Friday, June 27, 2014
di Giulio Cavalla da l'Espresso del 25 giugno 2014
Mentre ci “godiamo” lo spettacolo di una sinistra che trova nei fuoriusciti di SEL gli ennesimi folgorati sulla via del renzismo con una mossa politica che ha del grandioso per autoflagellazione (correre nel PD senza dialogare nemmeno con la “sinistra del PD ma direttamente con il maggiordomo del capo Lorenzo Guerini in cerca di una sistemazione più di sostanza che di idealità) e mentre la militarizzazione del “renzismo” (più dei renziani, che di Renzi, a dire la verità) prosegue a spron battuto i “seduti dalla parte del torto” si contorcono in elucubrazioni intestine. Da fuori sembra il nulla: niente di più della solita parcellizzazione.
Eppure adesso, proprio adesso, dalla parte controcorrente sarebbe ancora più facile coagulare forze intorno ad un’idea semplice semplice. Prendiamo il reddito minimo ad esempio: sarebbe una rivoluzione culturale, certamente il Governo Renzi non lo appoggerebbe, troverebbe insieme sigle diverse e movimenti anche molto lontani in questo momento tra loro, coinvolgerebbe persone che si sono allontanate dalla politica e sarebbe un progetto chiaro, diretto e una chiamata al voto in Parlamento che renderebbe palese un’area senza bisogno di congressi, controcongressi e fronde interne. Scrivo del reddito ma sono molte le battaglie su cui si potrebbe puntare.
Preoccuparsi dell’azione più della congregazione, insomma, con tutto il piacere di vedere l’ottimismo dell’essere controcorrente in tempo di omologazione, dove un’idea che sia una buona idea riesce a scavalcare le sigle e magari diventare un progetto. Poi il leader viene di conseguenza, al contrario di come accade oggi poi magari ci si ritrova un leader come migliore sintesi di un percorso chiaro e basta con i leader migliori solo come sintesi dei leader.
Così, semplicemente e subito. Per uscire dalla grotta umida dei divorzi, delle recriminazioni e delle giustificazioni rivendute come politica.Condividi:
Tuesday, June 24, 2014
LA DEMOCRAZIA COME MERCE DI SCAMBIO
Ieri sera ero a Ravenna a sentire il prof. Azzariti, costituzionalista, e
Walter Tocci, Senatore della Repubblica del PD. La riforma (di cui non
esiste ancora un testo definitivo) si farà, perché col patto segreto del
Nazareno si è trovata la quadra per realizzare i piani della P2. Rimane
solo da capire se ci saranno i margini per un referendum costituzionale
oppure no. E’ difficile, perché serve che non si arrivi ad approvare la
riforma a maggioranza dei 2/3 e tutto dipenderà
da un manipolo di parlamentari di FI che dovrebbero sfilarsi da
Berlusconi, mentre un eventuale rigetto della riforma dipenderà dai milioni di
astensionisti e da una parte dei cattolici, persone schive che
cominciano ad avere molti dubbi sul “renzismo” e sul suo intendimento di
stravolgere la Costituzione. Che buona parte della Sinistra non sia più
schierata in difesa della democrazia, ma che anzi, la tratti come merce
di scambio per gestire potere, è un fatto gravissimo.
L'IGNORANZA E' TRISTE
Renzi
è geniale: fa politiche di Destra, mentre recupera le feste dell'Unità.
Una grande e collettiva illusione politica che odorerà di salsicce per
tutta l'estate. L'ignoranza è triste.
Sunday, June 15, 2014
WALTER TOCCI
"È merito di Matteo Renzi aver riacceso la speranza degli italiani verso il cambiamento possibile.È merito di Matteo Renzi aver restituito all’Italia l’autorevolezza di paese fondatore in Europa dopo le umiliazioni dei compiti a casa e soprattutto di aver trasformato il Pd nella più grande forza della sinistra europea. Per un militante di partito come me è un piacere poter fare i complimenti al Segretario. Abbiamo aperto un appassionate campo riformatore: per l’eguaglianza, restituendo i soldi ai lavoratori; per creare nuovi posti di lavoro; per ammodernare la Pubblica Amministrazione; per stroncare la mala pianta della corruzione.
Sentiamo tutti insieme la responsabilità di non deludere le attese del 41% e di altri elettori disposti a votarci in futuro. Le attese riguardano anche la legge elettorale e la riforma del bicameralismo. Ci sono due strade possibili per portarle in approvazione. La prima è indicata dalla proposta Chiti che oggi raccoglie ampi consensi nella maggioranza di governo e in tutti i gruppi di opposizione, da Cinque Stelle, a Sel, Lega e Forza Italia. La proposta riduce di oltre la metà il numero dei deputati e dei senatori; affida alla sola Camera il voto di fiducia al governo; assegna al Senato funzioni di garanzia costituzionale. Chi vince il premio di maggioranza deve poter governare agevolmente, ma non può impadronirsi delle massime cariche dello Stato, dal Quirinale, al Csm, alla Corte. Soprattutto non può stravolgere a suo piacimento l’autonomia della Magistratura, la libertà dell’informazione e i diritti fondamentali della persona. Inoltre, con l’Italicum gli elettori non possono scegliere i deputati, come era già prima col Porcellum. Se non possono scegliere neppure i senatori si accentua la Casta invece di rimuoverla. Bisogna invece restituire ai cittadini la scelta dei parlamentari per ricostruire la fiducia nelle istituzioni. Tutto ciò si può fare presto, c’è anche a disposizione una buona mediazione del senatore Quagliariello sul sistema di votazione. Basta togliere il veto del Pd – per me incomprensibile – al Senato dei cittadini e a fine giugno la riforma del bicameralismo è approvata.
Caro Matteo, nel tuo intervento hai alzato la voce contro chi vuole conservare il bicameralismo perfetto. Con chi ce l’avevi? In questa sala non vedo nessuno che voglia conservarlo. Forse hai dato una sberla alle mosche. La verità è che siamo impantanati solo perché insistete sulla proposta del governo che così com’è non passerà mai in Parlamento, come sapete bene senza volerlo ammettere. Né potete immaginare di votarla a colpi di maggioranza. Non si può ripetere l’errore del centrosinistra sul Titolo V nel 2001 - ha detto Renzi - e io sono d’accordo con lui. Dovete quindi modificare la proposta Boschi - ecco la seconda strada – per trovare accordi anche con le opposizioni e raccogliere almeno il 60% dei voti. Quindi il voto di Chiti e Mineo non è determinante e in ogni caso non impedirebbe l’accordo con gli altri. Ciò significa che non c’era alcuna esigenza di sostituirli in commissione. Matteo, forse ti hanno informato male. Siamo andati sotto nella votazione dell’odg Calderoli per due voti di scarto, e la presenza di Mineo non avrebbe cambiato il risultato. Per un falso problema siete arrivati a sostituire - ma sarebbe più preciso il verbo destituire - due senatori dalla commissione Affari costituzionali, non per ragioni organizzative, ma per le idee politiche espresse in materia costituzionale. Non era mai accaduto nella storia della Repubblica, in nessun partito di destra, di sinistra o di centro.
Quanta energia sprecata per un atto di imperio a utilità zero, che però ha causato tanto sconquasso. Sono volate parole grosse, mettiamole da parte con impegno di tutti. Credo che Mineo sia il primo a soffrire per le frasi sbagliate di ieri sera e già si è scusato. Tu ci hai detto che usiamo il Pd come un taxi. Poco male, chi ci conosce sa che è falso. Meglio scherzarci sopra. Ti ricorderai che da assessore a Roma fui il primo in Italia a contrastare i tassisti, i quali organizzarono una grande manifestazione di protesta a piazza Venezia. Al leader tocca essere il primo anche nella saggezza. Ti chiedo perciò una cosa semplice, poi il resto si vedrà. Invita Chiti e Mineo a prendere un caffè. Sono certo che troverai le parole giuste per farli sentire a casa e non fuori la porta. Per come li conosco e li stimo sono anche certo che otterrai da loro un impegno costruttivo per la riforma. Magari saranno un po’ critici, ma anche più leali di alcuni che ti acclamano per convenienza.
Infine, consentimi un consiglio. Segui la riforma come segretario del Pd e non come capo del governo. Il potere esecutivo tace quando il potere legislativo scrive la Carta fondamentale. Così suggerisce la civiltà giuridica e conferma la nostra storia repubblicana. Nell’Assemblea costituente quando si passò agli articoli il grande Piero Calamandrei chiese ai ministri di uscire dall’aula. E le tensioni della guerra fredda appena iniziate non impedirono il confronto tra i padri costituenti. Noi non siamo Calamandrei e tu non sei ancora De Gasperi, anche se ti auguro di diventarlo. Siamo tutti nani in confronto di quei giganti che portarono a compimento la più grande opera dello spirito italiano nel Novecento, con lo stesso splendore della Cappella Sistina nel Rinascimento e della Divina Commedia nella civiltà medioevale. Certo che possiamo riscrivere la Carta in alcune parti, ma occorre solennità, rigore, sobrietà, responsabilità per creare uno spirito costituente adeguato al compito eccezionale. Non è come approvare uno dei tanti decreti omnibus che viaggiano in Parlamento. Bisogna metterci un’anima repubblicana. Si, lo so, è un po’ demodè questo ideale costituzionale, ma almeno non fa male alla salute. Non hanno mai danneggiato il Pd quelli che amano sinceramente la Costituzione. Arrecano danno al Pd quelli che hanno dimenticato la Costituzione, quelli che mettono i propri interessi al posto del bene comune. Bisogna rottamare il malaffare anche in casa nostra, da Venezia a Messina, e saremo più forti per sradicarlo in casa altrui.
L’ideale costituzionale è il riferimento morale del Paese, è la forza creativa da alimentare nelle nuove generazioni. Dovremmo fare come i preti che leggono sempre un passo del Vangelo durante la messa. Così in ogni assemblea del Pd dovremmo fare una pausa per leggere un articolo della Costituzione. Propongo di cominciare in questo mese di giugno a leggere in tutti i gli incontri pubblici l’articolo 54: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”.
Saturday, June 14, 2014
TACITO E IL CARRO DEL VINCITORE
Penso che il dramma dell'Italia non sia l'analfabetismo del suo popolo, ma
l'ignoranza della sua borghesia. Vedo tanti amici e conoscenti, persone di una
certa cultura e posizione sociale, totalmente conformati all'ideologia corrente,
senza sfumature critiche o distinguo, neanche di fronte a fatti che colpiscono
per la loro arroganza e gravità. Un livello di adesione al conformismo della
maggioranza che genera tristezza e sconforto. Tacito diceva che una delle
abitudini degli italiani è il “ruere in servitium”: correre ad asservirsi al
carro del vincitore. È un immagine potente, ma è quello che si vede.
MINEO
Mineo rappresenta la nazione, non il suo
partito. Qualsiasi ragazzotto di terza media che ha studiato educazione civica,
conosce il significato dell'art. 67 della Costituzione. Il Pd può benissimo
ignorare la Costituzione e togliere dai piedi Mineo, ma così facendo non
affronta e non risolve nessuno dei nodi politici che pone, perché poi la riforma
dovrà essere votata dall'aula e lì la maggioranza non c'è. A meno
che la soluzione non la si stia trovando, come al solito, con il mercato coperto
delle vacche: con accordi segreti con Lega e FI, magari mettendo sul piatto
qualche punto della riforma della giustizia, come è successo ieri alla Camera
con l'introduzione della responsabilità civile dei giudici tanto cara a
Berlusconi e a Salvini.
EPURAZIONI DEMOCRATICHE
Ora è ridicolo rifilare del fascista a
Grillo, quando si pratica l'epurazione dei dissidenti anche in casa propria.
Ieri Mario Mauro é stato estromesso dalla Commissione Affari costituzionali,
perché non in linea col governo in materia di riforma del senato. E' possibile
(se non probabile) che la stessa sorte toccherà a Corradino Mineo.
Le commissioni non sono prefetture e non possono essere con...cepite come cinghie di trasmissione del governo. Le commissioni parlamentari sono organi collegiali del parlamento il quale, in una repubblica parlamentare quale l’Italia è, non prende ordini dal governo, ma semmai ne dà, essendo il parlamento la sede della sovranità popolare e perciò dell’indirizzo politico. Capisco che in questa smania di vedere l’uomo solo al comando la democrazia rappresenti un ingombro, ma la democrazia è una cosa seria e non può essere concepita come fosse un affare personale del segretario del PD.
Quanto alla corsa a salire sul carro di chi vince, Mineo è uno dei pochi ad essere rimasto a terra. Avere opinioni diverse rispetto ai vertici del partito non significa volere distruggere l’unità del partito, ma stabilire il diritto di manifestare liberamente le proprie opinioni senza temere di incorrere nell’anatema della segreteria. Il nostro paese sta sprofondando nel conformismo, ma liberarsi del conformismo é un dovere morale prima ancora che un atto di dignità personale e di coerenza verso quei principi nei quali si è sempre creduto. In un paese libero, nessuno può avere paura di difendere le proprie idee tanto più se si tratta di sostenere le prerogative della democrazia.
Le commissioni non sono prefetture e non possono essere con...cepite come cinghie di trasmissione del governo. Le commissioni parlamentari sono organi collegiali del parlamento il quale, in una repubblica parlamentare quale l’Italia è, non prende ordini dal governo, ma semmai ne dà, essendo il parlamento la sede della sovranità popolare e perciò dell’indirizzo politico. Capisco che in questa smania di vedere l’uomo solo al comando la democrazia rappresenti un ingombro, ma la democrazia è una cosa seria e non può essere concepita come fosse un affare personale del segretario del PD.
Quanto alla corsa a salire sul carro di chi vince, Mineo è uno dei pochi ad essere rimasto a terra. Avere opinioni diverse rispetto ai vertici del partito non significa volere distruggere l’unità del partito, ma stabilire il diritto di manifestare liberamente le proprie opinioni senza temere di incorrere nell’anatema della segreteria. Il nostro paese sta sprofondando nel conformismo, ma liberarsi del conformismo é un dovere morale prima ancora che un atto di dignità personale e di coerenza verso quei principi nei quali si è sempre creduto. In un paese libero, nessuno può avere paura di difendere le proprie idee tanto più se si tratta di sostenere le prerogative della democrazia.
Monday, June 09, 2014
LA CORRUZIONE CHE CI CIRCONDA
di Gustavo Zagrebelsky
Mi sono fatto alcune domande su voi, su noi che siamo in questa piazza. Nessuno di voi è venuto qui pensando di trarne un tornaconto. Siete qui per puro interesse civile e per puro impegno civile, non siete venuti qui per farvi vedere, per dire al potente di turno o che si pensa lo possa diventare, io ci sono. Questa è una bella speranza per il nostro paese perchè una delle ragioni della corruzione e della disonestà dilagante è appunto il fatto che nessuno fa più nulla per nulla.
Un’altra considerazione. Gli applausi. Vi siete sentiti dire delle cose che dette da qui vi sembrano così chiare che non può che essere così. E’ come se si fosse sollevato un velo e voi abbiate tirato un sospiro di sollievo su qualcosa che ci opprime. Lo diceva Marco Travaglio prima, liberatevi dal conformismo, non abbiate paura delle vostre idee e tanto più le idee sono originali e non conformate all’ideologia corrente tanto più sono una ricchezza della democrazia.
Il nostro Paese sta sprofondando nel conformismo, siamo usciti da una consultazione elettorale che ha dato il risultato a tutti noto, ma la cosa che colpisce è questo saltare sul carro del vincitore. Tacito diceva che una delle abitudini degli italiani è il “ruere in servitium”: pensate che immagine potente, correre ad asservirsi al carro del vincitore. Noi tutti conosciamo persone appartenenti al partito che ha vinto le elezioni che hanno opinioni diverse rispetto ai vertici di questo partito. Ora non si tratta affatto di prendere posizioni che distruggono l’unità del partito, ma di manifestare liberamente le proprie opinioni senza temere di incorrere nell’anatema dei vertici di questo partito. Una vita politica libera si fa attraverso il dibattito libero e queste persone che dopo il risultato elettorale, hanno tirato i remi in barca e le idee che avevano prima, oggi non le professano più danno prova di conformismo.
Noi che come Libertà e Giustizia e come questa piazza non siamo nè mai saremo un partito politico, perchè Libertà e Giustizia è nata come associazione di cultura politica e all’interno ci sono tante opinioni diverse perchè la cultura è confronto tra idee diverse, di maturazione comune. Questo non prendere le distanze nei confronti di chi dedica le sue energie all’attività politica in senso proprio ma per dire che ci deve essere posto sia per la militanza politica attiva nei partiti sia per la cultura politica che deve alimentare la militanza politica. E Libertà e Giustizia nel suo piccolo è ciò che cerca di fare. Siamo una goccia nell’oceano ma siamo pur sempre la più grande associazione di cultura politica non partitica.
La nostra rappresentanza politica è quella che è, Marco Travaglio ci ha bene descritto gli effetti di un malessere che c’è nel nostro paese. Il fatto che nel parlamento ci sia un tipo di rappresentanza politica di quel genere non è episodico, non dipende dalla cattiva volontà di quanti hanno promosso questa classe politica e neppure dalla cattiva volontà degli elettori. La non onestà non è più un fatto individuale volontario/volontaristico da cui ci si possa facilmente allontanare. Non basta fare l’appello alle coscienze oneste. Sarebbe troppo bello se fosse così. La realtà è che nel nostro paese la diffusione della corruzione è diventata il vero humus della nostra vita politica, è diventata una sorta di costituzione materiale. Qualcuno, il cui nome faccio solo in privato, ha detto che nel nostro Paese si fa carriera in politica, nel mondo della finanza e dell’impresa, solo se si è ricattabili. Questo meccanismo della costituzione materiale, basato sulla corruzione, si fonda su uno scambio. Paul Ginsborg parlava di clientelismo, un sistema in cui i deboli, cioè quelli che hanno bisogno, di lavoro e protezione, gli umili della società, promettono fedeltà ai potenti in cambio di protezione.
E’ un meccanismo omnipervasivo che raggiunge il culmine nei casi della criminalità organizzata mafiosa, ma che possiamo constatare nella nostra vita quotidiana.
Questo meccanismo funziona nelle società diseguali, in cui c’è qualcuno che conta e che può, e qualcuno che non può e per avere qualcosa deve vendere la sua fedeltà, l’unica cosa che può dare in cambio. Recepire le indicazioni. Questo vale per la mafia, vale per il voto di scambio, vale per quel fenomeno per cui ci sono nel nostro paese dei detentori di voti, migliaia e migliaia di voti. Quando Marco Travaglio racconta dei casi di pregiudicati o galeotti che ottengono 40 mila preferenze non è perché gli elettori sono stupidi: sanno perfettamente quello che fanno, ma devono restituire fedeltà. E’ un meccanismo oggettivo quello dentro il quale ci troviamo.
Facciamoci un esame di coscienza e chiediamoci se anche noi non ne siamo invischiati in qualche misura. Questo meccanismo fedeltà-protezione si basa sulla violazione della legge. Se vivessimo in un Paese in cui i diritti venissero garantiti come diritti e non come favori, saremmo un paese di uomini e donne liberi. Ecco libertà e onestà. Ecco perché dobbiamo chiedere che i diritti siano garantiti dal diritto, e non ci sia bisogno di prostituirsi per ottenere un diritto, ottenendolo come favore. Veniamo all’autocoscienza: siamo sicuri di essere immuni dalla tentazione di entrare in questo circolo, che è come un polipo che afferra e si espande? E’ davvero un meccanismo omnipervasivo. Qualche tempo fa mi ha telefonato un collega di Sassari che mi ha detto: “C’è una commissione a Cagliari che deve attribuire un posto di ricercatore e i candidati sono tutti raccomandati tranne mia figlia. Sono venuto a sapere che in commissione c’è un professore di Libertà e Giustizia…”. Io ero molto in difficoltà, ma capite la capacità diffusiva di questa forma di corruzione, perché lì si trattava di ristabilire la par condicio tra candidati. Questo per dire quanto sia difficile sgretolare questo meccanismo, che si basa sulla violazione della legge. Siamo sicuri di esserne immuni? Ad esempio, immaginate di avere un figlio con una grave malattia e che debba sottoporsi a un esame clinico, ma per ottenere una Tac deve aspettare sei mesi. Se conosceste il primario del reparto, vi asterreste dal chiedergli il favore di far passare vostro figlio davanti a un altro? Io per mia fortuna non mi sono mai trovato in questa condizione, ma se mi ci trovassi? È piccola corruzione, ma è corruzione, perché se la cartella clinica di vostro figlio viene messa in cima alla pila, qualcuno che avrebbe avuto diritto viene posposto. Questo discorso si ricollega al problema del buon funzionamento della Pubblica amministrazione: se i servizi funzionassero bene non servirebbe adottare meccanismi di questo genere.
Viviamo in un Paese che deve affrontare il problema della disonestà e onestà non in termini morali, perchè la disonestà ormai è diventata un sistema. Non si tratta più di moralismo ma delle coordinate fondamentali del nostro vivere civile. Se non ci risolleviamo da questo, avremo un Paese sempre più clientelarizzato, dove i talenti non emergeranno perché emergeranno i raccomandati, che disgusterà sempre di più i nostri figli e nipoti che vogliono fare ma trovano le porte sbarrate da chi ha gli appoggi migliori. È una questione di sopravvivenza e di rinascita civile del nostro Paese. Ora, continuiamo a farci questo esame di coscienza: non siamo forse noi, in qualche misura, conniventi con questo sistema? Quante volte abbiamo visto vicino a noi accadere cose che rientrano in questo meccanismo e abbiamo taciuto? Qualche tempo fa, si sono aperti un trentina di procedimenti penali a carico di colleghi universitari per manipolazione dei concorsi universitari. Noi non sapevamo, noi non conoscevamo i singoli episodi e per non siamo stati parte attiva del meccanismo, ma dobbiamo riconoscere che abbiamo taciuto, dobbiamo riconoscere la nostra correità.
PROPOSTA: Libertà e Giustizia è una associazione policentrica che si basa su circoli, che sono associazioni nella associazione, radicati sul territorio e che sono in contatto con la vita politica. Non sarebbe il caso che i circoli, quelli che già esistono e quelli che si formeranno, si attrezzassero per monitorare questi episodi, avendo come alleati la stampa libera e la magistratura autonoma? Potrebbe essere questa una nuova sfida per Libertà e Giustizia, controllare la diffusione di questa piovra che ci invischia tutti, cominciando dal basso, perché dall’alto non ci verrà nulla di buono, perché in alto si procede con quel meccanismo che dobbiamo combattere.
Facciamoci un esame di coscienza e chiediamoci se anche noi non ne siamo invischiati in qualche misura. Questo meccanismo fedeltà-protezione si basa sulla violazione della legge. Se vivessimo in un Paese in cui i diritti venissero garantiti come diritti e non come favori, saremmo un paese di uomini e donne liberi. Ecco libertà e onestà. Ecco perché dobbiamo chiedere che i diritti siano garantiti dal diritto, e non ci sia bisogno di prostituirsi per ottenere un diritto, ottenendolo come favore. Veniamo all’autocoscienza: siamo sicuri di essere immuni dalla tentazione di entrare in questo circolo, che è come un polipo che afferra e si espande? E’ davvero un meccanismo omnipervasivo. Qualche tempo fa mi ha telefonato un collega di Sassari che mi ha detto: “C’è una commissione a Cagliari che deve attribuire un posto di ricercatore e i candidati sono tutti raccomandati tranne mia figlia. Sono venuto a sapere che in commissione c’è un professore di Libertà e Giustizia…”. Io ero molto in difficoltà, ma capite la capacità diffusiva di questa forma di corruzione, perché lì si trattava di ristabilire la par condicio tra candidati. Questo per dire quanto sia difficile sgretolare questo meccanismo, che si basa sulla violazione della legge. Siamo sicuri di esserne immuni? Ad esempio, immaginate di avere un figlio con una grave malattia e che debba sottoporsi a un esame clinico, ma per ottenere una Tac deve aspettare sei mesi. Se conosceste il primario del reparto, vi asterreste dal chiedergli il favore di far passare vostro figlio davanti a un altro? Io per mia fortuna non mi sono mai trovato in questa condizione, ma se mi ci trovassi? È piccola corruzione, ma è corruzione, perché se la cartella clinica di vostro figlio viene messa in cima alla pila, qualcuno che avrebbe avuto diritto viene posposto. Questo discorso si ricollega al problema del buon funzionamento della Pubblica amministrazione: se i servizi funzionassero bene non servirebbe adottare meccanismi di questo genere.
Viviamo in un Paese che deve affrontare il problema della disonestà e onestà non in termini morali, perchè la disonestà ormai è diventata un sistema. Non si tratta più di moralismo ma delle coordinate fondamentali del nostro vivere civile. Se non ci risolleviamo da questo, avremo un Paese sempre più clientelarizzato, dove i talenti non emergeranno perché emergeranno i raccomandati, che disgusterà sempre di più i nostri figli e nipoti che vogliono fare ma trovano le porte sbarrate da chi ha gli appoggi migliori. È una questione di sopravvivenza e di rinascita civile del nostro Paese. Ora, continuiamo a farci questo esame di coscienza: non siamo forse noi, in qualche misura, conniventi con questo sistema? Quante volte abbiamo visto vicino a noi accadere cose che rientrano in questo meccanismo e abbiamo taciuto? Qualche tempo fa, si sono aperti un trentina di procedimenti penali a carico di colleghi universitari per manipolazione dei concorsi universitari. Noi non sapevamo, noi non conoscevamo i singoli episodi e per non siamo stati parte attiva del meccanismo, ma dobbiamo riconoscere che abbiamo taciuto, dobbiamo riconoscere la nostra correità.
PROPOSTA: Libertà e Giustizia è una associazione policentrica che si basa su circoli, che sono associazioni nella associazione, radicati sul territorio e che sono in contatto con la vita politica. Non sarebbe il caso che i circoli, quelli che già esistono e quelli che si formeranno, si attrezzassero per monitorare questi episodi, avendo come alleati la stampa libera e la magistratura autonoma? Potrebbe essere questa una nuova sfida per Libertà e Giustizia, controllare la diffusione di questa piovra che ci invischia tutti, cominciando dal basso, perché dall’alto non ci verrà nulla di buono, perché in alto si procede con quel meccanismo che dobbiamo combattere.
Friday, June 06, 2014
QUESTIONE MORALE? QUALCOSA NON MI TORNA
E si continua a rubare. Rubare, rubare, rubare. Corruzione quasi endemica,
mazzette come se piovesse. Per una volta sono d’accordo con Renzi: non è una
questione di regole, ma etica. E all’ora, perché la “rottamazione” non parte da
lì? C’entra forse qualcosa il potere di ricatto di questi farabutti?
Opere che lievitano di 6, 7 volte il costo di mercato per un’economia della
corruzione che arriva a sfiorare i 60 miliardi all’anno. Altro che spending
review: se si mettesse mano a questo cancro vi sarebbero i soldi per finanziare
la scuola, gli ospedali, si potrebbe creare lavoro.
Il Governo ha schierato tutto il suo arsenale bellico per dichiarare guerra
alla Costituzione: ma se la questione è etica, perché non comincia da lì? Perché
non mette un decimo della potenza che ha disposto contro il Senato, per
combattere la corruzione e l’evasione fiscale?
Renzi ha ragione: è una questione etica (e quindi politica ed è grande come una casa), ma se guardo al suo programma del “fare”, qualcosa non mi torna.
Renzi ha ragione: è una questione etica (e quindi politica ed è grande come una casa), ma se guardo al suo programma del “fare”, qualcosa non mi torna.
Wednesday, June 04, 2014
DEMENTE ANCORA NO
Quanto
si vuole fare del Senato è di una gravità politica inimmaginabile. Non serve
essere costituzionalisti per capire che il combinato tra legge elettorale ultramaggioritaria
per la Camera (dare il premio di maggioranza ad una minoranza, ma che roba è?) e
neutralizzazione del Senato, disegna una concentrazione del potere priva di quei contrappesi che sono necessari in una
democrazia.
Si
dice che bisogna riformare la Costituzione per dare più poteri al Governo; che
il Parlamento sarebbe l'organo che lega le mani al Governo. Bene, sono balle. Perché
vi sono circa 500 leggi già approvate dal Parlamento che non possono essere applicate,
perché mancano i decreti attuativi. E i decreti attuativi li deve fare il Governo, non il Parlamento. E' così dagli anni '80. E non è colpa del Parlamento se i Governi non fanno quello
che dovrebbero fare.
A me
pare che la Costituzione, il Senato, stia diventando il capro espiatorio di
responsabilità che stanno da tutt'altra parte. E non ci sto a sacrificare la nostra
democrazia, per salvare la pelle ad una classe politica che ha responsabilità
personali enormi. Perché dire che la colpa è del sistema, è come assolvere
tutta la Casta, che rimarrebbe tutta lì, ma dentro un sistema diverso.
Si, è
vero: come cittadina sono debole, molto debole. Demente però, ancora no.
LA PECORA
La pecora che si allontana dal gregge è
la prima ad essere sbranata. Sarà per questo che i politici stanno tutti
rientrando negli ovili. Succede a Giulia Sarti del M5S, che dopo avere preso le
distanze da Grillo su Farage, ha rinnegato ogni sua critica. E succede a Fassina
e a buona parte del PD che dopo avere lanciato strali su Renzi è salita sul suo
carro.
Cambiare idea è sempre un segnale di intelligenza, il giusto approccio di chi si pone, in democrazia, in un ottica di libero e sincero confronto, ma abiurare ai principi in cui si è sempre creduto per accodarsi al capo è solo un segnale di meschina viltà.
Disonesto non è solo il politico che prende la mazzetta. Disonesto è anche quel politico che rinnega tutto quello in cui ha sempre creduto per un po’ di potere. Disonesto è anche quel politico che smentisce se stesso in barba ai valori sui quali ha chiesto ai cittadini di votarlo. Spudoratamente.
Senza un briciolo di dignità e con la faccia tosta di volere pure fare la morale a tutti gli altri, questa specie di moralista sdentato, totalmente privo di credibilità e di decenza cambia ogni giorno i parametri delle proprie dichiarazioni. Almanacca. Mente. China la testa. Si allinea al leader per proprio interesse. Dà vita a quello squallore della politica che dice di volere estirpare. E ci pone sempre più di fronte all'eterna domanda: "sono uomini o caporali?"
Cambiare idea è sempre un segnale di intelligenza, il giusto approccio di chi si pone, in democrazia, in un ottica di libero e sincero confronto, ma abiurare ai principi in cui si è sempre creduto per accodarsi al capo è solo un segnale di meschina viltà.
Disonesto non è solo il politico che prende la mazzetta. Disonesto è anche quel politico che rinnega tutto quello in cui ha sempre creduto per un po’ di potere. Disonesto è anche quel politico che smentisce se stesso in barba ai valori sui quali ha chiesto ai cittadini di votarlo. Spudoratamente.
Senza un briciolo di dignità e con la faccia tosta di volere pure fare la morale a tutti gli altri, questa specie di moralista sdentato, totalmente privo di credibilità e di decenza cambia ogni giorno i parametri delle proprie dichiarazioni. Almanacca. Mente. China la testa. Si allinea al leader per proprio interesse. Dà vita a quello squallore della politica che dice di volere estirpare. E ci pone sempre più di fronte all'eterna domanda: "sono uomini o caporali?"
OGGETTIVO SENSO DI FASTIDIO
Provo un oggettivo senso di fastidio nel constatare che si fa strada un
atteggiamento goffo e servile che tende a difendere l'incontro tra Grillo e
Farage, mentre, sciaguratamente, si anima nel minimizzare la cultura xenofoba e
razzista di questo losco personaggio. Di lui ha già detto tutto la parlamentare
5 stelle Giulia Sarti. Ridicolo un articolo di Di Battista che a difesa
dell’abbraccio mortale tira in ballo nell'ordine, Malcom X, Pol Pot,
l'ideologia (quale?), i media, la Palestina, la Commissione Affari Esteri, la
cooperazione internazionale e le sovrastrutture mentali. Aggiungo io: “Saturno
in casa settima, no?” Pura propaganda.
Chi poi ha l’ardire di parlare di coerenza, candida il movimento a morte certa: coerenza sarebbe svolgere lo sguardo verso l'ultradestra britannica? Verso uno squallido cerimoniere della speculazione finanziaria? Che privatizzerebbe anche l'aria? Che piscerebbe in bocca agli ambientalisti? Che per uguaglianza intende dire tasse uguali a prescindere dal reddito? Che agli immigrati darebbe fuoco? E mi fermo qui per pudore.
Ho come l'impressione che il movimento stia implodendo sulle sue contraddizioni. Oppure io non ho capito niente come molti altri milioni di italiani. O si hanno le palle per contrastare (con forza) certe derive, oppure avrà avuto ragione chi ha dato ai Grillini dei fascisti.
Chi poi ha l’ardire di parlare di coerenza, candida il movimento a morte certa: coerenza sarebbe svolgere lo sguardo verso l'ultradestra britannica? Verso uno squallido cerimoniere della speculazione finanziaria? Che privatizzerebbe anche l'aria? Che piscerebbe in bocca agli ambientalisti? Che per uguaglianza intende dire tasse uguali a prescindere dal reddito? Che agli immigrati darebbe fuoco? E mi fermo qui per pudore.
Ho come l'impressione che il movimento stia implodendo sulle sue contraddizioni. Oppure io non ho capito niente come molti altri milioni di italiani. O si hanno le palle per contrastare (con forza) certe derive, oppure avrà avuto ragione chi ha dato ai Grillini dei fascisti.
L'INDIFFERENZA NON SARA' ABBASTANZA
Oggi non ho un cazzo da fare. Così mi
sono presa la briga di andarmi a leggere i 1.017 commenti al post che Giulia
Sarti, parlamentare 5 stelle ha pubblicato sul suo profilo facebook circa le sue
critiche all'accordo Grillo/Farage. L'unica ad avere avuto le palle di dire
quello che pensava. Bene: il risultato è sconfortante.
Il post conta 1.119 mi piace, è vero. Ma tra i commenti, a parte qualche attestato di solidarietà e adesione al pensiero critico, spiccano le critiche, gli apprezzamenti per Farage, uno sprezzante antieuropeismo e tanta solidarietà per Beppe Grillo vittima (a loro dire) di una sfrontata operazione di lesa maestà. Fino a uno che si spinge a scrivere: "L'importante era non fare accordi con quel mostro di Bersani, per il resto anche Goebbels va bene. "
Certo, sul web si scaricano i peggiori istinti, le pancie vuote di persone frustrate e rancorose, ma leggere certi pensieri è oggettivamente osceno. E mi domando: perchè il Movimento non prenda le distanze da certe aberrazioni? Perché (anzi) le alimenta? Ovviamente non sono tutti così, ma molti (troppi) sono così. Mi auguro che a prevalere siano quelli come Giulia Sarti, ma se così non fosse, la distanza e l'indifferenza verso quel nuovo fascismo che avanza non sarà abbastanza.
Il post conta 1.119 mi piace, è vero. Ma tra i commenti, a parte qualche attestato di solidarietà e adesione al pensiero critico, spiccano le critiche, gli apprezzamenti per Farage, uno sprezzante antieuropeismo e tanta solidarietà per Beppe Grillo vittima (a loro dire) di una sfrontata operazione di lesa maestà. Fino a uno che si spinge a scrivere: "L'importante era non fare accordi con quel mostro di Bersani, per il resto anche Goebbels va bene. "
Certo, sul web si scaricano i peggiori istinti, le pancie vuote di persone frustrate e rancorose, ma leggere certi pensieri è oggettivamente osceno. E mi domando: perchè il Movimento non prenda le distanze da certe aberrazioni? Perché (anzi) le alimenta? Ovviamente non sono tutti così, ma molti (troppi) sono così. Mi auguro che a prevalere siano quelli come Giulia Sarti, ma se così non fosse, la distanza e l'indifferenza verso quel nuovo fascismo che avanza non sarà abbastanza.
TSIPRAS E FARAGE: DUE OPPOSTI A CONFRONTO
Si può fare opposizione alle
politiche mercantilistiche e di austerity europee da due prospettive
diametralmente opposte. Quella di Tsipras che dice: Stati Uniti d'Europa;
governo politico dell'euro; stop al liberismo selvaggio e politiche di
investimenti pubblici per creare occupazione e redistribuire la ricchezza
(politiche keynesiane). Oppure quella di Farage che dice: ritorno agli stati
nazionali; ritorno ai confini; via l'euro; più liberismo selvaggio; ognuno
faccia da se e vinca il più forte ( politiche Reaganiane).
