluto che Leopoldo Elia paventava ai tempi di Berlusconi.
Non serve parlare genericamente di svolta autoritaria, rimaniamo ai fatti. All’aumento dei poteri dell’esecutivo non corrisponde un parallelo rafforzamento dei contrappesi, che anzi diventano più deboli di prima, quando c’era la democrazia parlamentare. 
Un leader minoritario che raccoglie il 20-25% dei voti reali conquista il banco e insidia i massimi organi di garanzia costituzionale. 
Il premio di maggioranza può essere utilizzato non solo per governare, che è legittimo, ma anche per consegnare allo spirito di fazione la legislazione sui diritti fondamentali, sulla libertà di stampa, sull’autonomia della Magistratura, sull’accoglienza dei migranti, sulla pace e la guerra. 
Il capo del governo è legittimato direttamente dal voto popolare mentre il Parlamento è più delegittimato di prima, perché in gran parte nominato dal ceto politico regionale al Senato e dai capi corrente alla Camera. 
Questo squilibrio di poteri non ha paragoni in Europa. Infatti, Renzi dice che ce lo copieranno. Ma è l’ennesima anomalia italiana che sbarra la strada verso una democrazia matura.  
Le nostre critiche hanno riguardato i dettagli ma non il sistema. Perciò è apparso perfino eccessivo uscire dall’aula solo per le preferenze. Se il dissenso è debole nei contenuti e duro nelle forme si rischia di scivolare nello sterile antirenzismo che non viene compreso neppure dalla nostra gente. Anche perché abbiamo separato il tema istituzionale dalla società.  
Il premierato assoluto è già in atto: nel governo che comanda sulla Rai; nel preside che comanda sugli insegnanti; nei ministri che comandano sui dirigenti sottoposti allo spoil system selvaggio; nei burocrati ministeriali che frenano i soprintendenti nella tutela del paesaggio; nei fondi internazionali che sottraggono le banche popolari ai territori; nello Stato che toglie poteri alle regioni aumentando il contenzioso; nella “manina” che cancella la frode per salvare gli evasori; nell’imprenditore che licenzia il lavoratore dicendo il falso in tribunale sulla crisi dell’azienda.  
Nel Jobs Act si è visto il premierato perfetto: il governo propone una delega vaga, col voto di fiducia impedisce ai suoi parlamentari di precisarla e scrive il decreto ignorando i pareri delle commissioni. È il trasferimento del potere legislativo in capo all’esecutivo. 
Abbiamo preso una sberla; ce la teniamo, magari rilasciando una dura dichiarazione alla stampa? Oppure rispondiamo con atti concreti. Avanzo tre proposte. 
1) trasformiamo in un disegno di legge il parere approvato dalle commissioni e non recepito dal governo e chiediamo di votarlo; è ancora il Parlamento che approva le leggi. 
2) prendiamo un impegno tutti insieme come minoranze: per come sono andate le cose, non voteremo più la fiducia sulle leggi che delegano il governo a legiferare, anche perché è una prassi di dubbia costituzionalità.  
3) mettiamo sul tavolo delle riforme una proposta alternativa al sistema del premierato che assicuri il superamento del bicameralismo, tuteli le garanzie costituzionali e ricomponga il rapporto tra eletti ed elettori.  
Però diciamoci la verità, non comincia oggi il premierato; da venti anni ha affascinato la sinistra, sempre alla ricerca della robotica istituzionale per surrogare la politica debole. Nessuno dei nostri leader si è mai davvero applicato a ricostruire un partito diverso dal passato, ma comunque radicato nella società. Tutti hanno cercato di rafforzare la leadership illudendosi che i premi di maggioranza potessero compensare la perdita dei voti popolari. 
Renzi continua l’opera dei nostri leader, segue l’agenda di Luciano Violante, è un conservatore della Seconda Repubblica, ma appare come innovatore solo perché noi rimaniamo legati al passato. Se non vediamo gli errori del ventennio non comprendiamo perché alla fine siamo stati sconfitti. Perché la sinistra riformista si è consegnata al Rottamatore? Ho perso la speranza che a questa domanda risponda la mia generazione dei sessantenni. Spetta a voi, alle generazioni successive fare meglio di noi. Non vincerete mai nel Pd se non lascerete la casa paterna per andare nel mondo a cercare le ragioni della sinistra del XXI secolo, per vedere l’Italia con uno sguardo diverso dal nostro.  
Da venti anni i leader di destra e di sinistra promettono grandi decisioni, ma i fatti non si sono mai visti. Gli uomini solo al comando regnano ma non governano. Eppure tutti li invocano. È l’ideologia italiana di questo tempo di decadenza, ma è profondamente antitaliana nella lunga durata. Nella storia nazionale dall’alto non è mai venuto nulla di buono, solo tragedie. I frutti migliori sono stati generati quando la politica si è connessa con le forze vive della società, dal miracolo economico, alla conquista dei diritti sociali e civili, alla lotta al terrorismo, all’ingresso nell’euro, alla creatività dei distretti e della scuola di base. Spetta a voi, alle generazioni successive portare nel nuovo secolo questa italianissima democrazia generativa superando le algide ingegnerie istituzionali dei vostri padri.  
Ma la priorità assoluta della vostra generazione è cambiare l’asse della politica europea. Il Jobs Act è venuto dall’incitamento di Francoforte, non dimentichiamolo. Le famose riforme di struttura hanno bisogno di governi dall’alto perché non convincono i popoli. Sembrano indiscutibili ma hanno ottenuto solo il consenso di circa il 25% dei cittadini aventi diritto al voto nelle ultime elezioni europee, gli altri non hanno votato o hanno sostenuto liste anti-Unione. È la stessa percentuale del costituendo premierato italiano. Il “quarto di democrazia” sembra la misura politica del nostro tempo, quello dei governi maggioritari entro democrazie minoritarie.  
La frattura tra élite e popolo ha raggiunto una profondità mai vista prima nella storia europea, almeno dall’epoca dell’Ancien Régime. Le classi dirigenti galleggiano sull’esistente, ma non sanno indicare mete ambiziose; si affidano a stupidissime regole macroeconomiche perché non sentono la responsabilità delle grandi scelte politiche che fanno epoca; sono ossessionate dall’ideologia del debito fino al punto di attribuire le differenze storiche e sociali alle colpe antropologiche dei paesi “spreconi”. 
Su questo si è consumata la secessione delle élites mediterranee. Hanno accettato la colpa-debito (Schuld), facendo i compiti a casa invece di mettere in discussione l’intera politica europea che aggrava la crisi, come riconoscono ormai quasi tutti gli osservatori internazionali.  
La frattura è diventata una voragine nella quale è rotolato quasi tutto il socialismo mediterraneo, scomparso quello greco, superato da Podemos quello spagnolo, al minimo storico quello francese, schiacciato tra grillismo e renzismo quello italiano. Stupisce il silenzio, anche tra noi, sulla crisi del socialismo mediterraneo. Eppure essa è connessa alla manifesta incapacità dell’Europa di influire sul Mediterraneo in subbuglio. In questo antico mare si giocheranno le questioni decisive del secolo che viene: la pace e la guerra, il dialogo tra le religioni monoteistiche, le migrazioni dei popoli, la crescita economica, il problema energetico.  
L’Europa di Maastricht è stata generosa con i paesi dell’Est che uscivano dalle dittature, ma non ha aiutato le primavere arabe, inviando solo contratti petroliferi e bombardamenti sulla Libia. Le guerre di oggi sono anche figlie dell’ignavia europea di ieri. 
L’Italia non può limitarsi a chiedere flessibilità nei conti e qualche nave per Frontex. Roma non deve lasciare sole Atene e Tunisi. Bisogna mettere in discussione la politica economica autolesionista che impoverisce e divide il continente. Occorre una nuova politica euro mediterranea. L’Italia ha saputo connettere unità europea e cooperazione col mondo arabo. Ha saputo farlo nella guerra fredda, da Fanfani a Craxi, è incredibile che non riesca neppure a immaginarlo oggi in un mondo più aperto.  
Questa è l’occasione e anche la responsabilità del Pd, che è diventato, per merito di Renzi – non senza una certa ironia della storia – il primo partito del PSE. Deve promuovere nella famiglia socialista la svolta euro mediterranea. Non può bastare la bella foto degli scamiciati alla festa dell’Unità, né la bella cravatta regalata a Tsipras, occorre una politica di lungo respiro. 
La minoranza deve pensarsi come maggioranza proponendo a tutto il Pd di promuovere l’unità della sinistra europea per superare le angustie di Maastricht. Siamo all’altezza del compito? Non so, ma intanto proviamo a fare l’esatto contrario dell’anno passato. Non seguire sempre e solo l’agenda che ci viene imposta, ma proporre progetti nuovi per l’Italia e l’Europa. Non passare le giornate nel battibecco mediatico, ma chiamare tutte le risorse sociali e intellettuali a rinnovare la cultura della sinistra. Non rimanere chiusi nei nostri caminetti, ma coinvolgere i tanti militanti che cercano ancora un partito degno di questo nome.
Non sappiamo quale sarà il destino del Pd. Ci auguriamo il migliore. Ma se dovesse fallire nei suoi compiti ci rimarrebbe il rammarico di non aver fatto tutto ciò che era nelle nostre possibilità.

Wednesday, March 18, 2015

CAPOLINEA DELL A SANITÀ PUBBLICA

Non ci possiamo più permettere corruzione ed evasione fiscale e non la sanità pubblica, ma i governi nazionale e regionale vanno per un altro verso. 
Piano piano, poco poco, un po' alla volta, un taglio qui, un taglio lì, un reparto che chiude, meno posti letto, meno giorni di degenza, meno ricoveri, meno infermieri, meno prestazioni, si sta traghettando la Sanità pubblica verso una sua graduale privatizzazione. 
Io sono da Faenza e negli ultimi anni, mentre il civile perdeva pezzi, ho visto l'ospedale privato praticamente raddoppiare: nessun imprenditore investe milioni di euro, se non ha la certezza di venire ripagato. 
Dunque : l'ospedale civile dimezza, mentre il privato raddoppia. Questi sono i fatti e questa è la brutta strada presa dalla nostra sanità. 
È solo una questione di scelte politiche e non di soldi, perché la ricchezza privata esiste ( 9000 miliardi contro i 2000 di debito pubblico), per cui basterebbe fare pagare le tasse ai ricchi e cominciare a fare una vera lotta all'evasione fiscale. Ci vorrebbe un po ' di Sinistra ( quella vera), insomma.

Monday, March 16, 2015

CON L'ITALICUM TUTTO È POSSIBILE

Bersani era convinto di stravincere ed è finito col culo per terra. Anche Renzi è certo di stravincere per i prossimi 20 anni, ma in un sistema politico in crisi profonda dove l'allineamento tra classi sociali e partiti è completamente saltato ed il consenso corre allo stato gassoso tra un partito e l'altro, fare previsioni elettorali è impossibile. 
In condizioni di tale instabilità e frammentazione, ogni elezione è un incognita e tutto può accadere. Ora, la riforma costituzionale combinata con l'Italicum, disegna un'architettura istituzionale che concentra il potere nelle mani del leader che vince le elezioni: che succede se Salvini arriva al ballottaggio e poi vince? Perché chi vince le elezioni prende tutto: Governo, Parlamento, Presidente della Repubblica, Consiglio Superiore della Magistratura, tutto, persino la Rai secondo le ultime di Renzi.
Ora, non è così impossibile che Salvini vinca le elezioni: con l'Italicum, un partito che ha circa il 20% dei consensi, può tranquillamente arrivare al ballottaggio e vincere le elezioni: chi difende le riforme costituzionali volute da Renzi, deve sapere che con i nuovi meccanismi introdotti, Salvini potrebbe diventare capo del governo e controllare tutti i poteri.

Saturday, March 14, 2015

LA DESTRA È AL POTERE

L'altro ieri era il Jobs Act. Ieri la legge sulla responsabilità civile dei giudici. Domani la privatizzazione (di fatto ) del sistema dell'istruzione. Poi verrà la depenalizzazione dei reati fiscali (fino al 3%), mentre lo Stato si prepara a vendere a Mediaset i ripetitori TV. Il grande capolavoro, sarà comunque stravolgere la Costituzione sul modello della P2, perché la Democrazia è un ingombro al comando. Mentre la Sinistra teorizzava il concetto di egemonia culturale,  la Destra la praticava e andava al potere.  È finita nell'unico modo in cui poteva finire. : la cultura socialista europea è morta, mentre l"ideologia liberista governa tutto l'occidente. 

Friday, March 13, 2015

LA "BUONA SCUOLA "

Purtroppo la storia dei "riformatori"che si sono abbattuti sul sistema scolastico somiglia molto a quella dei tiranni di Siracusa dove il successore era peggiore del predecessore. 
Da Berlinguer in poi è stato un disastro. "La Buona scuola" non è una riforma, ma un "piano" in sostanziale continuità con i governi precedenti (riforma Berlinguer, riforma Moratti e riforma Gelmini), che hanno decretato la morte del valore della conoscenza ( sapere) come bene in sé, per celebrare la competenza ( il sapere fare in specifici contesti), utile al mondo delle imprese.  
La scuola degli ultimi 20 anni è una scuola che non punta a istruire, ma a formare futuri lavoratori; è una scuola che non si occupa dell'apprendimento logico -cognitivo, ma utilitaristico dei suoi studenti e chi-se-ne-frega se poi non sapranno riconoscere i propri interessi, o vivere la democrazia da cittadini liberi. 
La "Buona scuola " è solo sbrodolante retorica infarcita da un uso maniacale ( quanto mai inutile ) dell' inglese, mentre le parole studio, libri e cultura, non compaiono mai. 
L'obiettivo del governo è privatizzare sempre più il sistema scolastico. Renzi userà le assunzioni dei precari come ricatto per far approvare il suo modello di scuola azienda/e finanziamenti alla scuola privata (detrazione delle rette, contributi e bla, bla, bla ). È il sogno della Destra che diventa realtà.

Wednesday, March 11, 2015

SINISTRATI. MINORANZA PD.

Di Mauro Viroli

Persone senza dignità, senza intelligenza politica, senza senso di responsabilità repubblicana: questa è la minoranza del Pd (della maggioranza non merita neppure discorrere). 
Senza dignità perché dignità impone coerenza fra pensiero e azione, e dunque se avete dichiarato, come avete dichiarato, (vero Bersani?) che la riforma renziana della Costituzione, accompagnata dalla nuova legge elettorale rompe l’equilibrio democratico e poi votate l’una e l’altra siete persone indegne.

Non sono affatto sorpreso del loro comportamento. Bersani e gli altri vengono dal Pci, che tutto era fuorché una scuola di schiene dritte (nobili eccezioni a parte). Li hanno abituati ad obbedire al segretario, perché il segretario è il segretario. Sono ancora così. Non avrei mai immaginato di dover giungere ad una conclusione siffatta, ma devo riconoscere che se in Italia avessero vinto i comunisti avremmo avuto un regime autoritario per la semplice ragione che i “bersani” sono servi della peggior specie, quelli che obbediscono al capo di turno, perché è il capo. 
Senza intelligenza politica: perché non capiscono che oggi già non contano nulla e domani, a riforma approvata, conteranno ancora meno. Renzi non riconoscerà loro alcunché. Vuole servi docili, non servi che si permettono qualche mugugno . Si sente onnipotente perché sa che vincerebbe le elezioni e dunque ritiene che gli sia dovuta obbedienza assoluta. Diventato padrone delle liste elettorali, li butterà fuori e nessuno dirà una parola in loro difesa perché non lo meritano. A onor del vero un riconoscimento lo meritano. I Bersani, i D’Alema, i Veltroni, i Fassino e i loro corrispettivi locali una grande opera politica l’hanno realizzata, quella di distruggere la tradizione del socialismo in Italia. Non c’era riuscito il fascismo, non c’era riuscita la Cia, non c’era riuscita la Dc, ce l’hanno fatta loro con le loro fredde intelligenze, capaci di minuziosi calcoli senza mai l’ombra di un principio, di un’idea nobile, di una visione politica. Congratulazioni vivissime. 
Senza responsabilità repubblicana: capisco che il concetto di responsabilità repubblicana risulti ostico per chi è passato dalle Frattocchie ai talk show. Ma provo a spiegarlo. Responsabilità repubblicana vuol dire che voi avete soltato un dovere, quello di servire la nazione, cioè la forma repubblicana descritta dalla Costituzione. Ogni altra considerazione è del tutto irrilevante. Se dunque con il vostro voto devastate, per vostra stessa ammissione, la forma repubblicana, venite meno al vostro primo dovere. Le vostre parole sulla lealtà di partito, o addirittura alla “ditta” fanno soltanto pena e ribrezzo.

Da Il Fatto Quotidiano del 11/03/2015.

Tuesday, March 10, 2015

LA PIÙ BRUTTA COSTITUZIONE DEL MONDO

In un tripudio di abbracci e di cinque, di tweet e Sms, la maggioranza di governo si è votata la legge numero 2613 A. Esulta la ministra Boschi, esulta con lei il regista della nuova Costituzione Denis Verdini. 
La dichiarazione di voto del Partito Democratico, fatta da Lorenzo Guerini è zeppa della più vieta propaganda con la quale Renzi pensa di aver venduto agli italiani la Costituzione del ’48. I deputati di SEL stringono in mano vecchie copie della Costituzione.  
Più che a un momento solenne pare di assistere allo spettacolo di un circo, nel quale molti, i più, gioiscono e gli altri osservano attoniti le esibizioni di belve e pagliacci. 
Cupe, cupissime le voci dei Pd dissenzienti che però votano ancora una volta, ma la prossima no se il testo (ma quale? Quello della legge elettorale o della riforma?) non cambia, se il governo non accetta di dialogare. Brunetta attacca il Parlamento delegittimato e accusa la maggioranza fatta di deputati eletti con un premio dichiarato illegittimo dalla Corte. Ma fino a stamani, dov’era? Incredibile ma vero, tanto per spiegare la buffonata che si è svolta in quell’ aula dove si è fatta la storia d’Italia, anche quella drammatica e violenta della dittatura, Brunetta cita condividendoli i severi giudizi di Stefano Rodotà e di Gustavo Zagrebelsky. 
Il più interessante, nel gran circo di Montecitorio, è Danilo Toninelli dei 5 Stelle, unico rimasto in aula, tira fuori dagli stenografici della Camera un discorso del 20 ottobre del 2005. “Oggi voi del governo della maggioranza vi state facendo la vostra Costituzione, avete escluso di discutere con l’opposizione, siete andati avanti solo per non far cadere il governo, ma le istituzioni sono di tutti, della maggioranza e dell’opposizione.” Un’accusa firmata Sergio Mattarella. Dieci anni fa. Contro il governo Berlusconi. 
Ma questa legge 2613 A è molto peggio di quella di Calderoli. Nel salone della Regina alla vigilia del voto lo hanno detto e ripetuto costituzionalisti e politici dissidenti. Vannino Chiti definisce il  sistema introdotto dalla legge Boschi come un “premierato assoluto, senza contrappesi”. Dice che la rappresentanza è mortificata e che su questi temi c’è una responsabilità individuale. Nega che si possa scambiare la riforma con ritocchi alla legge elettorale: non c’entra nulla sono piani diversi. L’avvocato Bisostri, quello che fece il ricorso alla Corte e lo vinse, sostiene che si introduce l’elezione diretta del capo del governo e dice: Renzi non riforma ma deforma la Costituzione”. Gaetano Azzariti pensa già a come affrontare il referendum: non sulla difensiva, ma all’attacco, sulla concezione di democrazia e sui diritti dei cittadini. Raniero La Valle, storico ispiratore dei comitati Dossetti, afferma che “questa è la Costituzione più brutta del mondo”. 
Ma eravamo nella Sala della Regina, tra gufi e professoroni. E la casta ha fatto in aula il suo dovere di obbedienza al potere occulto: quello a cui non andavano bene le Costituzioni nate dopo il fascismo e ha chiesto ai capi di Stato di cambiar verso. Questa era davvero la volta buona. Non poteva che finire così questo primo tempo. Dopo si vedrà. 

Sandra Bonsanti - Presidente di Libertà e Giustizia

ISTRUZIONE PRIVATA 2

Il Governo userà le assunzioni dei precari come ricatto per far approvare il suo modello di scuola azienda/e finanziamenti alla scuola privata (detrazione delle rette, contributi e bla, bla, bla ).È il sogno della Destra che diventa realtà.

IO NO

Un Senato di "nominati", un governo senza contrappesi, un partito solo al potere che si prende tutto. 

 357 favorevoli alla Camera. Io  NO.

RIFORMA COSTITUZIONALE

La riforma costituzionale voluta da Renzi, è una porcata che trasforma la nostra democrazia parlamentare in una plutocrazia plebiscitaria. E' il sogno della P2 che si realizza grazie ad un PD che si è geneticamente tramutato in un partito di Destra, con una concezione talmente autoritaria del potere che farebbe rabbrividire anche un liberale del vecchio PLI.

ONOREVOLE BERSANI

Gentilissimo Onorevole Bersani,

si dice che la pecora che si allontana dal gregge è la prima ad essere sbranata: sarà per questo che tutta la minoranza del PD, dopo avere criticato anche molto aspramente la riforma costituzionale voluta dal Premier, oggi alla Camera è rientrata (inspiegabilmente) nell’ovile.
Leggo con grande amarezza che dopo avere preso le distanze dal Governo sulla riforma della Costituzione, oggi Lei in aula ha votato a favore: ma come potrà mai giustificare una simile incoerenza?
Cambiare idea è sempre un segnale di intelligenza, il giusto approccio di chi si pone, in democrazia, in un ottica di vero confronto, ma abiurare ai principi in cui si è sempre creduto per allinearsi al capo è solo un segnale di meschina viltà.
Potrà concordare con me, che disonesto non è solo il politico che prende la mazzetta. Disonesto è anche quel politico che tradisce quel programma sulla base del quale ha chiesto ai cittadini di votarlo. E Lei lo sa bene: nel programma elettorale della coalizione “Italia. Bene Comune” di cui era il Leader, non c’era certo lo stravolgimento della nostra Costituzione. 
Quello che è accaduto oggi in Parlamento è terribile, inqualificabile: senza un briciolo di dignità e di decenza, Lei e tutta la Sinistra del PD, avete tradito milioni di elettori che avevano creduto in Voi. Ma davvero non prova disagio per tutto questo? 
Mi perdoni la durezza con la quale mi rivolgo a Lei, ma sono molto arrabbiata, delusa, disperata: non posso accettare che un parlamentare cambi ogni giorno i parametri delle proprie dichiarazioni per poi andare in aula e votare in contrasto con quello che dice. Mi domando come si possa affermare un certo pensiero per poi rinnegarlo in Parlamento: è qualcosa di imperdonabile, squallido, immorale.
Sono cresciuta in Romagna all’ombra delle sedi del PCI e mai mi sarei immaginata di doverLe inviare un' e-mail come questa, ma la scelta di votare a favore della riforma costituzionale voluta dal Governo (e già questo fatto è qualcosa di democraticamente tossico, sgrammaticato, inaudito), rappresenta un tradimento politico per me incomprensibile.
Ciò che più mi indigna è la certezza che tutto questo disperato sacrificio scaricato sulla pelle della nostra democrazia, sarà comunque inutile: tradire la Vostra gente, accettare questa ennesima e sprezzante umiliazione, non Vi salverà. Oggi, con questa resa incondizionata, Lei e tutti i compagni della minoranza avete compiuto un errore politico gravissimo: individualmente Vi siete (politicamente), suicidati, mentre a livello di corrente, avete dato il colpo di grazia alla Sinistra del PD. 
Capisco poco di politica, ma di una cosa sono certa: votare in Parlamento ogni nefandezza "renziana" non Vi garantirà un posizionamento nel futuro, perché semmai Renzi decidesse di ricandidarvi in Parlamento (e non lo farà), saranno gli elettori a ricordarsi di Voi. 
Dovesse mai esserci un referendum costituzionale ci troveremo contro: Lei a difendere la "porcata" che (pure col naso tappato) avrà (comunque) votato ed io a difendere i valori ed i principi democratici sanciti dalla nostra Costituzione. 
La politica dovrebbe essere un mezzo e mai un fine . Sinceramente, mi vergogno per Lei. 
I miei ossequi.

Monday, March 02, 2015

ISTRUZIONE PRIVATA

E quindi, ci siamo. Dopo l'assalto agli enti locali, alle pensioni, ai diritti dei lavoratori, alla Costituzione, alla Sanità pubblica, ora tocca all'istruzione. Il cavallo di Troia sarà il sistema 0-6: l'obiettivo finale è il modello Lombardia che privilegia le scuole private. Il Nazareno è d'accordo (è sempre stato il sogno della Destra privatizzare l'istruzione ). Forse non lo è la "minoranza" PD, ed è per questo che salta il decreto ed arriva un disegno in Parlamento.