Saturday, September 29, 2007

CHE C'AZZECCA TONINO CON IL GENERALE SPECIALE?

Gentilissimo Ministro,
sono spesso d'accordo con Lei, ma questa volta non mi sento di avallare totalmente il Suo ragionamento sul vice ministro Visco del quale vorrebbe le immediate dimissioni. Ovviamente il principio di legittimità deve sempre guidare l'azione del governo, ma portare all'estremo la questione specifica pretendendo una discussione sul caso Visco-Speciale al Senato col rischio di una crisi, mi pare francamente incomprensibile.
Non si spiega se non in termini politici questo accanimento nei confronti del vice ministro delle finanze, ma quale ne sia l'obiettivo, mi sfugge.
Visco ha sicuramente sbagliato nel metodo come accade a molti amministratori dello Stato, ma sul merito i fatti dimostrano che i comandi della G.di F. di Milano andavano giustamente rimossi.
Spiace constatare che per il serio impegno nella lotta all'evasione fiscale il vice ministro rappresenta per molti esponenti politici, non solo dell'opposizione, un elemento di grande imbarazzo.
Visco sarà pure arrogante, glielo concedo, si sarà mosso in maniera maldesta, ne convengo, ma è il primo che in sessantanni di Repubblica stia davvero facendo qualcosa contro l'evasione fiscale. E per i tanti cittadini onesti che ritengono fondamentale contrastare questa pratica incivile di non pagare le tasse, rappresenta una grande risorsa.

Thursday, September 13, 2007

LE RAGIONI DELL'ARAGOSTA

Lunedì sera Sabina Guzzanti era a Faenza per incontrare gli spettatori dopo la visione del suo film. All' Italia, insieme a tanti faentini, c'ero anch'io.
Il cinema era pieno, trabocante come non lo avevo mai visto. So che tante persone non sono riuscite ad entrare. I miei concittadini devono aver pensato quello che ho pensato io: "e quando mai mi ricapita più un appuntamento culturale di questo livello in città?"
E in effetti, le mie aspettative non sono certo andate deluse come non avviene quasi mai, quando lo spettacolo parla al cuore e ha parecchie cose da dire.
Il film è una bellissima metafora tra l'ironico e il malinconico, una metafora che ci invita a metterci in gioco, a partecipare, a spenderci per le cause civili, nonostante le paure e le comprensibili difficoltà che possono manifestarsi quando ci si deve confrontare con altre persone per raggiungere un obiettivo comune. Dalla pellicola ho colto il messaggio che nonostante tutto, impegnarsi per difendere i diritti delle persone, lavorare insieme per qualcosa di importante è doveroso e possible.
"Se vuoi un mondo migliore, prima questo mondo te lo devi immaginare".
Accidenti quanto è vero. Quando ho sentito questa frase uscire dallo schermo, ho subito pensato a questa cosa: io è da tanto tempo che ho in mente un altro mondo, ma non so davvero da che parte cominciare. Certo voto, mi informo, penso, tengo la schiena dritta più che posso, ma capisco che non basta.
Forse ritrovarsi al cinema così in tanti e a pochi giorni dalla grande manifestazione del V-day a Bologna è servito anche a fare in modo che le tante persone che hanno voglia di cambiare questo nostro Paese, si contassero, per capire che anche in città sono molte e insieme potrebbero davvero fare qualcosa di importante.
Vorrei ringraziare Sabina per la sua disponibiltà, per la sua militanza civile, per la sua personale e costosa battaglia contro le vergogne del nostro Paese.
Come artista è unica e fantastica. Come cittadina è davvero un esempio da seguire.

Monday, September 10, 2007

V-DAY (AFTER)

Leggo allibita sui vari quotidiani i commenti sconcertanti sul V-DAY. Non c'è nulla di più pericoloso per una democrazia, che un potere politico arrogante, presuntuoso, sordo agli umori e alle aspettative dei cittadini. Non c'è nullo di più disdicevole di una casta che si avvita sui propri privilegi e parla, con presunzione, di demagogia, di anti-politica e di qualunquismo nei confronti di migliaia di cittadini che manifestano contro l'immoralità e l'autoreferanzialità della classe politica.
Se si votasse domani, la sinistra perderebbe le elezioni. E non perchè gli elettori del'Unione voterebbero e destra, ma perchè, semplicemente, i tanto delusi e indignati di quanto fatto da questo governo in termini di legalità e morale non andrebbero a votare.
I tempi della pedagogia politica, per cui agli elettori si potevano fare mandare giù rospi di ogni genere sono finiti. I cittadini oggi si informano, leggono, studiano, si parlano, fanno valutazioni comparate con ciò che accade in altri Paesi, pensano.

I partiti si dimentichino i tempi in cui si andava ai festival a cuocere le salsicce e si prendeva per postulato quello che dicevano gli apparti. E anche i giornalisti si scordino l'adesione aprioristica di quanto scrivono solo per fatto di essere delle penne famose. Il consenso si guadagna sul campo, riportando fatti o scrivendo opinioni intelligenti.
Si sappia che nessuno di quanti hanno aderito al V-day ha mai pensato di risolvere le tante questioni poste da Beppe Grillo con una bel raduno nelle piazze e un corale un vaffa....lo. Tutti quanti comprendono la complesità della politica ed è ridicola la strada di liqiudare le migliaia di persone che hanno partecipato alla manifestazione come banali qualinquisti. Banale e puerile è semmai questa analisi.

Gli elettori hanno trovato un canale di partecipazione democratica e hanno inteso innanzi tutto esserci, ponendo problemi veri, radicati e non più tollerabili. La politica è una plutocrazia immorale, praticamente inamovibile che gode di inauditi privilegi. Ecco, tutto questo va RADICALMENTE cambiato. Il potere farebbe bene ad ascoltare gli umori della piazza, accetti questo umile consiglio.

Wednesday, September 05, 2007

W L'ITALIA, ABBASSO IL RE

Più che di Unità d’ Italia si dovrebbe parlare di annessione degli stati della nostra penisola al Regno di Sardegna. Non a caso il nuovo Stato non venne fondato su basi costituzionali nuove, ma si procedette ad estendere lo Statuto Albertino a tutto il territorio nazionale.

Sia chiaro che ciò che accadde non rappresentò certo un elemento di novità. Storicamente, l'annessione è stata una regola quasi ovunque nella creazione degli stati moderni europei, tant’è che la stessa cosa è avvenuta molto recentemente in Germania: l'unione delle due germanie è stata di fatto l'annessione della Germania dell'Est a quella dell'Ovest.

Il punto non è come avviene un'unione, ma come poi si gestisce e su quali basi ideologiche, culturali, economiche si sviluppa il nuovo stato.

E' storicamente noto che nel caso dell'Italia, i Savoia hanno costituito per tutto il territorio del regno una grande disgrazia. Mentre in tutta Europa le case reali hanno fatto da collante nazionale, nel nostro Paese è avvenuto l'esatto contrario. La casa Savoia è stata infatti un elemento di forte disgregazione.

Quanto accaduto nel corso del '900 ad opera dei reali è scritto su tutti i manuali. Per rinfrescare la memoria che negli anni potrebbe essersi distratta, ricordo che la catena di eventi nefasti iniziò col consegnare il governo nelle mani del fascismo, una feroce dittatura che tenne sotto scacco la nazione per più di un ventennio. Alla fine degli anni '30 il re promulgò le leggi raziali volute dal regime che portarono ai rastrellamenti degli ebrei e poi alla loro deportazone nei lager nazisti. Ma ancora non è tutto. Nel '40 la corona avallò la sceltà del regime di entrare in guerra, trascinando l'esercito e la nazione in una campagna militare devastante. Nel '43 dietro consiglio dei militari ci fu la resa agli Alleati, ma senza convinzione, tanto che il re pensò bene di non dare ai generali l'ordine di sparare ai tedeschi che nel frattempo avevano occupato l'italia. Si interessò invece a se stesso fuggendo con la famiglia furtivamente da Roma. Un vero patriota, perchè la capitale venne invasa e devastata dai nazisti e mentre migliaia di romani morivano schiacciati nella morsa del fronte, il re stava a pancia all'aria nelle spiagge di Brindisi.

La concluosine della vicenda è risaputa, finita la guerra le responsabilità dei reali passarono quasi inosservate. Si rischiò persino di ristrovarsi i Savoia al Quirinale se il referendum non avesse dato i frutti sperati. Fortunatamente, andò bene e vennero esiliati. De Gasperi si che sapeva il fatto suo.

Ma l'italia si sa è governata da grandi e lungimiranti statisti che hanno deciso di farli tornare.

Fin dal primo momento gli eredi ci hanno fornito il ritratto di personaggi spregevoli, volgari, imbarazzanti. Ovviamente, senza vergogna, anzi portatori di arrogante meschinità e spudorata indecenza. E di guai.