Monday, May 31, 2010

BASTA

Le cose vanno male, anzi malissimo: lo ha annunciato Gianni Letta l'eminenza grigia del Governo, uno che non parla neanche sotto tortura, per cui deve proprio essere vero.

Il mondo finanziario, quello che ci osserva dai palazzoni di Wall Street, dice che i nostri bot sono praticamente carta straccia: con un debito dello Stato così esorbitante si può dire che siamo sull'orlo della bancarotta.

Per evitare la fine della Grecia, si devono tirare fuori una marea di soldi: indovinate chi sarà a farlo? Tutti quelli che lo hanno sempre fatto, ovviamente, i soliti coglioni e, questa volta, cura dimagrante per gli statali, che a dirla in conferenza stampa suona da dio.

Ora, intendiamoci, non sono certo qui a gnolare, perché si colpiscono i dipendenti pubblici: io mi sono sempre ritenuta una privilegiata e non cambio opinione. Credo che la mia vita non cambierà se mi verrà congelato lo stipendio per 4 anni. Povera per povera, campare con 1.200 euro al mese invece che con 1.250 non sconvolgerà la mia esistenza.

Dico di più: sarei devvero felice di pagare per 4 anni il 100% dell’ aumento salariale che mi sarebbe dovuto in forza alle dinamiche contrattuali (perché è di questo che si tratta, non prendere gli aumenti equivale a dire "ve li diamo, ma ve li tassiamo al 100%"), se questi soldi venissero vincolati, ad esempio, al pagamento di assegni di disoccupazione per chi un lavoro non ce l’ha, o all’abbattimento delle barriere architettoniche, o per la ricostruzione dell’Aquila; ma non è questa la destinazione di questo prelievo ed essere vessata in questo modo, per coprire il buco nero lasciato dagli evasori fiscali mi fa trasecolare in modo inumano.

Non prendiamoci per il culo, lo sappiamo tutti: questi soldi, non andranno a coprire tutele e servizi per i nostri concittadini rimasti senza lavoro, o disagiati per motivi sociali o per handicap (anzi tutti questi sevizi caleranno per 10 miliardi di € dato i tagli previsti per le Regioni), ma andranno a coprire l’ammanco creato dai ladroni, quelli che veramente, ma veramente, mettono le mani in tasca degli Italiani: gli evasori.

Vi sembra che uno scenario del genere si possa tollerare?

Questi farabutti hanno tutti un nome e cognome, sappiamo chi sono e da dove vengono, non è che stanno sospesi nell’aria come l’azoto: io non demonizzo una categoria, anzi, solidarizzo con le partita IVA degli onesti che dovrebbero essere molto più incazzati di me, perché oltre a pagare per i colleghi ladri subiscono una forma devastante di sleale concorrenza; ma con quelli disonesti, no, con quelli ce l’ho a morte, perché rubare allo Stato è la più ignobile forma di reato che un cittadino possa commettere.

Sono stufa del fatto che i lavoratori salariati come me, siano le vittime abusate del fisco nazionale, mentre gli evasori se la ridono beffardi, facendo gli sboroni con i soldi evasi al fisco.

Sono indignata da un’ingiustizia sociale vergognosa, che vede da un lato i lavoratori dipendenti, per lo più impiegati e operai decurtati delle tasse alla fonte, mantenere lo Stato; dall’altro un ceto di parassiti evasori che lo sfruttano, persone e aziende che sono nella stragrande maggioranza in perdita o in pareggio e quando va grassa, denunciano un reddito che non supera quasi mai i 10.000,00 euro.

Io lo so che ci sono piccole aziende che arrancano: ma ce ne sono anche tante altre che non arrancano e che al contrario rendono a tal punto da far fare una vita da nababbi ai loro padroni: ecco questi padroni andrebbero controllati uno per uno per vedere se davvero contribuiscono allo Stato come dovrebbero, perchè questo proprio non risulta.

Mi ribolle il sangue all’idea paradossale e beffarda che la metà più povera dello Stivale paga i servizi pubblici alla metà più ricca che diventa sempre più ricca grazie al fatto che i più poveri pagano, asili, scuole, ospedali, strade, giardini, carabinieri anche per loro.

Sono furibonda di pagare, con i miei 1.200 euro di stipendio da impiegato comunale, la scuola per i figli di coloro che vivono in ville milionarie, ma che poi alle Agenzie delle Entrate risultano sconosciuti.

Mi sono rotta i coglioni di pagare l’ospedale per quegli stronzi che fregano lo Stato e poi brindano al saccheggio sniffando una riga di coca avariata.

Mi sono rotta i coglioni di pagare le strade per quei palloni gonfiati che scorazzano arroganti dentro i loro SUV mentre dichiarano al fisco di non avere un cazzo.

Mi sono rotta, ma proprio rotta, di pagare per conto delle imprese, le puttane ai boiardi di stato, ultima frontiera di un sistema di corruzione dilagante, che costa ogni anno 60 miliardi: lo sanno anche i gatti che le Grandi opere in Italia costano il triplo, perché i fornitori per aggiudicarsi commesse fuori gara e ripagare favori, pagano le scopate, le case, le macchine, le vacanze a politici e alti funzionari della Repubblica fuori controllo, come nel caso della Protezione (in)Civile che solo per buco di culo non è diventata una società per azioni.

In questi giorni assistiamo a una versione caricaturale, degenerata, orripilante, dei compiti di uno stato liberale che, in cambio di tasse da incassare in rapporto alla ricchezza di ogni cittadino, (tecnicamente, “capacità contributiva”), dovrebbe regolare i rapporti tra le persone, fornire i servizi essenziali e proteggere la popolazione dalla legge del più forte.

Ora noi tutti vediamo che avviene esattamente il contrario: il più forte non paga, o paga per il rientro dei capitali evasi il 5%; il più povero paga tutto, paga i servizi per sé e per l’evasore e paga anche per il deficit che grazie all’evasore, lo Stato ha accumulato.

C’è a livello internazionale una cricca di operatori finanziari che dopo essersi salvati il culo grazie ai contributi dei governi, ha deciso di rovinare le economie di alcuni paesi europei che hanno i conti dissestati: Grecia, Spagna, Portogallo, Italia. E c’è una cricca di politici complici che per difendere i bilanci statali dagli attacchi speculativi di quei farabutti, non trova di meglio da fare che prendere i soldi dai soliti coglioni: dentro parole vaghe come “manovra finanziaria” ci sta la decisione di prendere i soldi ai poveri per darli ai ricchi.

Basta, “ io contro questa barzelletta di democrazia protesto e denuncio la rottura fraudolenta del contratto sociale”.

Basta pagare per gli evasori, basta farsi prendere per il culo, basta con questa minchiata dei “diritti universali”, dal momento che a pagarli sono solo la metà dei cittadini: si tolgano i servizi e i diritti civili, a cominciare dal diritto di voto, a tutti gli evasori fiscali. E affanculo le belle parole sulla convivenza civile, il patto sociale, la democrazia, che tanto non esiste. Se si continua con questo saccheggio “ il paradosso è che un ceto di evasori fiscali, parziali o totali, continuerà a eleggere un ceto politico che poi ne preserverà il privilegio d’immunità, perpetuando questa tremenda ingiustizia”.

Purtroppo sono pessimista e vedo solo il baratro in questo processo culturale che io reputo di non ritorno: la cultura sociale del nostro paese è nelle mani di Berlusconi e tutti abbiamo visto come le TV abbiano fatto passare Briatore come una vittima.

Se non si shakera lo Stivale con i forconi non ne usciamo vivi.

Thursday, May 20, 2010

COME SI UCCIDE UNA DEMOCRAZIA
Liberamente tratto da "Un maestro troppo mite" di Pierfranco Pellizzetti. In Micomega 2/2010.

Diceva Charles Péguy che "la libertà è un sistema basato sul coraggio".

Purtroppo inascoltato, in questi anni la tracotanza ha spradoneggiato senza trovare particolari resistenze, tanto che siamo giunti all'ora fatale in cui l'intero impianto delle regole democratiche che i Padri costituenti avevano codificato, già prosciugato dai guastatori preposti al lavoro sporco, rischia perfino la definitiva abrogazione formale.

Ma andiamo con ordine.

Verso la fine del secolo scorso, all'irrompere nel pubblico dibattito di nuovi protagonisti dai marcati tratti canaglieschi qualcosa si rompe nel pensiero liberale, tanto che uno come Bobbio non è più l'indiscusso e indiscutibile custode di quei valori.

L'inizio degli anni '90, sotto i colpi della questione morale e dell'emergenza criminale (Tangentopoli, Mani Pulite, l'Antimafia di falcone e Borsellino) coincide con la catastrofe dello Stato dei partiti in cui si era organizzata la prima Repubblica, anche se le corporazioni della politica riescono a salvare la ghirba.

Certamente pagando lo scotto di lasciare sul terreno di guerra qualche leader particolarmente indifendibile (da Craxi a Forlani), ma al tempo stesso varando una grande operazione di salvataggio complessivo: il depistaggio della questione morale e civile, in questione istituzionale. Per cui la discussione sulla qualità etica del personale di partito, devia in confronto diversivo sulle regole (maggioritario vs proporzionale, elezione diretta del Sindaco, eccetera).

Intanto è sceso in campo Silvio Berlusconi, il quale mette a disposizione per quelle corporazioni di partito (in parte già da tempo avvolte nelle spire del suo affarismo corruttivo), un potere mediatico illimitato, a fronte del proprio salvataggio: come individuo e come imprenditore coinvolto nei più inconfessabili intrecci.

Il gioco inizia a farsi durissimo e senza esclusioni di colpi.

Così la Prima Repubblica vira nella Seconda. La restaurazione reazionaria al servizio di Silvio Berlusconi trasforma il confronto pubblico in una rissa permanente, dove tutto è permesso e non ci sono colpi vietati. Anche perchè il capo del mucchio slvaggio di Arcore sarà pure un ganassa affarista e contiguo alla malavita organizzata, però conosce vita, morte e miracoli dei suoi interlocutori (qualcuno lo ha tenuto o ancora lo tiene a libro paga). Sicchè quando scatena i propri addetti ai colpi bassi e porcate, sa perfettamente dove indirizzarli. Così per dire, Dino Boffo lo ha sperimentato sulla propria pelle (e chi gli stava sopra, molto sopra, ha capito da certe allusioni di Feltri che ci sono dossier riguardanti pure lui).

Anche Piero Marrazzo ne sa qualcosa, con i suoi video hard che vengono esaminati prima dalle parti di Arcore e solo successivamente annunciati all'improvvido governatore cocainomane della regione Lazio: con il supplemento di informazione - che prelude a evidenti ricatti futuri - sul tramite di chi, e sul come si potrebbe mettere a tacere l'imbarazzante vicenda.

Il gioco delle truppe del padrone è proprio questo: sul campo non si fanno prigioneri. E tutti i punti deboli, ogni zona grigia biografica di chicchessia, verranno tirati fuori senza alcuna remora morale e trasformati in posizioni letali in una guerriglia permanente di imboscate e avvelenamenti di pozzi.

Intanto ogni libero pensiero tende al piagnucoloso e si astiene da ogni replica polemica che affondi nelle palesi contraddizioni argomentative e comportamentali dell'aggressrore. Quel rosario irritante di se e di ma ha finito per accreditare qualcosa di infinitamente peggiore: la paraculaggine, chiamata crechiobottismo, quella scuola di pensiero la cui sede centrale è ubicata nella milanese via Solferino, che pretenderebbe di certificare come normale la situazione di un paese dove impera il berlusconismo (che orami scandalizza, o fa sghignazzare l'intero pianeta). Una normalizzazione pompieristica le cui furberie tattiche finiscono per assumere i tratti di un vero e proprio collaborazionismo.

Alle elezioni del 2001, scrivono cinque intellettuali davvero lungimiranti: "Crediamo che alle prossime elezioni politiche si debba votare liberamente consapevolmente e serenamente, secondo le idee e le inclinazioni di ciascuno. Siamo convinti che non sia in atto uno scontro tra civiltà e barbarie.....L'enfasi emotiva, lo smodato attacco personale e la trasformazione della campagna elettorale in un confilitto finale in difesa della democrazia in periciolo sono strumenti di un vecchio arsenale ideologico che ha già recato danni gravi al paese e alla credibilità delle sue classi dirigenti politiche e intellettuali".

Ah si? I cinque firmatari dell' ave maria sono: Paolo Mieli, Augusto Barbera, Franco Debenedetti, Luciano cafagna e Michele Salvati.

lI patrimonio morale, prima ancora che culturale del pensiero liberale e antifascita sul quele si basa la nostra Costituzione, è finito alle ortiche. I nuovi sacerdoti della modernità, quei sedicenti pensatori liberali che dirigono i giornali ne hanno decretato la fine. Chiedete a loro conto della definitiva fine che farà la nostra democrazia.



Saturday, May 15, 2010

CLANDESTINI:LA NUOVA ECONOMIA CHE AVANZA

Tutti se la prendono con i cladestini, ma i clandestini qualcuno li fa arrivare, perchè fanno comodo.

Invece di fare rozza propaganda, il governo ci dovrebbe spiegare come mai i clandestini sono così numerosi nonostante i proclami della Lega che, ridendo e scherzando, ormai governa l’Italia da 20 anni.

Il partito di Bossi si vanta tanto di avere chiuso le frontiere via mare( qualche centinaio di profughi che poi, una volta tornati in Libia muoiono nel deserto), ma lo sanno anche i gatti che la maggioranza dei clandestini non proviene da li.

Ogni anno arrivano in Italia migliaia immigrati senza che le maglie degli controlli presso le prefetture fermino il flusso: è evidente che gli ordini dall'alto sono di lasciare passare, perchè appare inverosinile che molti ottengano il permesso di soggiorno in quanto assunti come collaboratori domestici o badanti presso altri immigrati.

Esaurito il compito di salvarsi la faccia con gli spot sui respingimenti dei gommoni o attraverso i proclami televisivi, tutto passa dai boccaporti aeroportuali senza che nessuno muova un dito: e questo perché i clandestini o questi "regolari" di forma, ma sostanzialmente disoccupati, servono ad un sistema produttivo che basa il proprio profitto sullo sfruttamento di queste persone, che lavorano come schiavi e non hanno alcun diritto.

Spesso, proprio coloro che parlano tanto di legalità e di repressione della clandestinità, sono quelli che rappresentano gli interressi di chi fa lavorare nelle proprie aziende gli immigrati in nero, che difendono chi non rispetta le leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e non paga le tasse, che difendono chi, grazie al lavoro dei clandestini, ha fatto (e sta facendo) le budella d'oro.

Lo comprende anche un bambino che la lotta alla clandestinità è una galattica presa in giro, un testrino ignobile messo in scena da una certa lobbie per difendere un sistema di sfruttamento abominevole.

Tante persone stanno perdendo il posto di lavoro, perché sostituite con manovalanza irregolare o falsamente regolare: è chiaro che senza la creazione di un nemico esterno, la rabbia dei licenziati si rivolterebbe contro il mondo economico e dell'impresa.

Questo è il sistema che avanza e chi non è disposto ad accettare queste regole, fallisce, come succede a Forlì e purtroppo in tutta Italia.

Se davvero si volesse mettere un freno all'arrivo degli immigrati, basterebbe che si riportasse la legalità nel mondo del lavoro: se si approvasse una legge che prevedesse la galera e la confisca dell'impresa per chi fa lavorare le persone in nero, i clandestini sparirebbero dallo Stivale, perché a quel punto, nessuno avrebbe più interesse a farli arrivare in Italia.

A me sembra così chiaro, che mi pare impossibile che la gente non lo capisca e se la prenda con loro.

Monday, May 03, 2010

AGORA’

Religio instrumentum regni.
Non esiste religione slegata dal potere e non esiste potere senza religione.

Ogni tipo di potere necessità di un pensiero che lo legittimi, di una forma di filosofia rivelata che giustifichi il dominio esercitato sugli uomini. E non estistono religioni che si sviluppano per la forza spirituale del loro pensiero: ogni religione si impone e si sviluppa con la forza del potere che essa sostiene, o è la religione che, per effetto della sua forza, diventa essa stessa potere.

Agorà, è la storia di Ipazia, una martire laica messa a tacere dai cristiani nel momento storico in cui si stavano trasformando da perseguitati in persecutori ed il cristianesimo trionfante stava diventando religione di stato; anzi esso stesso Stato. E’ un film che costringe in maniera impietosa i cristiani a guardare al proprio album di famiglia.

Non so se la religione sia l’oppio dei popoli: di certo lo è il fanatismo religioso. L’ incendio della biblioteca di Alessandria, memoria della filosofia e della cultura classica, fa presagire il medio evo che avanza in cui per oltre mille anni la ragione e la scienza sarebbero state assoggettate alla religione.

Chi non si assoggetta al pensiero dominante, muore. E Ipazia muore, non solo perché rivendica il diritto del dubbio e della ricerca della verità in un momento in cui tutti devono schierarsi, ma soprattutto perché fa questa scelta come donna.

Un film di grande attualità che ci illumina sull’intolleranza religiosa, su come sia facile usare le Scritture (tutte), per il proprio tornaconto e far credere ai popoli che è un dio che lo dice, che è un dio che vuole la distruzione di una diversa civiltà: "la parola di dio diviene un fuoco, una spada che combatte per una verità per la quale non ci può essere compromesso".

Per chi sostiene la forza civica e pedagogica della Ragione. Da non perdere.