Monday, February 29, 2016
La pratica della maternità surrogata a pagamento pone questioni etiche e culturali molto profonde.
Non si tratta di una questione giuridica, (non solo), ma piuttosto filosofica, di valori: è la vita che si fa merce sulla base del principio liberista che tutto ha un prezzo e non un valore.
L'onestà intellettuale richiede coerenza: o applichi uno schema marxista o applichi uno schema liberista. Non puoi essere contro la mercificazione del lavoro, della salute, dell’assistenza, della previdenza, dell'ambiente ecc. e poi legittimare l'acquisto di un ovulo e l'affitto di un utero.
Se la politica vuole essere credibile deve darsi dei valori e rispettarli fino in fondo. Altrimenti è solo una farsa, una grande, mega, galattica recita utile solo agli attori che la mettono in scena.
Comprendo il dono.
Se c'è dono consapevole è tutt'altra cosa. Il dono è l'esatto contrario dello scambio di mercato, cioè dello scambio di cose o di denaro che dir si voglia. Nel dono non c'è negozio giuridico. Nel dono la nozione di merce è assente. Il dono muove da un'iniziativa gratuita, personale, non dettata dall'obiettivo economico di realizzare un profitto, ma dal desiderio di fare qualcosa per qualcun altro, senza avere nulla in cambio.
E sono favorevole (da sempre) alle adozioni per i single e per i gay.
Sono per l'uguaglianza: tutti gli individui etero o omo che siamo possono essere ottimi ( o pessimi) genitori.
Ciò che non condivido è la mercificazione della vita, l'idea che se hai i soldi puoi comperare tutto, persino un bambino: questa è l'aberrante apoteosi del capitalismo che a quanto pare si è insinuata dentro il paradigma culturale della Sinistra, trasformandola geneticamente.
Friday, February 26, 2016
UNIONI CIVILI, LA NUOVA BRECCIA DI PORTA PIA
Di Francesco Merlo
da La Repubblica del 26 febbraio 2016
da La Repubblica del 26 febbraio 2016
Nella lunga e tortuosa storia della liberazione sessuale dell'Italia, ha lo stesso valore epocale della legge sul divorzio e di quella che regola l'aborto,questa legge che, approvata dal Senato (presto lo sarà dalla Camera), porta il nome di una tormentata e dolce signora, Monica Cirinnà, che ieri in Senato sembrava l'indomabile donna riccia di Modugno. La Cirinnà è stata assediata e insultata ma, piangendo e indietreggiando, resistendo e rilanciando, è alla fine entrata nel tempio delle grandi della sinistra: Lina Merlin, Tina Anselmi, Nilde Jotti, Emma Bonino... le signore dell'inaudito italiano.
Eppure, oggi quest'altro inaudito si avvera senza consapevole drammaticità. C'è solo il frastuono della battaglia politica pro o contro Renzi, il rumore dell'abbasso e dell'evviva al governo, la solita spaccatura guelfi-ghibellini di un Parlamento post-ideologico che ha smarrito le ragioni fondanti della legge: l'uguaglianza, la civiltà dei diritti, l'amore, la famiglia, la sofferenza di tante persone che si amano e magari credono pure in Dio e nei sacramenti e però sino a ieri dovevano nascondersi perché il loro amore, la loro convivenza e la loro stessa fede non erano riconosciute dai lanzichenecchi teocon e teodem.
Comunque la si guardi, questa legge è dunque una nuova Porta Pia, svaticanizza l'Italia, rende più vera la vecchia frase di Spadolini: "Il Tevere è più largo". Nonostante il lessico povero ed estremista - "legge porcata", "unioni incivili " - che misura la febbre del Belpaese malato di isteria, la verità nuda è che finalmente escono dall'inferno della clandestinità ed entrano nella legalità e nella normalità le coppie omosessuali italiane. Le loro unioni d'amore saranno infatti sancite dallo stesso sindaco che ha sposato me e mia moglie.
E i loro diritti sociali, dall'assistenza sanitaria alla reversibilità della pensione, dalla legittima eredità del patrimonio al part-time, dall'assistenza penitenziaria ai mutui e agli "sconti famiglia", saranno tutti riconosciuti e tutelati dalla legge. Da oggi infatti questi diritti di minoranza sono valori di maggioranza. Dunque finiscono per sempre la diversità e la dissonanza coltivate come vizio nascosto. Finisce persino, con un altro italianissimo compromesso storico tra il rispetto della Chiesa e i bisogni di libertà, l'idea barbara e blasfema che Dio sia maschio e che il diavolo sia invece pederasta.
Certo, la cattolicissima Irlanda e persino il Portogallo hanno già approvato il matrimonio tra gay, con l'idea, secondo noi giusta, che paternità e maternità sono fatte di esperienze e non di seme, e che Freud sarebbe stato contento di riscrivere tutta la psicanalisi. E persino la History, quando le mamme sono due, può diventare Her- story, con Edipo che uccide la madre, Elettra la adora e Gesù sulla croce la rimprovera: "Madre, perché mi hai abbandonato?".
In Italia invece è la parola matrimonio che è stata surrogata con perifrasi fritte come "unioni di diritto pubblico" e "formazioni sociali". E l'adozione del figlio naturale del partner è stata stralciata perché, come diceva Martinazzoli, "in questo Paese le leggi si riesce a farle solo con la regola della quadratura del cerchio". E voleva dire del compromesso spinto sino al paradosso di far convergere le parallele, di maritare il diavolo e l'acqua santa, e nel nostro caso di far combaciare come asole e bottoni gli atei del Pd e i bigotti di Ncd di Alfano, i cattolici democratici e i mercenari di Verdini, illuminati dall'illuminismo non per militia Christi ma per militia sellulae, per attaccamento alla poltrona, anche se non più occupata con lombi completamente papalini.
Dobbiamo all'arte democristiana della mediazione pasticci di ogni genere. In fondo, questa legge sulle unioni civili, proprio perché riforma radicalmente il diritto di famiglia, ha reso una pesante necessità morale l'accordo con chiunque ci stava. È vero: poteva essere la legge di tutti senza glosse, emendamenti, canguri, stralci, talk show e like nei social. Ma con Grillo non è stato possibile perché i sondaggi gli hanno suggerito che non gli conveniva: l'utile elettorale non coincide mai con le battaglie di civiltà.
Stralciata e rinviata chissà a quando, l'adozione del figlio naturale del partner continuerà dunque ad essere affidata alla magistratura che grazie al famoso articolo 44 della legge sulle adozioni già l'ha concessa anche a qualche compagno/a gay perché non c'è legge che non sia interpretabile secondo il dettato della pubblica coscienza, e sempre le leggi cercano, fosse pure attraverso le sottigliezze e i cavilli, di captare il mondo, di adeguarsi al passo e al fiato della società.
Non bisogna ovviamente farsi illusioni, ci saranno altri family day e altri raduni arcobaleno. Alfano già dice di avere impedito "una rivoluzione contro natura" con uno zelo losco e scivoloso che non convince né i compagni di strada laici né gli ultrà cattolici di Ruini e Bagnasco, i neointegralisti che pensano alla sessualità come a una branca della teologia. Dunque la battaglia attorno alle adozioni continuerà. In Italia infatti c'è un abuso delle manifestazioni di piazza che, prima di essere sediziose o minacciose, sono prive di pensiero. La piazza, che oggi prende anche le forme di Twitter, di Facebook e della Rete, è un tribunale cieco, l'organizzazione della demagogia, è il plotone.
La legge Cirinnà, per contagio, è persino destinata a liberare dalla fedeltà come obbligo di legge dello Stato, tutte le coppie italiane, pure gli sposi. Sarà in questo senso un "tana libera tutti". Ed è giusto ricordare che l'idea originaria della fedeltà, che non è l'antitesi delle corna, era un progetto di vita, il fondamento tradizionale su cui costruire la domus, la base della civiltà occidentale: l'odissea dei sensi, vissuta da Penelope contro ogni tentazione di infedeltà tramata dai Proci. Poi ovviamente la fedeltà ha incontrato la storia. È diventata infatti la coercizione contro l'adulterio, il dominio sulla carne, la disputa maschile sul corpo della donna. E ci sono posti nel mondo dove si spara e si ammazza per la fedeltà. Altri dove si lapidano le peccatrici. Altri ancora dove si puniscono pesantemente tutti i peccatori, di ogni sesso. La fedeltà è un vortice di fantasie sessuofobiche, un caleidoscopio di moralismo, illicitus coitus cum uxore vel marito alterius, persino espediente retorico per giustificare i crimini, e basta leggere Simenon o gettare un'occhiata all'universo della mafia siciliana, dove per fare adulterio con una bella ragazza, Luciano Liggio le ammazzò - in nome dell'antisocialismo - il fidanzato sindacalista, il famoso Placido Rizzotto. Oggi poi la linea discriminante dello scontro di civiltà è la fedeltà, la sanzione sociale e la lapidazione come risarcimento.
Dunque ora che il desiderio è diventato diritto, la legge Cirinnà ci libererà definitivamente anche dalla fedeltà. E diciamo la verità: oggi c'è più amore nei matrimoni di quanto ce n'era nel passato, e proprio perché non hanno più un vincolo totalitario, né sacro né di genere. "Ti sono fedele a modo mio" si scrivevano Sartre e Simone de Beauvoir mentre amoreggiavano, lei con i Mandarini, e lui con le ragazze di Saint-Germain- des-Prés.
Infine questa legge restituisce la religione italiana alle sue belle radici non teurgiche, ai semplici, ai parroci buoni che tanto somigliano a Papa Francesco, quelli che benedivano la Lollobrigida, la scostumata di "Pane, Amore e fantasia", perché mai cercavano il peccato, ma sempre offrivano la comprensione.
Thursday, February 25, 2016
LA CITTÀ E' UNA QUESTIONE NAZIONALE
Di Walter Tocci
Le città sono la carta non ancora giocata dall’Italia per uscire dalla crisi. All’inizio della Seconda Repubblica ci fu un breve momento in cui sembrò possibile calarla sul tavolo, ma è purtroppo passato in fretta. Le politiche urbane sono diventate asfittiche e i governi nazionali le hanno sommerse con alluvioni normative - i bilanci, le procedure, gli appalti, la fiscalità, le aziende, gli assetti istituzionali - senza alcuna idea strategica. Nel frattempo i paesi europei sono dotati di stabili agende urbane che parlano di contenuti e non di leggi, e interagiscono meglio di noi con il lato positivo delle politiche di coesione dell’Unione.
Eppure molte questioni nazionali sono imbrigliate nella dimensione locale. La crisi delle banche dipende in buona parte dai valori immobiliari gonfiati, che oggi pesano sui bilanci come crediti non esigibili. La rendita finanziaria ha utilizzato la rendita immobiliare come veicolo fino all’esplosione della bolla. I dividendi sono andati comunque ai proprietari, lasciando ai sindaci i deficit di infrastrutture. Oggi il mattone è fermo in attesa di ricominciare come prima, ma forse proprio la crisi richiede una svolta. Il valore immobiliare può tornare a crescere solo se aumenta la quota ripartita a favore degli investimenti pubblici. Non si devono più svendere i patrimoni pubblici, bisogna utilizzarli come leva per migliorare la qualità urbana, la dotazione infrastrutturale, l’edilizia sociale e per liberare l’economia dell’innovazione dal peso del mattone, per mettere in concorrenza gli operatori che realizzano normali profitti invece delle immeritate rendite del passato.
La realizzazione dell’Alta Velocità ha liberato tracce ferroviarie che potrebbero essere utilizzate per il trasporto locale: sarebbe una cura del ferro nelle aree metropolitane che potrebbe dare una nervatura alla sciagurata disseminazione edilizia degli ultimi trent’anni. Tutto ciò mentre il digitale offre occasioni formidabili: le tecnologie consegnano al passato l’uso proprietario dell’automobile e consentono di condividerla tra diverse persone. Il taxi come lo abbiamo inteso fino a pochi anni fa è destinato a scomparire come la carrozza a cavalli. Agli attuali operatori si garantiscano gli ammortizzatori sociali e le riconversioni professionali, come si fa con le fabbriche in crisi. Ma è fondamentale poi iniziare a scrivere le regole per la sharing economy della mobilità, che può migliorare la vita dei cittadini e creare nuovi posti di lavoro. Il traffico è un mercato che non va mai in recessione.
Il polo tecnologico nell’area dell’Expo è un’utile scelta, ma rischia di diventare una cattedrale nel deserto, poiché assorbe da solo l’investimento in ricerca che era destinato all’intero sistema universitario nazionale. I ricercatori italiani non ricevono più finanziamenti dallo Stato, ma li ottengono dall’Europa e di conseguenza vanno a spenderli all’estero. Quello che si è fatto a Milano dovrebbe essere replicato in dieci grandi città, con priorità al Mezzogiorno, per farne i centri dell’innovazione del Paese. L’inventiva che si è espressa ieri nei distretti industriali andrebbe rielaborata oggi nelle città, intese come fabbriche della produzione immateriale.
Grandi paesi in Asia e in America latina investono nella tutela e nel restauro dei beni culturali creando un'impennata nella domanda di formazione e di servizi. Un'offerta specializzata dell’Italia avrebbe il vantaggio competitivo del brand che viene dalla sua storia. E invece il ministero prosegue nella svalutazione professionale di quel “metodo italiano” studiato in tutto il mondo e ideato dai Bianchi Bandinelli, Brandi e Argan. Prevale da tempo l'illusione stracciona di fare i soldi con il merchandising e i cocktail nei musei. Invece una ricca economia dei beni culturali può nascere solo sulla tutela, promuovendo prestigiose scuole internazionali e nuove imprese capaci di esportare il nostro sapere dell’antico.
Purtroppo, come ci ricorda l'Ocse, al 70% della popolazione mancano le competenze necessarie per vivere nel nuovo mondo. In un paese del genere le scuole non dovrebbero chiudere mai, dovrebbero essere aperte giorno e sera, non solo per l'istruzione dei figli ma per riportare sui banchi anche i genitori. É la promessa mancata dalla legge della Buona scuola, da riprendere in una chiave nuova, come politica per le città. Le scuole aperte devono essere i luoghi più belli dei quartieri, i laboratori dell'apprendimento sociale, gli spazi per la libera espressione dei linguaggi giovanili, le strutture per l'alternanza scuola lavoro nelle filiere creative, i centri di formazione per la riconversione ecologica, le porte aperte per i bambini e gli adulti migranti.
L'accoglienza dei migranti è la questione che deciderà del futuro europeo. E viene gestita nelle città, oggi purtroppo con provvedimenti sporadici, in gran parte inefficaci, talvolta infangati dal malaffare, come si è visto con Mafia Capitale. Non esistono scorciatoie, né soluzioni settoriali. Occorre un rilancio del welfare urbano, un ripensamento delle finalità dei servizi e delle modalità organizzative. Se funzionerà per i migranti, migliorerà anche per gli italiani. Ma l’operato dei singoli sindaci non basterà; serve un’inversione della tendenza attuale basata su tante norme e pochi soldi.
Abbiamo bisogno è una politica nazionale per le città. Se il governo l’annunciasse, darebbe un grande aiuto ai candidati di centrosinistra. Viceversa dovrebbero venire idee nuove dai programmi di governo locale, soprattutto dalla capitale. Rutelli e Veltroni hanno dimostrato che a partire dal buongoverno cittadino si poteva realizzare un nuovo miracolo italiano. Hanno avuto il merito di guidare Roma nell’interesse generale del Paese, tanto da ottenere la candidatura alla Presidenza del Consiglio. Di quegli anni si possono rivedere criticamente tante cose, ma fu sempre forte la passione progettuale. Negli anni successivi è prevalso il piccolo cabotaggio dei notabili che ha fatto emergere il lato oscuro della città. Come disse Theodor Mommsen a Quintino Sella prima di Porta Pia: “Ricordatevi che Roma si può governare solo con una grande idea”.
SINISTRA COSMOPOLITICA
Cosmopolitica è un passo: un processo di riconfigurazione unitaria della Sinistra è indispensabile.
Ma vorremmo conoscere il paradigma culturale su cui si fonderà il nuovo partito, perché la Sinistra ha fatto propria l'ideologia liberista ed in Europa il PSE sostiene il TTIP ( Renzi in testa), sostiene le politiche di austerity, sostiene l'economia finanziaria a scapito di quella reale.
Vorremmo conoscere l'analisi critica del sistema capitalista.
Vorremmo conoscere le idee, la filosofia, la visione aggiornata al 2000 della società che si vuole realizzare.
Perché non si capisce più niente: c'è chi è lì ancora a fare l'ancella del PD e sostiene Sala a Milano. C'è chi parla di tampax e di marijuana libera. C'è chi fa la retorica dell'immigrazione e del terzomondismo peloso (ormai indistinguibile dal globalismo strutturale al capitalismo selvaggio). C'è chi difende la libera circolazione delle merci e dei lavoratori come se fosse auspicabile un proletariato che gira con la casa sulla schiena per inseguire un lavoro che si sposta in funzione degli interessi del capitale.
Vedo una Sinistra che segue più la Chiesa che Gramsci e Marx.
C'è una grande confusione, non serve un'ammucchiata di piccolo cabotaggio, ma una classe dirigente perbene, con capacità critica e di pensiero e schiena dritta.
Serve chiarezza. Osare più socialismo. Osare più internazionalismo. Osare più democrazia.
LA CIRINNÁ PASSERÀ COME LA VUOLE ALFANO
La Cirinná passerà, ma come la vuole Alfano.
Grazie alla complicità del M5S, si farà un accordo al ribasso con NCD che salverà capre e cavoli: la stepchild adoption verrà stralciata e si tireranno ai gay solo un po' di ossa.
Alla fine i gay diranno: "meglio di niente". Renzi si prenderà il merito di avere approvato una legge ( a chi importa conoscere davvero i contenuti della norma? I giornali mistificheranno la realtà ), Alfano griderà alla vittoria avendo di fatto depotenziato il testo come voleva, mentre sul M5S ricadrà la colpa dell'accordo al ribasso.
E' la differenza tra chi capisce tutto e chi non capisce niente, oppure capise tutto, ma è consapevolmente complici di questa pantomima che porterà allo stralcio della stepchild adoption e quindi è in malafede.
LA FIDUCIA SULLA CIRINNÁ : ANCORA UNA VOLTA
Oh, non si poteva mettere la fiducia. I soloni del PD a spiegarmi la rava e la fava del perché.
Poi ieri apro i giornali e scopro che il Governo è intenzionato a porre la questione di fiducia. Ma non per per fare passare la Cirinná così com'è e fare ingoiare il rospo ai Catto - Dem. No, no. Al contrario, la fiducia serve per assecondare i Catto -Dem con lo stralcio della stepchild adoption e fare ingoiare il rospo alla Senatrice Cirinná e alla Sinistra Dem. Ancora una volta.
La spunta Alfano, va come doveva andare. Ancora una volta. Questa pantomima sulla Cirinná era nei progetti di Renzi fin da subito. Qualcuno è cascato nel suo trappolone. Oppure no, gli ha dato consapevolmente una mano. Ancora una volta.
TUCIDIDE, L'ITALIA E I MELI
Per rendere bene l'idea dell'autorevolezza dell'Italia sul piano internazionale, utilizzo spesso una metafora cafona e molto volgare, ma (a mio avviso) efficace. L'Italia, nello scacchiere mondiale, conta come il pisello di un moscerino dentro il culo di una balena. Per cui i forti decidono e noi ci allineamo. Punto.
È così in Europa ed è così nell'ambito della Nato.
Tutta la narrazione spicciola di chi si spertica a negare questa amara realtà, è patetica.
Le relazioni internazionali hanno proprie "regole" che rispondono ( purtroppo) ai rapporti di forza. E noi siamo molto deboli, direi il ventre molle dell'Europa e della Nato.
Vale ancora la pena leggersi Tucidide per capire qualcosa di relazioni internazionali ( quel dialogo meraviglio tra gli Ateniesi e i Meli mi ricorda tanto quello tra Bruxelles ed Atene dello scorso anno, ma a parti invertite).
Oggi i Meli siamo noi ( chi ha letto Tucidide capirà benissimo cosa intendo e come andremo a finire ).
LA PANTOMIMA SULLA CIRINNÁ: È ANDATA COME DOVEVA ANDARE
È andata come doveva andare. Questa pantomima sulla Cirinná era nei progetti di Renzi fin da subito. Qualcuno è cascato nel suo trappolone. Oppure no, gli ha dato consapevolmente una mano. Ancora una volta.
Lo schema renziano era talmente banale che persino una stupida come me l'aveva capito: la stepchild adoption andava stralciata per tirare ai gay solo un po' di ossa.
I diritti di milioni di persone usati per non parlare d'altro. E per misurare i rapporti di forza.
Cinismo all'ennesima potenza. Meschinità pura. Politica.
Alfano non si accontenterei dello stralcio della stepchild adoption. Nel Nuovo Centro Destra c'è troppa euforia. Si punta a scarnificare la legge. Si mira allo scalpo della Cirinnà. Al trionfo.
REGISTI E COMPARSE
Non ci sono stati intoppi: tutto è andato come previsto da Alfano e i Catto Dem.
Il M5S ha stupidamente interpretato il copione scritto dal PD, portando (ancora una volta) acqua al mulino di Renzi.
Registi e comparse: è la differenza tra chi capisce di politica e chi di politica non capisce un cazzo.
Saturday, February 20, 2016
SINISTRA TRA TERZOMONDISMO E GLOBALIZZAZIONE
di Francesco Erspamer
L'Austria sfida l'Europa, intitolano i giornali. I campi si stanno definendo: da un lato chi difende l'indipendenza e sovranità dei paesi, anche quando prendono decisioni sbagliate o poco generose; dall'altra parte chi invece confida in istituzioni sovranazionali che nessuno ha eletto e che non si sa bene a chi rispondano. Purtroppo nel secondo campo, insieme ai liberisti e, giustamente, alla Chiesa cattolica (che se no non sarebbe cattolica), si è schierata anche buona parte della sinistra, prigioniera di un internazionalismo/terzomondismo ormai indistinguibile dalla globalizzazione e incapace di accorgersi che se i sentimenti nazional popolari (quelli gramsciani) vengono abbandonati o addirittura criminalizzati, ad ereditarli sarà la destra sociale. Che infatti sta prendendo la guida del primo campo, mentre alla guida del secondo campo c'è saldamente la destra iperliberista. Destra contro destra, il sogno del neocapitalismo. Solo riportando al centro della sua ideologia e della sua azione l'eguaglianza economica (come Bernie Sanders) e la difesa delle comunità la sinistra riuscirà a evitare di scivolare nell'irrilevanza.
Thursday, February 18, 2016
CIRINNA'
Ognuno si assuma le proprie responsabilità sulla Cirinná, in primis il PD.
Renzi, quello che ha messo la fiducia su ogni legge ( anche per stuprare la Costituzione), ma sui diritti civili butta l'osso al Parlamento e lascia libertà di coscienza.
E i grillini, invece di neutralizzare i cattodem che non vogliono la legge, che vogliono stralciare la stepchild adoption, fanno il loro gioco.
Come dentro il risiko, ognuno dispone i propri carri armati e misura la propria forza sulla pelle di chi non ha diritti.
Grazie alla complicità del M5S, tutto scorre nella direzione che vuole Alfano.
Tra PD e grillini è uno spettacolo ignobile.
SOCCORSO GRILLINO A RENZI
Ancora una volta il M5S corre a soccorrere Renzi permettendogli di stralciare la stepchild adoption e salvare capre e cavoli ( la legge si vota, ma alla maniera che vuole Alfano così si salva il governo ).
Ancora una volta I grillini si dimostrano i veri renziani del reame, fin dal principio, con quella porta sbattuta in faccia a Bersani che apriva ( di fatto) al cantiere del Nazareno.
Dopo due anni di esperienza parlamentare non credo più alla scusante dell' ingenuità politica che si riserva alle matricole : o è stupidità oppure è proprio malafede.
IL CANGURO È UNA SCHIFEZZA
Il canguro è una schifezza, un modo per rendere inutile il Parlamento, come lo è presentare 5000 emendamenti: Grasso permette, Mattarella tace, la democrazia perisce giorno dopo giorno con la complicità dei vertici delle istituzioni.
Anche un movimento politico padronale è una schifezza.
Al netto di tanti militanti sicuramente democratici, la cultura democratica non appartiene né al PD, né al M5S.
È un periodo nero per la nostra democrazia: siamo nel pieno di un processo autoritario statuito da una riforma della Costituzione che prevede un Parlamento al servizio del capo del governo.
Detto questo, fare i puristi del reame sulla pelle di persone che aspettano diritti da anni, dopo che si è più volte cambiato idea sulla legge ( la votiamo se non si tocca il testo Cirinnà; no, libertà di coscienza; si la votiamo, saranno due o tre quelli che non la votano) mi sembra meschino ed oltremodo strumentale.
Il M5S sta lavorando per Renzi senza nemmeno accorgersene, sta spianando la strada allo stralcio della stepchild adoption, facendo in modo che la colpa di questo stralcio ricada su di loro.
È deprimente sentirli ringhiare per rivendicare con orgoglio tutto questo.
FONDATA SUL LAVORO
Di Gustavo Zagrelbesky
Le crisi finanziarie che si abbattono sui conti degli Stati non sono eventi della natura, come tsunami o alluvioni. Sono prodotte dagli interessi finanziari medesimi e sono certificate da agenzie indipendenti solo in apparenza, in un colossale conflitto ( o, sarebbe meglio dire, in una colossale connivenza ) di interessi. Che cosa ha prodotto, del resto, il "risanamento finanziario " che il mondo finanziario internazionale chiede agli Stati, come condizione dei loro investimenti? Chiede "riforme". E queste riforme a cosa hanno portato? Finora a contrazione dell'economia reale, a crisi delle imprese, a diminuire i posti di lavoro, al peggioramento delle condizioni dei lavoratori, a emarginazione del lavoro femminile, a riduzione delle protezioni sociali. Sono conseguenze congiunturali, come pensa chi crede che al "risanamento " seguirà una seconda fase di sviluppo, oppure sono conseguenze strutturali di un'economia controllata da una finanza finalizzata a se stessa?
Di fronte alla pervasiva forza, legale e illegale, della finanza, la politica si dimostra troppo spesso succube, connivente o collusa. Chi sa resistere alla forza del denaro, che corrompe, o, almeno, debilita le forze che dovrebbero regolarla?
Il dominio dei mercati finanziari ha cambiato la nostra vita, senza che nemmeno ci si accorga di come ciò è avvenuto. Per correre dietro alla speculazione finanziaria - "ce lo chiedono i mercati ", "i mercati non capirebbero ", "i mercati hanno bisogno " ecc. - la sovranità dei popoli è stata messa sotto tutela, la democrazia è stata impoverita, i diritti compressi o negati, la coesione sociale lacerata e il bene - lavoro ha perso il suo valore di fondamento della vita sociale ed è diventato un effetto secondario eventuale. Tutto ciò è avvenuto in nome del "risanamento " un nome che abbellisce l'obiettivo : ricreare le condizioni favorevoli ad attirare denaro dal circuito della finanza, così facendosene sempre più circuire.
Monday, February 15, 2016
NON È CON I TAGLI CHE SÌ RISOLVONO I PROBLEMI DEL PAESE
In Italia ci sono circa 8000 comuni. Da anni si sostiene che sono troppi, che bisogna accorparli ( noi ci siamo inventati quelle boiate delle Unioni) e scopro che in Francia c'è ne sono 36.000 ed in Germania 12.000.
Da anni si sostiene che spendiamo troppo per la sanità e scopro che l''Italia è in coda in Europa e per spesa sanitariria pro capite: 2.355 euro contro i 3.900 dei Paesi Bassi, 3600 di Germania e Austria e 2900 di media europea.
Per non parlare della spesa per l'istruzione : Italia maglia nera, peggio di noi solo la Grecia.
Siamo il paese delle pensioni d'oro, delle casse previdenziali in passivo di dirigenti, giornalisti e politici ( che però non si toccano ), delle pensioni di anzianità date ai 40 enni con 19 anni 6 mesi e 1 giorno di contributi, ma si mette mano alle pensioni dei giovani.
Sprofondiamo, ma si continua a parlare di tagli allo stato sociale, ai servizi, al welfare.
Meno tasse e tagli alla spesa è la ricetta classica della Destra. Ed è anche la ricetta del Pd.
IL PROBLEMA IN MEDIO ORIENTE NON È LA RUSSIA
La Nato sta scaldando i motori e si prepara a scendere in campo per contenere l'Orso Siberiano, tutto il resto non conta.
Più che i taglia gola del Califfato, pare la Russia il problema in Medio Oriente: tutto ruota attorno agli interessi americani di contenere la Russia.
Dell''ISIS, del terrorismo, degli esodi biblici, dei turchi che sparano sui curdi, dei sauditi che foraggiano l'Isis non frega niente a nessuno.
Lo spargimento di fango contro Putin da parte dell’artiglieria televisiva occidentale, fornisce la versione ufficiale che si vuole dare della vicenda: la spartizione dell'area tra USA, Turchia e Arabia Saudita non può essere messa in discussione dall'esuberanza russa.
Thursday, February 04, 2016
LA FAMIGLIA NATURALE NON ESISTE
Intervista a Chiara Saraceno
Studiosa da molti anni della famiglia e delle sue trasformazioni, Chiara Saraceno nel suo ultimo libro Coppie e famiglie(Feltrinelli 2012) dichiara di voler «sollevare un po’ il velo dell’ovvietà che cela la complessità della famiglia come costruzione pienamente umana». Il racconto della sociologa, docente in passato all’Università di Torino e presso il Centro di ricerca sociale di Berlino, affronta i mutamenti significativi dell’essere coppia e dell’essere genitori, superando quelle definizioni che ormai non trovano più corrispondenza nella realtà. Perché, sostiene Saraceno, se c’è un campo in cui l’umanità si è sbizzarrita a inventare norme, valori e forme di relazioni, è proprio quello della famiglia.
Professoressa Saraceno, partiamo dalla festa della famiglia naturale promossa dalla regione Veneto per l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale. È giusto parlare di famiglia naturale?
Non è mai stato giusto, perché non c’è niente di meno naturale della famiglia. Il che non vuol dire che è innaturale, certo. Ma la famiglia è una costruzione sociale, legale e normativa. Sono le norme che definiscono quali rapporti di sesso o di generazione sono familiari oppure no. E se noi guardiamo la famiglia da un punto di vista antropologico e storico, scopriamo che il modo in cui questo processo normativo è avvenuto è variato molto nel tempo e nello spazio. Ancora fino all’altro ieri, per esempio, si distingueva tra figli legittimi e figli naturali e qui il termine “naturale” vale meno di legittimo. Il contrario di quello che sostiene la Regione Veneto.
Lei parla di famiglia caleidoscopio, in cui le tessere sono le stesse – rapporti tra i sessi, generazioni, figli – ma che si combinano in maniera diversa a seconda del contesto.
Sì, un caleidoscopio, anche soggettivamente. Ricordo che ai miei studenti chiedevo di fare una lista con dentro chi consideravano famiglia. Scrivevano: una nonna sì e l’altra no, la compagna del padre, altre persone che magari non erano parenti, insomma la famiglia attraverso la colorazione degli affetti.
Il cambiamento della famiglia in Italia nella seconda metà del Novecento è avvenuto per merito delle donne?
Le donne, certo, ma anche grazie al movimento degli studenti, le lotte per i diritti civili. La famiglia è cambiata dentro l’eterosessualità del matrimonio proprio nei contenuti, negli obiettivi che ci si aspetta. Il motivo per cui oggi le persone omosessuali si sentono legittimate a considerarsi famiglia è fondato sulle trasformazioni della coppia eterosessuale. Nel momento in cui questa trova la sua giustificazione – parlo nell’Occidente democratico – nell’affettività reciproca, nella simmetrica uguaglianza, e non necessariamente nella riproduzione, che differenza c’è?
In Italia però le cosiddette famiglie arcobaleno formate da persone omosessuali hanno una vita difficile…
Dal punto di vista soggettivo e sociale sono famiglie come tutte le altre. Anche dal punto di vista della parentela, perché ho incontrato dei nonni – pur non essendo biologici – molto fieri del loro status. Ma sulla carta queste non esistono come famiglie. Con la conseguenza che i bambini delle famiglie Arcobaleno hanno, dal punto di vista legale, una parentela molto ridotta, come accadeva ai figli naturali di un tempo.
Esiste una cesura tra la vita reale dei cittadini e le norme che la regolano?
In Italia sicuramente si. Tutto avviene con ritardo, come nel caso della riforma del diritto di famiglia del ’75. Allora lo Stato prese atto di un mutamento culturale dei rapporti tra uomo e donna e tra genitori e figli. In quest’ultimo caso, soprattutto, avvenne una rivoluzione copernicana, perché il diritto di famiglia in vigore fino a quel momento – il codice Rocco – imponeva una forte gerarchia e il figlio aveva solo doveri mentre i genitori avevano tutto il potere. Invece nel ’75 i figli diventano soggetti di diritto: una vera rivoluzione. Oggi i rapporti che le persone vivono come familiari, cioè asumendosene la responsabilità, si sono ulteriormente modificati: ci sono le convivenze e ci sono i figli naturali che sono uguali ai figli legittimi, senza più quella differenza che era rimasta nella riforma del ’75.
