Wednesday, September 28, 2011

 QUESTIONE PUBBLICA E QUESTIONE PRIVATA

Sia chiaro: io credo fermamente che vita privata e sessuale delle persone vada rigorosamente rispettata e che ogni incursione in essa vada assolutamente repressa. Credo però che esistano delle eccezioni per chi ci governa e questo entro i limiti che gli stessi governanti decidono di porre attraverso le loro affermazioni.

D’altro canto, se si sceglie di decidere per la vita degli altri, non si capisce perché non si debba rispondere anche della propria: non a caso, in quasi tutti i paesi democratici del mondo (tranne il nostro) è così.

Per la mia visione dell’etica, chi ci rappresenta dovrebbe sempre e comunque dimostrare coerenza tra ciò che afferma pubblicamente, ciò che decide in politica e come si comporta in privato nell’ambito di quella che oggi appare persino una parola blasfema, ma che è invece il vero fondamento di ogni democrazia : la responsabilità personale.

Certo: a nessuno deve interessare se un politico è gay, o donnaiolo o puttaniere, ma questo solo fino a quando il politico gay non propone leggi omofobe o il politico donnaiolo non parla in TV dell’indissolubilità della famiglia o il politico puttaniere non tuona contro la prostituzione, perché è evidente che a quel punto diventa importante per tutti i cittadini sapere che quei politici che li rappresentano sono  inaffidabili, ipocriti e bugiardi.

E’ in questo senso che le loro dichiarazioni assumono una rilevanza pubblica fondamentale e il silenzio dei media sui loro comportamenti privati si chiama complicità o peggio ancora, censura.

Saturday, September 10, 2011

IL PROGRAMMA DELL’ ”ANTIPOLITICA” PER LIBERARE L’ ITALIA

Liberamente tratto da Micromega 4/2011 – Tavola rotonda con Paolo Flores d’Arcais, Nichi Vendola e Luigi De Magistris
Dobbiamo ricominciare a parlare di eguaglianza, dobbiamo riprendere a coniugare il termine legalità con giustizia e diritti, perché quando si è perso il riferimento ideale allo Stato sociale è potuto accadere di tutto.
In fondo il berlusconismo è stato un programma organico di privatizzazione di tutto lo spazio pubblico, secondo un’egemonia culturale che assegna alla vita e alla persona umana un prezzo e non un valore.
Dobbiamo rimettere al centro dei programmi della sinistra la redistribuzione della ricchezza attraverso la leva fiscale, perché lo Stato, non solo può riequilibrare la ricchezza, ma deve.
E’ giusto che l’impresa faccia profitti, ma senza depredare l’ambiente che la circonda delle sue ricchezze naturali, umane e relazionali che sono peraltro, i fattori ai quali la stessa impresa deve una buona parte del proprio successo.
Nell’ultimo trentennio siamo entrati in una dimensione surreale, nella quale ci si è illusi di produrre ricchezza senza il lavoro, anzi, contro il lavoro. Non solo. In Italia il trionfo della rendita finanziaria è stato accompagnato da un mutamento culturale epocale, dall’epifania di un uomo nuovo, individualista, proprietario e predatore.
Ecco perché una seria lotta contro l’evasione fiscale viene concepita come una violenza, un’aggressione al diritto naturale di appropriazione, l’indebita intrusione di un principio regolamentatore e redistributivo dentro una giungla che deve rimanere tale.
L’ossessione del potere di questi anni, è stata quella di evitare che il pensiero libero potesse diventare pensiero critico e che il pensiero critico potesse sfociare in aperto dissenso. A questo sistema di potere è funzionale il conformismo, l’omologazione, l’ottundimento delle coscienze e la riduzione dei cittadini a soldatini del consenso allevati in batteria davanti agli schermi del Grande Fratello. Cittadini che hanno come unica prospettiva nel tempo libero il pellegrinaggio nei grandi templi del consumo, i centri commerciali.
Va preparata l’alternativa non solo a Berlusconi, ma al berlusconismo di cui purtroppo è succube anche buona parte della sinistra.
E’ una sfida culturale prima ancora che politica per la quale occorre unire le forze di tutti.