Wednesday, November 28, 2007

Ingiustizia è fatta
Dal Blog di Antonio di Pietro

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Nulla da eccepire sul piano formale alla decisione del Procuratore generale della Corte di Cassazione di mettere sotto indagine disciplinare il giudice di Milano Clementina Forleo, pubblico ministero nell’indagine Unipol-Bnl.

Tutto formalmente corretto e tutto come da copione.

Resta, però, l’amaro in bocca nel constatare ancora una volta che a farne le spese è sempre, e solo, chi tenta di fare il proprio dovere, senza aver "un occhio di riguardo" e timore riverenziale per alcuno.
Allora, in questi rari casi, accade che un folto numero di personalità, organi ed istituzioni si muovano all’unisono per spulciare, tagliuzzare ogni frase detta e scritta, analizzare con la lente d’ingrandimento ogni comportamento alla ricerca della pagliuzza, del cavillo per muovere una critica nei confronti di chi, alla fine, “deve” risultare incapace ed inaffidabile.
Il punto di arrivo, indipendentemente dalla reale volontà di chi, anche in buona fede, si attiva in quest’opera di demolizione personale, è altrettanto scontato: per logica conseguenza e per proprietà transitiva, tutto ciò che fa o ha fatto quel giudice coraggioso ( e perciò contestato ) è poco credibile e quindi va archiviato.
Non tutti i mali vengono per nuocere. Al giudice Forleo, come al P.M. De Magistris, rimane ancora la possibilità di far sentire alta la voce nelle sedi istituzionali (a cominciare dal CSM) e difendere il proprio operato. L’obiettivo è riaffermare il diritto-dovere che ogni giudice ha di motivare i propri provvedimenti secondo coscienza e libera convinzione, e non in base alle convenienze o alle persone coinvolte.
Per intenderci, se si spulciassero migliaia di provvedimenti giudiziari riguardanti cittadini comuni, troveremmo un’infinità di espressioni o affermazioni usate dai giudici su cui si potrebbero sollevare le medesime critiche mosse al caso Forleo. A nessuno, nel caso di cittadini comuni, verrebbe in mente di mettere sotto accusa i giudici per le espressioni utilizzate nel motivare i loro provvedimenti. Invece, in questo caso, come in ogni altro caso riguardante il Palazzo e la casta, si sono mossi i più alti poteri dello Stato ( a cominciare dal Parlamento). L’attenzione, con la complicità dei media, è stata astutamente distolta dall’oggetto delle indagini, la colpa di tutti gli intrecci emersi dalle intercettazioni è del giudice che le voleva leggere e valutare, non dei furbetti del quartierino che cercavano sponsor e protezione per le loro scalate finanziarie.

Si dimostra per l'ennesima volta che in questo paese è impossibile svolgere il poprio lavoro in modo corretto e legittimo. L'ingerenza politica che purtroppo aleggia pesantemente nella pubblica ammistrazione, (magistratura compresa), pretende dai propri funzionari, nella maggior parte dei casi, altri canoni di comportamento. Se sei una persona integerrima e cerchi di fare il tuo dovere trattando tutti i cittadini allo stesso modo, cioè applicando la legge, il potere ti isola, ti tratta da ingombrande rompicazzo e se possibile ti "schianta le ossa". E la cosa più scandalosa è che destra e sinistra si trovano in queste ignobili vicende, sraordinariamente e stranamente sempre d’accordo. A parte ovviamente qualche eccezione.
Un Paese del genere, in cui il principio di legalità è solo filosofia del diritto ma non trova riscontri nella prassi, non ha e non può avere futuro.

Wednesday, November 14, 2007

INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE NELLE SCUOLE

In nome di un abusato quanto equivoco multiculturalismo culturale, arrivano da sinistra molte critiche all'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, interpretato come un simbolo di prevaricazione culturale del mondo occidentale-cristiano nei confronti di altre culture religiose a cui andrebbe riconosciuta la stessa facoltà.

Io non credo affatto che sia questa la strada da percorrere, perchè penso molto più semplicemente che nella scuola pubblica non debba essere insegnata alcuna religione, che è e rimane una scelta di fede di natura intima e privata.

La Repubblica, democratica e liberale, ha il dovere di fondo di riconoscere i diritti degli individui, non delle culture. Il diritto degli individui, comprende ovviamente anche il diritto di esercitare il culto religioso, ma questo solo e fino a quando questo culto non limiti i diritti delle persone.Può essere infatti che in una società una o più culture religiose abbiano diritti, ma non ne abbiano affatto le persone che vi appartengono. Può una società democratica tollerare tutto questo?

Io credo fortemente di no. La scuola pubblca, dovrebbe essere il luogo deputato per eccellenza per veicolare i principi costituzionali che sanciscono i diritti delle persone comprese le loro libertà e i loro doveri di cittadini e non di una o più culture religiose di qualsiasi matrice essa siano.

Lo Stato deve difendere la sua sacrosanta laicità con politiche di integrazione ai nostri principi costituzionali. Il multiculturalismo religioso sarebbe un arrendevole involuzione della nostra società.

Friday, November 09, 2007

RUMENI, BULGARI, BAMBINI RUBATI E DINTORNI

E' inutile almanaccare con tanti giri di parole: se l'Italia ha "aperto i boccaporti" al contrario di quanto hanno fatto gli altri paesi dell'Unione, è perchè questo flusso di immigrazione incontrollata dalla Romania e dalla Bulgaria mette a disposizione del mercato del lavoro una mole impressionante di persone disposte a lavorare per paghe da fame. Senza considerare che i buoni rapporti con Sofia e Bucarest rendono più agevole da parte degli imprenditori italiani l'esportazione di capitali e l'apertura di presidi produttivi in quei Paesi.
E amen se la sicurezza sul nostro territorio e la tutela dei diritti dei cittadini vanno in vacca. Pazienza se le periferie delle città diventano discariche abusive abitate da clandestini. A nessuno davvero importa che certi quartieri siano ormai diventate baraccopoli, o peggio, latrine a cielo aperto.
Nessuno si occupa di questi insediamenti e nessuno controlla nemmeno chi sono o da dove vengono tutti quei bambini che vivono in quei campi, non sempre appartenenti ai nuclei familiari degli adulti presenti.
Ma allora, ripeto, di chi sono quei bambini?
Quando sento parlare di mancanza di tolleranza, o peggio, di razzismo, quando si denunciano queste situazioni intollerabili, mi si accapona la pelle.