Sunday, May 28, 2017

LE AMBIGUITA' DELLE FONDAMENTA DI ARTICOLO 1 MPD

di Michele Prospero  24 maggio 2017

Se le fondamenta erano l’obiettivo, a Milano il lavoro di scavo non è cominciato nel segno giusto. Vecchie pietre, che andavano rimosse, sono state rispolverate. Nuovi pezzi, che andavano evocati, sono stati occultati. E così l’ambiguità strategica rischia di far crollare le incerte mura. Un’aporia costitutiva accompagna il Mdp. Ha a che fare con la comprensione delle fratture che giustificano la nascita di un soggetto nuovo e con l’atteggiamento da coltivare verso il vecchio partito appena abbandonato. E’ arduo affrontare i traumi della separazione, mettere in conto i costi elevati della rottura e poi, come ipotesi ricostruttiva, estrarre proprio l’immagine di un nuovo centro sinistra. Tanto rumore per nulla: sopportare i traumi della fuga, e poi avere una grande nostalgia della casa appena lasciata. Ad incrementare la confusione c’è pure la ribadita distinzione tra Renzi l’intruso e il Pd quale interlocutore da ritrovare con i riti d’un tempo (primarie, tavoli) per la grande coalizione contro i barbari. 
Tra l’idea di un nuovo centro sinistra e la costruzione di un soggetto diverso esiste una antinomia irrisolta. La formula di una paziente tessitura, per approdare alla riconciliazione con un Renzi ricondotto da un magico federatore sul bel sentiero coalizionale, rende difficile il cammino. Ma anche la credenza che il Pd sia cosa ben diversa dal suo leader poggia su dati analitici fragili e diffonderla induce presto al fallimento del Mdp. Se questa è l’analisi, e come scenario c’è la coalizione o il diluvio, senza fondamenta è l’impresa dei fuggiaschi che rompono ma sono paralizzati dall’ansia del ritorno.
Avrebbero fatto bene a rimanere nel porto, a rinunciare a un viaggio incerto. Non si fa un partito nuovo per ripresentarsi a contrattare, prima ancora di combattere, con il nemico abbandonato. Questo negoziato per le politiche, i posti, le spoglie poteva svolgersi con pari efficacia anche dentro le mura antiche. Dopo l’uscita, non rende certo più forte chi ha accumulato rancore verso una leadership odiata, la prospettiva di una riconfluenza nella dimora nelle vesti di alleati critici. Da una analisi sbagliata (necessità di simbolo comune di tutti gli antipopulisti) può scaturire solo una strategia subalterna che segna l’eclisse di un tentativo che non scioglie le aporie. 
Se la distanza ideale da Renzi era diventata così ampia da risultare insopportabile, e se il suo comando caporalesco era percepito come un affronto all’arte della direzione politica, allora bisognava preventivare l’impossibilità del ripensamento. Solo l’assenza di tentennamenti, e quindi l’azzeramento di deboli nostalgie di intesa, avrebbe garantito ai fuoriusciti uno spazio politico. Per questo non ha efficacia alcuna la distinzione tra un infrequentabile Renzi acclamato dalle primarie e un bel Pd delle origini da resuscitare nelle sue autentiche radici dopo un attimo di sbandamento. Queste fondamenta non reggono più. Sono marcite. E il Pd ormai non è altra cosa rispetto a Renzi, è una cosa non più recuperabile. La determinazione di assumere una trasparente inimicizia politica contro Renzi e il Pd è la condizione imprescindibile per ogni progetto di costruire il nuovo. La sola operazione che può essere realisticamente avviata è quella che prevede una sinistra identitaria ma plurale, realistica nel gioco politico ma con una proiezione sociale, aperta alle sperimentazioni disobbedienti ma nel solco costituzionale. 
Non bisogna lasciare addormentare il peso delle due fratture che hanno spostato le opinioni pubbliche e ferito il Pd e Renzi, quella costituzionale con il referendum di dicembre e quella sociale, con la protesta contro il Jobs Act. Su queste due emergenze, che qualcuno a Milano ha richiamato senza però dedurne che esse conducono con coerenza ad essere alternativi al Pd, va organizzata l’offerta politica nuova con un arco di forze della sinistra sociale e costituzionale. Se si fa una scissione, e però non si marcia verso una autonomia delle sinistre ma si insegue il miraggio del successo immediato, da condividere con il Pd rigenerato attraverso il soccorso di un mitico federatore, non si trovano le fondamenta. Si raccolgono solo i resti di chi ha osato sfidare il capo ma offrendo proprio a lui le armi, in segno di resa preventiva. Per chi, andando a Milano, non si è rassegnato al destino di aspettare che dal Nazareno giungano i cenni di una riconciliazione, si è trattato solo di tempo perduto per un’attesa senza fondamenta.

Sunday, May 21, 2017

CASSANDRA

La principessa troiana Cassandra ha un terribile dono che cerca di condividere con la comunità : vede  in anticipo i disastri futuri, ma non viene ascoltata. Prova inutilmente a convincere i suoi concittadini a non portare dentro le mura di Troia il cavallo di legno lasciato dai greci sulla spiaggia, ma la folla la pensa all'opposto e inneggia al Cavallo. Cassandra parla, ha il coraggio di dire la verità, ma non viene  creduta. 
Chi dice la verità è scomodo, imbarazzante, destinato alla solitudine. Chi dice la verità non potrà mai appartenere fino in fondo ad un gruppo o a una comunità. Perché la critica, inesorabilmente separa. Come scrisse Foucault: "chi dice il vero non potrà avere riparo né focolare e neppure patria: è l'uomo dell'erranza, è l'uomo della fuga in avanti dell'umanità ". 
È la maledizione dello sputo di Apollo nella bocca di Cassandra, la condanna a vedere, ma a non essere creduti. Il destino a non essere di nessuno.

IMMIGRAZIONE DI MASA E PAESI DEL TERZO MONDO

Le migrazioni di massa non risolvono i problemi del terzo mondo, né hanno una ricaduta positiva sulle condizioni socio-economiche dei paesi di provenienza degli immigrati. Al contrario, giovano al capitalismo occidentale offrendo manodopera a basso costo e senza condizioni, mentre l'integrazione degli immigrati si scarica totalmente sulle classi più deboli della popolazione.
L'immigrazione giova ai ricchissimi, non ai poveri e crea un ignobile business sulla disperazione: per questo ne critico profondamente la retorica e ritengo la posizione della sinistra paradossale.
Aiutare i paesi poveri è doveroso e profondamente necessario, ma in tutt'altro modo, dando molto di più e predando molto di meno. Servirebbe un piano strutturale per l'Africa, questo dovrebbe chiedere la sinistra: nessuno emigra se può sopravvivere degnamente nel proprio paese. 
Fabrizio Gatti, in un bellissimo articolo su " l' Espresso " qualche tempo fa spiegava che l'alternativa agli sbarchi esiste : con due miliardi e mezzo di euro, si possono creare in Africa circa 2 milioni di posti di lavoro che possono sostenere circa 13 milioni di persone. Due miliardi e mezzo di euro è la metà di quello che spenderà solo l'Itala nel 2017 per l'emergenza sbarchi: si pensi a quanto potrebbe fare l'Europa tutta insieme. 
Non si tratta di esprimersi sull'accoglie di chi scappa dalla guerra che è cosa umana e giusta, ma di cogliere la stretta connessione tra l"immigrazione (economica) di massa e il capitalismo. Tra: immigrazione e destabilizzazione del nostro sistema economico e dei diritti; immigrazione e ricaduta socio-economica sulle fasce più deboli della popolazione; immigrazione e sfruttamento; immigrazione e nuove terribili schiavitù; immigrazione e ricaduta socio-economica sui Paesi di provenienza degli immigrati. 
Analizzare il fenomeno in chiave marxista è legittimo o è diventata un'eresia?

Thursday, May 18, 2017

ETICA

Il fondamento dell'etica è la coscienza, la libertà, l'autodeterminazione, il libero arbitrio.

Roberta De Monticelli

CARCERATI STRANIERI

In Italia, Il 35% della popolazione carceraria è straniera, contro una popolazione straniera sul totale della popolazione che non arriva al 10%. Ciò significa che la popolazione straniera manifesta un indice di criminalità 5 volte superiore a quella della popolazione italiana. Convengo sul fatto che i reati non siano tutti uguali, ma quand'anche si trattasse di reati minori (sic!) come spaccio, furto, rapina, percosse, aggressione, eccetera, eccetera, il dato mi pare troppo significativo per parlare di pregiudizio e luogo comune.

ULIVO

Serve aprire una riflessione critica sull'Ulivo: è assurdo farne un totem, una sorta di mito intoccabile che non può essere messo in discussione. 
C'è una bella differenza tra il riformismo emiliano  e quello  ulivista: il primo ha teorizzato e realizzato la municipalizzazione (pubblicizzazione) dei servizi, il secondo li ha privatizzati; il primo ha creato il welfare pubblico, il secondo lo ha disfatto; il primo ha fondato la propria azione sull'idea di comunità e di beni comuni, il secondo sul mercato: non c'è nessuna continuità tra il riformismo emiliano e quello ulivista. Al contrario, quel riformismo nato sulle polveri del muro crollato ha sancito una vera rottura culturale e politica col passato, ha saltato il fosso e si è messo al servizio dell'altra parte: lo vogliamo (onestamente) ammettere?

MANIFESTO DI VENTOTENE

Per chi difende questa Europa citando Spinelli, ecco alcuni passi del "Manifesto di Ventotene". 
 "Occorre fin d'ora gettare le fondamenta [...] per costituire un largo stato federale, il quale disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali [...] per fare eseguire nei singoli stati federali le sue deliberazioni, dirette a mantenere un ordine comune, pur lasciando agli Stati stessi l'autonomia che consente una plastica articolazione e lo sviluppo della vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli [...]
Un'Europa libera e unita è premessa necessaria del potenziamento della civiltà moderna di cui l'era totalitaria rappresenta un arresto. La fine di questa era sarà riprendere in pieno il processo storico contro le disuguaglianze ed i privilegi sociali. [...] 
La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l'emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni più umane di vita.. [....] 
Il principio veramente fondamentale del socialismo [...] è quello secondo il quale le forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma - come avviene per forze naturali - essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale, affinché le grandi masse non ne siano vittime... [...] 
La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa, caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio..[....] non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un'attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori (ad esempio le industrie elettriche)[....] 
Questi sono i cambiamenti necessari per creare, intorno al nuovo ordine, un larghissimo strato di cittadini interessati al suo mantenimento e per dare alla vita politica una consolidata impronta di libertà, impregnata da un forte senso di solidarietà sociale. Su queste basi le libertà politiche potranno veramente avere un contenuto concreto e non solo formale per tutti, in quanto la massa dei cittadini avrà una indipendenza ed una coscienza sufficiente per esercitare un efficace e continuo controllo sulla classe governante. " 
Questi cruciali passaggi tratti dal "Manifesto di Ventotene " dimostrano che questa Europa è l'esatto contrario di quanto auspicato da Spinelli, non una sua realizzazione. I trattati di Roma, Maastricht e di Lisbona vanno nella direzione opposta di questo Manifesto, non lo implementano, ma lo tradiscono in modo ignobile. Coloro che si ispirano a Spinelli e si richiamano al suo pensiero, dovrebbero essere i maggiori nemici di questa Europa e non i suoi acritici e grotteschi difensori. 
Spinelli respingeva ogni totalitarismo, voleva un'Europa socialista, non avrebbe mai sostenuto un'Europa al servizio di un capitalismo totalitario che fa gli interessi delle multinazionali mentre umilia e impoverisce la gente normale. Il PCI votò contro alla ratifica del trattato di Roma che istituiva la CEE (più nota come MEC) e poi al sistema monetario europeo (SME) esprimendo la propria opposizione con argomentazioni politiche che sarebbe il caso di rispolverare se si vuole dare un senso a cosa significhi essere di Sinistra.

OBAMA

Un nero che diventa Presidente nella patria degli yankee è già di per sé una rivoluzione. Non si poteva pretendere che fosse anche di sinistra (infatti non c'è stato pericolo che toccasse i privilegi dei ricchi, mentre non ha fatto un cavolo per combattere l'ignoranza e la povertà). Sono certa che i suoi sostenitori / finanziatori miliardari siano stati ampiamente ripagati dell'investimento.

EURO

E cosa credeva la plebaglia europea, che l'Euro fosse stato fatto per la loro felicità?

 Jacques Attali

L'EPOCA DEI DITITTI ACQUSITI NON È MAI ESISTITA

L'epoca dei diritti acquisiti non è mai esistita. Se combatti conquisti diritti e migliori la società. Se subisci perdi i diritti e peggiori la società. 
C'è sempre un' alternativa alla sottomissione. Paradossale che l'avessero capito gli operai (semi-analfabeti) degli anni '50 e non l'abbiano capito né la mia generazione, né le generazioni venute dopo la mia, a dimostrazione che il titolo di studio non certifica affatto la qualità della persone, la loro intelligenza e men che meno la loro dignità.

IMMIGRAZIONE E ONG

Anche se in modo improprio, il magistrato di Catania ha posto questioni politicamente rilevanti che la politica dovrebbe indagare senza strumentalizzazioni, ma anche senza retorica, perché è logico ed opportuno porsi delle domande circa l'attività che le organizzazioni non governative svolgono in mare ai confini della acque territoriali della Libia per soccorrere i migranti che poi trasportano in Italia. 
Più precisamente occorre capire: 
1) come organizzazioni private possano affrontare costi così elevati persino per gli Stati (si pensi a "Mare Nostrum") senza ipotizzare un ritorno in termine di profitto economico;  
2) da chi sono finanziate queste ong ;  
3) di che nazionalità sono queste ong;  
4) se il numero dei morti sia diminuito a seguito dell'attività di soccorso di queste ong oppure no;  
5) quanto spende annualmente lo stato italiano per la gestione dell'accoglienza dei profughi  (nel 2017 si parla di uno stanziamento di bilancio di 4 miliardi di euro) ed a chi vanno questi soldi.  
Sul piano politico e culturale non può non approfondirsi l'indagine sulla stretta connessione tra immigrazione e capitalismo; tra immigrazione e destabilizzazione del nostro sistema economico e dei diritti; tra immigrazione e ricaduta socio-economica sulle fasce più deboli della popolazione; tra immigrazione e sfruttamento; tra immigrazione e nuove terribili schiavitù; tra immigrazione e ricaduta socio-economica sui Paesi di provenienza degli immigrati.  È legittimo o è un tabù porsi queste domande: l"immigrazione a chi giova? Giova ai Paesi da cui questi migranti provengono oppure no? E' attraverso i processi migratori che si aiutano i paesi poveri o sarebbe meglio intervenire in un altro modo? 

I VECCHI

La vera avanguardia di questo Paese è rappresentata dai vecchi, gente umile e modesta, che ha subito il fascismo, la guerra, la miseria, la repressione padronale, ma ha sempre lottato per sé e per noi che non siamo nemmeno stati capaci di difendere quel patrimonio di libertá e di diritti che  avevano conquistato con enorme sacrificio e forte determinazione.

FILOSOFIA E NARRATIVA

Un filosofo non descrivere solo la propria concezione, ma la presenta come risultato finale di tutte le altre. Essere cosciente della propria storia fa parte della filosofia.

IMMIGRAZIONE - ALLEANZA TRA POVERI E RICCHISSIMI

Io credo vi sia un altro ambito in cui l'alleanza tra poveri e ricchissimi appare paradossale, ed è sulla retorica dell'immigrazione. 
Non si di tratta di esprimersi sul soccorso umanitario di chi scappa dalla guerra che è cosa buona e giusta, ma sull''immigrazione di coloro che arrivano per motivi economici: questo tipo di immigrazione, a chi giova? È un tabù a Sinistra porsi queste domande? Analizzare il fenomeno in chiave marxista è legittimo o è divertata un'eresia? 
Tutti noi sappiamo che la Sinistra difende i poveri combattendo la povertà. Ed a me pare uno strano modo combattere la povertà, quello di depredare l'Africa, colonizzarla, fomentare l'odio tra le diverse etnie per poi accogliere tutti quelli che scappano per metterli al servizio del capitalismo.  
A me pare una strana Sinistra quella che non coglie il nesso strettissimo tra capitalismo e immigrazione e non si interroga sul globalismo liberista che ha bisogno dell'immigrazione di massa per abbassare i salari e togliere i diritti ai lavoratori.  
 A me pare una Sinistra che ha cambiato pelle quella che non si accorge che l' immigrazione è strutturale al capitalismo il quale per massimizzare il profitto necessita di un esercito permanente di disperati disposti a lavorare a qualsiasi condizione.  
Avere cessato di incarnare una vera forza critica del capitalismo rinunciando a ciò che è la sua stessa ragione d'essere, ha spinto la Sinistra a deformare la realtà e ad osservare le migrazioni di massa attraverso l'ologramma liberista che trasforma la cinica brutalità del capitalismo nell'appel estetico della diversità culturale, un' ipocrisia che nasconde la bruttezza morale dello sfruttamento dei poveri con l'espediente linguistico dell'accoglienza e del multiculturalismo.  
Per questo credo che non sia più possibile rinviare a Sinistra lo studio sulla stretta connessione tra: immigrazione e capitalismo; immigrazione e destabilizzazione del nostro sistema economico e dei diritti; immigrazione e ricaduta socio-economica sulle fasce più deboli della popolazione; immigrazione e sfruttamento; immigrazione e nuove terribili schiavitù; immigrazione e ricaduta socio-economica sui Paesi di provenienza degli immigrati.  O la Sinistra risponde a queste domande, oppure non ha ragione di esistere.

SARTORI E IMMIGRAZIONE

SARTORI
 Ho sempre scritto che le società liberal- pluralistiche non richiedono nessuna assimilazione. Fermo restando che ogni estraneo (straniero) mantiene la sua religione e la sua identità culturale, la sua integrazione richiede soltanto che accetti i valori etico-politici di una Città fondata sulla tolleranza e sulla separazione tra religione e politica. Se l’immigrato rifiuta quei valori, allora non è integrato; e certo non diventa tale perché viene italianizzato, e cioè in virtù di un pezzo di carta. Al qual proposito l’esempio classico è quello delle comunità ebraiche che mantengono, nelle odierne liberaldemocrazie, la loro millenaria identità religiosa e culturale ma che, al tempo stesso, risultano perfettamente integrate nel sistema politico nel quale vivono. 

LA SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE

La sentenza 24084 /2017 della Corte di Cassazione afferma concetti chiari per quanto ovvi: nessuno può rivendicare la supremazia della propria cultura sul diritto posto; nessuno può pensare che in forza di una religione si possa disattendere la norma e comportarsi come cavolo si vuole. 
" [...]In una società multietnica la convivenza tra soggetti di etnia diversa richiede necessariamente l'identificazione di un nucleo comune in cui immigrati e società di accoglienza si debbono riconoscere. Se l'integrazione non impone l'abbandono della cultura di origine, in consonanza con la previsione dell'art. 2 della Costituzione che valorizza il pluralismo sociale, il limite invalicabile è costituito dal rispetto dei diritti umani e dalla civiltà giuridica della civiltà ospitante. È quindi essenziale l'obbligo per l'immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale in cui ha liberamente scelto di inserirsi e di verificare preventivamente la compatibilità dei propri comportamenti con i principi che la regolano e quindi della liceità di essi in relazione all'ordinamento giuridico che la disciplina. La decisione di stabilirsi in una società in cui è noto, e si ha consapevolezza, che i valori di riferimento sono diversi da quelli di provenienza ne impone il rispetto e non è tollerabile che l'attaccamento ai propri valori, sepur leciti secondo le leggi vigenti nei paesi di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante. La società multietnica è una necessità, ma non può portare alla formazione di arcipelaghi culturali confligenti, a seconda delle etnie che la compongono, ostandovi l'unicità del tessuto culturale e giuridico del nostro paese che individua la sicurezza pubblica come un bene da tutelare e, a tal fine, pone il divieto di porre armi e di oggetti atti ad offendere. [...]