Sunday, June 26, 2016

Keep calm and give us back our democracy 

Di Alessandro Gilioli
Da l'Espresso del 25/06/2016

Un anno fa, nel pieno della crisi greca, qui si faceva sommessamente notare che in gioco non c'era solo la piccola Grecia ma un po' tutta l'Europa. 
Insomma c'era un problema più grosso, sul tavolo. Cioè l' eccessiva invasione di campo nella vita delle persone da parte di poteri non eletti (Fmi, Bce) o comunque molto lontani (commissione Ue) che aveva messo in moto nei vari Paesi reazioni e meccanismi che le istituzioni non riuscivano più a controllare: dalla Spagna alla Gran Bretagna, dall'Italia alla Francia. 
Il disastro che di conseguenza si stava profilando era molto maggiore di quello greco: era cioè una catastrofe nelle coscienze dei 500 milioni di cittadini europei. 
Esseri umani che le istituzioni avevano per decenni fatto finta di non vedere, trattandoli come se non esistessero, come se non avessero consapevolezza, orgoglio e volontà. 
Di nuovo, qui lo si è detto fino allo sfinimento: i veri nemici dell'Europa - cioè quelli che la stavano distruggendo - erano loro, gli Juncker, le Merkel, i Cameron, i Rajoy. 
Cioè quelli che avevano fatto esplodere i sentimenti nazionalistici e anti-Ue con le loro ideologie economiche dogmatiche, con una burocrazia al servizio delle lobby, con un presidente puparo dell'evasione fiscale per le corporation, con un ministro del commercio che si piccavadi non dover rispondere ai cittadini europei, "I do not take my mandate from the European people". 
Il primo dato che emerge dal voto di giovedì - e qui lo dice uno che nonostante tutto avrebbe messo la croce su Remain - è proprio questo: la rivincita della politica e della democrazia sull'economia e sulla finanza. 
Dopo trent'anni in cui le élite si erano convinte di non dovere più alcuna accountability ai cittadini. 
Ci eravamo talmente disabituati a questo principio di base della convivenza democratica - toh, le nostre sorti le decidiamo tutti noi elettori, a maggioranza - che ieri c'è stato anche qualche piccolo delirio in merito, in giro, più o meno trattenuto. 
Napolitano, ad esempio, ha definito«un'aberrazione» il referendum britannico: non i suoi esiti, proprio il fatto che le persone abbiano potuto esprimersi su una decisione fondamentale per il proprio Paese. 
Anche per l'ex premier Mario Monti la consultazione popolare è stata «un abuso di democrazia», ma almeno nel suo caso c'è coerenza perché è diventato sia senatore sia premier senza mai avere preso un voto e quando si è presentato alle urne ha floppato, il che rende comprensibile il suo scarso attaccamento all'idea che le persone votino, perfino gli straccioni e quelli che non hanno fatto la Bocconi.
Ancora oltre è andato il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, già demiurgo di Canale 5 ed ex consigliere di Renzi,proponendo restrizioni al suffragio universale conquistato in Italia nel 1946. E qui siamo appunto al delirio: non varrebbe neppure la pena di parlarne se questa uscita non riassumesse una parte importante del problema. 
Tra le molte cose che l'establishment e la politica non hanno capito, infatti, c'è anche il fatto che a cementare il tappo della pentola a pressione questa scoppia.
Fuori di metafora: che per arrivare a una nuova relativa stabilità - dopo questa turbolenta fase di conflitto tra establishment arroccato e cittadini furiosi - è necessario non chiudere di più ma al contrario aprire di più i canali tra i cittadini e le istituzioni, tra gli elettori e le decisioni che li riguardano. 
Mentre nell'ultimo trentennio siamo andati nella direzione opposta: le persone hanno avuto sempre di più la sensazione non infondata di essere allontanate dalle decisioni, che venivano esternalizzate a istituzioni e poteri lontani. 
Questo è solo un pezzo del problema, naturalmente. 
L'altro pezzo è quello dei contenuti delle decisioni che venivano prese lontano dalle persone, dei loro effetti economici e sociali nella vita di quasi tutti.
Ieri un'ottima analisi di "The Nation" spiegava il rapporto non secondario tra condizione sociale e vittoria del Leave, facendo pulizia di molte superficiali analisi sul "razzismo" degli inglesi. E tutto ciò al netto del fatto che anche i sentimenti anti-immigranti hanno molto a che fare con l'impoverimento del ceto medio e con la desertificazione del welfare, insomma è abbastanza ovvio che se in una vasca si riduce l'acqua poi i pesci messi peggio inizino a scannarsi tra loro. 
Adesso è tutto un piangere sul latte versato e un vaticinio di catastrofe urlato proprio da chi la catastrofe l'ha provocata. 
Bah. 
Keep Calm and give us back our democracy, direi piuttosto. 
Dateci indietro la nostra democrazia - cioè il nostro diritto di decidere sulle decisioni che riguardano tutti - e un po' di attenzione sociale, un po' di redistribuzione del reddito e delle ricchezze, un po' di scuole pubbliche, di asili, di ospedali, di autobus, di chance di programmarsi una vita, di avere una casa, una pensione, insomma di guardare al proprio futuro senza sentirsi tremare le gambe. 
Forse, per evitare il casino globale, funzionerebbe meglio che togliere il suffragio universale.

GIOVANI E VECCHI

Quindi, se ho ben interpretato il pensiero di tanti, dovrebbero votare solo i giovani, magari istruiti e che risiedono nei quartieri cool, perché un welfare generoso mantiene in vita troppi vecchi, poveri e stupidi in dirittura d'arrivo (se così si può dire) che assurdamente hanno il diritto di votare. 
Se invece di diffondere cultura e benessere, il sistema ha prodotto ignoranza e povertà, non è meschino incolpare chi ha votato ( o ha pensato di votare) contro un sistema che (fondamentalmente) li ha sfruttati e oggi li disprezza? 
Forse il tema è un altro: che i giovani se ne fregano della politica, la snobbano, peggio, la detestano, non la partecipano come fecero i loro nonni, si limitano a mugugnare, ma poi alla lotta politica, preferiscono gli aperitivi di massa. 
C'è sempre un'alternativa alla sottomissione. Il punto è volerlo e, soprattutto, non farsi il culo da soli ( vedi abolizione dell'art. 18, distruzione dell' istruzione e del welfare deciso dal governo più giovane della Repubblica).

Saturday, June 25, 2016

LETTA, L'EUROPA E IL CAPITALISMO

Per Enrico Letta, il sistema ultra liberista non merita un cenno di critica, quindi va bene. Per salvare l'Europa basta solo un po' di polizia comune alle frontiere e un po' più di Erasmus. Se questa è la visione del socialismo europeo, si persevera nella follia. 
Scrive Enrico Rossi : "Trent'anni di dominio del capitalismo senza freni e di governi conservatori e di terze vie blairiane stanno distruggendo l'Unione Europea. Occorre un'Europa sociale e dei lavoratori: occupazione, lotta alla povertà, investimenti, distribuzione della ricchezza. Altrimenti il futuro dei nostri figli è minacciato".  
Ammetterlo, anche se molto, molto tardi, è sicuramente meglio che continuare a sostenere il liberismo selvaggio ( come fa Letta) . Certo che alle affermazioni dovrebbero seguire i fatti. Perché è assurdo che in prima linea contro il TTIP, contro il tentativo di costruire un impero mondiale del capitale ci sia la destra sociale alla quale non pare vero di potersi infilare nel vuoto lasciato da una Sinistra che si è completamente venduta al nemico scordandosi che il comunismo si fondava sull'idea di comunità e di beni comuni, non sulla libera circolazione delle merci e dei lavoratori. 
Come se non ci fosse alternativa all'idea di milioni di individui col cartellino del prezzo che girano per l'Europa con la casa sulla schiena per inseguire un lavoro precario e senza diritti che si sposta in funzione degli interessi del capitale. Con il "mercato " che ti entra in casa con la veemenza di un pugno in faccia: la pensione privata; la sanità privata; i servizi all'infanzia e agli anziani privati; la sicurezza privata: se questa è la Sinistra, perché la povera gente dovrebbe votarla? 
Non comprendere che con questa linea si butta la gente tra le braccia del fascismo, e si sfascia l'Europa, è folle.

IL CAPITALISMO NON È IMMANENTE

Leggo interventi che descrivono il capitalismo selvaggio e globale come qualcosa di immanente. 
 Come se il capitalismo fosse nella natura delle cose ed il liberismo non fosse un'ideologia al pari del comunismo. Come se non ci fosse alternativa all'idea di milioni di individui col cartellino del prezzo che girano per l'Europa con la casa sulla schiena per inseguire un lavoro precario che si sposta in funzione degli interessi del capitale. 
Come se tutto questo fosse un' l'idea di società di Sinistra. 
E, soprattutto, come se sciagurato non fosse un sistema economico che produce ingiustizie ed enormi disuguaglianze, ma ribellarsi. 
Con queste premesse culturali, non penso possa esserci un futuro per il socialismo europeo.

IL SOCIOLOGO DONENICO DE MASI

Il sociologo Domenico De Masi sostiene che l'elettronica e l'informatica bruceranno molti più posti di lavoro di quanto non abbia fatto la meccanica. 
Se elettronica ed informatica da una parte alzano la produttività del lavoro, dall'altra hanno una ricaduta molto negativa sull'occupazione. Semplificando molto, De Masi sostiene che la disoccupazione in Europa crescerà in modo significativo come pure la ricchezza. E che non serve perciò lavorare di più, ma redistribuire di più, perché se c'è più ricchezza, si tratta solo di dividerla meglio. 
Alcuni paesi del nord Europa l'hanno capito da tempo e già praticano le 36 ore. Nel futuro bisognerà anche scendere per garantire un lavoro ai giovani. 
Si tratta solo di volerlo. Di capire se sono i Governi che regolano il Capitalismo oppure se sia il Capitalismo a guidare i governi. 
Non c'è nulla di immanente. Il capitalismo non è nella natura delle cose, ma è solo un'ideologia al pari del comunismo. Il futuro dei nostri figli dipenderà dalle scelte politiche che faremo.

Friday, June 24, 2016

IL POPULISMO È UN GERME DIFFUSO

Trovo che vedere il populismo, il fascismo, quel linguaggio volgare e violento solo nella Lega e nel M5S sia un po' da ciechi e da stolti per non dire da analisti intellettualmente poco onesti. Perché (purtroppo) quella violenza verbale, quel rutto politico che richiama nuove tenebre, mi sembra un virus molto diffuso anche altrove. 
Certamente tra chi parla di imbracciare un lanciafiamme e dà del vecchio ai professori che non si allineano.
Certamente tra chi lincia un proprio sindaco e lo caccia come un cane. Certamente tra chi paragona i partigiani a quelli di Casa Puond ed ogni giorno attacca a testa bassa il Parlamento e il Sindacato. E sto parlando delle èlite, perché a leggere ciò che pensano tanti semplici militanti, dai toni usati è difficilissimo distinguerli dai leghisti o dai grillini. 
L'ottusa arroganza è parecchio diffusa e si propaga in modo trasversale in ogni direzione. 
Non si tratta di essere antipatici, brutti e cattivi, ma portatori di una cultura gladiatoria profondamente divisiva che coltiva l'odio verso chi non si conforma alla propria visione del mondo. 
Per esempio, se si applica lo stesso scherma di analisi, tra Salvini, Grillo e Renzi non si possono oggettivamente rilevare differenze significative nei toni e nei modi di fare politica. 

I GIACOBINI

E poi c'è l'elegante arroganza di chi si crede "colto", saccenti con la puzza sotto il naso che provano insofferenza verso chi non è del proprio rango intellettuale, (ma con garbo eh?), che non ci provano nemmeno a capire i motivi della rabbia popolare, perché a prescindere si tratta di persone rozze, becere e razziste. 
Ecco, quei giacobini altezzosi, che sorvolano dall'alto le periferie e che giudicano con severa supponenza il linguaggio volgare che ruggisce da quei luoghi decadenti e abbandonati senza comprendere mai i motivi di quel rutto plebeo, sono quelli che ( più di ogni altro), spingeranno le borgate tra le braccia del fascismo.

BREXIT

Gli inglesi non hanno mai voluto e mai avrebbero voluto gli Stati Uniti d'Europa. Paradossalmente un'uscita della GB dalla UE potrebbe agevolare il processo di integrazione politico, (come io spero) oppure interromperlo definitivamente.

 D'altro canto, questa Europa intesa come colossale centro finanziario, che toglie sovranità agli stati nazionali, mentre la concede alle multinazionali e alle banche finanziarie è un mostro che va superato senza se e senza ma. 
Siamo lontani anni luce dal comprendere l'abominevole struttura del sistema che ci governa. Non è con la retorica dell'immigrazione che si crea un progetto alternativo d'Europa. C'è molto da lavorare. 
 l livello di consapevolezza su cosa stia accadendo alla sovranità degli stati mi appare profondamente sottovalutato e privo di proposte su cosa fare per contrastare la cupola finanziaria che governa l'Europa. 
La questione dell'euro (una moneta di Stato stampata da una banca privata) e la realtà che uno Stato "sovrano" possa fallire in senso tecnico, giuridico ed economico sono fatti sconvolgenti che annullano tutte le categorie del diritto pubblico che si sono formate intorno all' idea di sovranità. 
Lo Stato che fallisce china la testa di fronte ad una nuova sovranità, la sovranità dei creditori, la sovranità della finanza internazionale. 
Si può difendere un'Europa la cui anima si fonda sull"indebitamento degli Stati ( e quindi sulla loro esposizione al ricatto politico?)

Thursday, June 09, 2016

MOSCACIECA

A Sinistra siamo lontani anni luce da quello che serve, giacché il moderato Zagrelbesky appare avere compreso molto meglio dei cespugli della Sinistra l'abominevole struttura del sistema che ci governa. 
Non è con la retorica dell'immigrazione che si crea un progetto alternativo. C'è molto da lavorare. Il livello di consapevolezza su cosa stia accadendo alla sovranità degli stati mi appare profondamente sottovalutato e privo di proposte su cosa fare per contrastare il sistema capitalista globale e finanziario che avanza. 
La questione della Raggi a Roma non esiste. Piuttosto esiste il problema della mancanza di una classe politica affidabile e di un progetto credibile per contrastare la cupola finanziaria che governa il mondo.

IL.PD NON SI PUÒ SOSTENERE ( E QUEL SOMARO CHE NON VOLA, MA SVOLAZZA)

Non sono mai stata tenera con i grillini e chi mi conosce sa quanto il mio pensiero sia distante dal loro, ma la campagna che si è scatenata a Sinistra contro il M5S per sostenere sostanzialmente il PD non si può francamente sentire. 
Non vorrei che l'orgia di stoltezza di chi a Sinistra vede il populismo solo nel M5S sentisse nostalgia per quel ruolo ancellare che nei territori assegna poltrone e garantisce potere. 
Trovo irritante quel senso di superiorità culturale esibito con spocchia e che nemmeno si cerca di dissimulare. 
È la solita vecchia storia del PCI, del somaro che non vola, ma svolazza se a dirlo è uno di loro. Ma se a parlare è qualcun'altro, allora viene trattato come i globuli bianchi trattano i virus. Perché in certi ambienti permane un'assurda supponenza e magari si preferisce offrire continue attenuanti al PD che ha approvato tutto il programma di Berlusconi, ha sfasciato la Costituzione, l'ANPI e la cultura socialista italiana, piuttosto che dare una chance (che sia una) al movimento 5 stelle. 
Quello sguardo giacobino e supponente che ogni giorno si posa dentro la casa dei grillini è insopportabile. 
La gente che votava a Sinistra oggi vota 5 stelle,  perché il PD fa cose di Destra e chi se n'è andato non è né affidabile né in grado di proporre un progetto credibile. Se poi si mette a sostenere il PD e a bastonare i 5 stelle,  la gente voterà sempre più i 5 Stelle.

Wednesday, June 08, 2016

VIRGINIA E CHIARA LE RAGAZZE AL POTERE

Di Concita De Gregorio
 da Repubblica del 07 giugno 2016

 VORREI parlare di Virginia Raggi e Chiara Appendino. Due giovani donne nei loro trent’anni molto votate domenica da elettori chiaramente esausti dei giochi di prestigio e di parola di chi crede di poter continuare a fare quello che gli conviene spacciandolo per una novità, un cambiamento, oplà guardate, magari togliamo le insegne di partito facciamo una bella campagna porta a porta e siamo come nuovi. Nulla cambia, invece, nel profondo, e le persone lo sanno. Per quanto la memoria sia labile, le conoscenze sempre più superficiali, l’attenzione volatile le persone lo sanno perché lo vivono sulla loro pelle. Ricevo moltissime lettere ogni giorno di ragazze che hanno la stessa età di Chiara Appendino e Virginia Raggi, ragazze di 25, 30, 35 anni che scrivono alla mail intitolata “cosapensanoleragazze”, un luogo dove si ascolta. Ascoltare è una bellissima attività, non la fa più quasi nessuno. Ieri per esempio da Ravenna, tra tante altre, ha scritto Chiara: «Sono qui senza niente, a volte mi sembra di aver vissuto già troppe vite per continuare a credere nel giusto. C’è una smagliatura in questa rete che ci avvolge. Aspettiamo il Bianconiglio sapendo che non arriverà». Una lettera molto lunga, magnifica e disperata. 
Vorrei mettermi nei panni, e che un momento almeno tutti ci mettessimo nei panni, di una donna di trent’anni (o di quaranta, o persino di cinquanta) a cui tutti dicono brava continua così ma quando è il momento di scegliere a chi affidare un compito — una direzione, un coordinamento, una responsabilità — passa sempre avanti qualcun altro, in genere un uomo: perché fa parte di un sistema di amicizie e potere, perché è più affidabile che spesso vuol dire ricattabile, perché sì, tanto nessuno difenderà quella ragazza che non è nessuno (“chi la porta? Di chi è?”) dunque non abbiamo niente da temere. Non perdiamo niente, a lasciarla al margine di una strada: nessuno ce ne chiederà conto. E invece sì, a un certo punto ecco il conto. 
Questa non è una perorazione del valore femminile, non abbiate paura. Non è neanche un articolo militante: io vivo a Roma e questa non è una dichiarazione di voto. Non sto facendo campagna, sto parlando di quello che vedo. Ci sono donne e donne, come per gli uomini: persone. È piuttosto una constatazione: le ragazze di trent’anni, ovunque nel mondo attorno a noi, sono fuori dai giochi a meno che non siano “portate da”, “la donna di”. Però poi un giorno si vota, e due ragazze di trent’anni prendono i voti. Vi sembra strano? Se vi sembra strano è perché non vi siete accorti che è cambiata la lingua, la geografia. Sembra la stessa di prima, ma è un’altra. Le parole non significano più la stessa cosa. Se parlassero inglese, questi marziani, queste marziane, sarebbero riconoscibili. Invece parlano italiano, stanno nello stesso paese, sono tutto attorno. Non le avete viste arrivare? È un problema vostro: se vi foste messi in ascolto avreste sentito. Non avete visto neppure De Magistris a Napoli e Zedda a Cagliari, per dire. Questa non è neppure un’analisi politica. Non nel senso tradizionale, almeno. Non una di quelle cose scritte per spiegare cosa è successo, che dopo sono bravi tutti: caso mai sarebbe interessante scrivere e leggere cosa sta succedendo prima che accada, o almeno mentre accade ma per far questo bisogna essere liberi ed avere coraggio, non tutti ce l’hanno. Non tutti possono per ragioni di opportunità politica, economica, editoriale e questo è già il cuore del problema. Chi può farlo, questo, oggi, davvero? Pochi. In luoghi periferici. In rete, in generale. Quella rete smagliata che ci avvolge, e però vive. È viva. 
Vorrei parlare di Roma, tre minuti. Di un ragazzo che vive a Roma e si ricorda, se è stato attento, che qualche mese fa Fabrizio Barca — un dirigente del Pd — ha fatto una lunga e grande inchiesta sul Pd romano coinvolgendo centinaia di volontari (i ragazzi, appunto) che ha concluso questo: un sistema di potere corrotto, marcio, autoreferenziale, preoccupato del suo micro privilegio, da azzerare. E poi? Cosa è successo dopo? Roma aveva il suo marziano, incredibilmente veniva dal Pd. Un’opportunità arrivata in regalo, centinaia di migliaia di persone avevano espresso quel voto. Il partito lo poteva sostenere, aiutare a cambiare la città, dargli le persone e le forze, il denaro che serviva a farlo. È successo questo? Non è successo, con la complicità di tanti. È cambiato qualcosa nella struttura del partito cittadino? La rete di potere economico, spesso corrotto, che la governa è stata smantellata? Non dalla politica, di certo. Quindi il futuro chi può essere, adesso? A chi si deve affidare, di chi si deve fidare una persona libera, spaesata, incapace di comprendere fino in fondo perché persone anche per bene, anche con una biografia specchiata si mettono comunque al servizio di un sistema imputridito. 
Il voto utile non funziona più. Il male minore non è un articolo di moda. Se persino gente disciplinata, cresciuta in un altro tempo parlando un’altra lingua, non è riuscita a votare, domenica, vecchi arnesi o volti gentili di un vecchio apparato: qualcosa è davvero cambiato. Poggiate l’orecchio a terra, voi che parlate solo senza ascoltare mai. Guardate i volti di queste due donne di trent’anni. Parlo di Torino, ora. Ne sono reduce da poco: ho sentito dire «i cinque stelle non hanno attecchito, qui. Fassino vincerà al primo turno». L’ho sentito da dirigenti locali, a sinistra, anche notevoli. Come mai non capiscono più niente? Forse non hanno visto che è nuova la lingua, e non leggono la disperazione delle ragazze (e dei ragazzi) che prenderanno il mondo, domani. 
Chiara Appendino e Virginia Raggi sono donne giovani, non erano nate quando governava la Dc e non hanno conosciuto il Pci. Non hanno debiti, nessuno le ha favorite. Sono preparate, laureate, competenti nei loro ambiti — una economista bocconiana, l’altra avvocato con esperienza nelle nuove tecnologie. Sono ragazze come quelle che vanno all’estero, qui non c’è posto. I posti sono tutti occupati da vecchi ex sottosegretari presidenti e dirigenti di partito che pensano ancora di poter piazzare i loro. Non è più vero. I volti normali, la forza semplice di queste ragazze forse parla. A chi non ha casa, e sono la maggioranza. Succede un po’ come quando il sindacato ha smesso di rappresentare la gran parte dei lavoratori perché tutelava solo i dipendenti e non i precari, i pensionandi e non gli inoccupati. Così la politica che tutela se stessa. 
Lasciatemi dire una cosa sul fascino di una donna di trent’anni, chiunque essa sia: la vita è con lei. Nascono i figli, Giorgia Meloni che viene da tutta un’altra storia politica ha fatto campagna elettorale in gravidanza, ha avuto lei pure moltissimi voti. La vita è davanti, e queste donne non possono non pensarla. La incarnano. Raggi, Appendino. È più facile fidarsi di una giovane donna che ti somiglia, che non ha che da perdere, proprio come te. E che però ci prova. Ho sentito dire: quelle di Grillo somigliano a una setta, sono come Scientology. Rispondono a un capo. Non lo so. Magari invece no. Alle donne capita sovente di sentirsi dire: da chi prendi ordini? A volte, succede, da nessuno. Per certo so invece che nel vecchio sistema di potere — quello che ha fallito in passato e che è ancora tutto qui sotto sempre più improbabili nuove insegne, con una nuova protervia e una nuova camicia — tutti prendono ordini dai capi e se sgarrano sono fuori. Fuori lista, fuori rosa. 
Allora, se aveste trent’anni (ma anche quaranta, e ad essere un po’ stanchi anche cinquanta) non vi fidereste di due ragazze nuove, non ci provereste almeno? L’alternativa, che un tempo si coltivava nel dissenso, è stata spenta come un fastidio al manovratore. Persino i Rodotà sono stati allontanati con diffidenza. Sarà interessante vedere, nel futuro prossimo, chi siederà al posto di manovra. Chi tra gli strateghi avrà pensato al futuro e non a sé. Chi avrà avuto ragione.

Tuesday, June 07, 2016

IL PARTITO DELL A NAZIONE È UNO STATO DELL'ANIMA

Tra il modello Roma e quello Milano ha vinto Milano: c'è troppa euforia al Nazareno e nelle redazioni dei giornali allineati.
La sfida di Salvini a Berlusconi è fallita. Il terzo incomodo non s'è materializzato (almeno non abbastanza per impensierire il Nazareno). I grillini non hanno sfondato se non nella Capitale, mentre l'esperimento romano in capo alla Meloni si è fermato a 4 punti da Giacchetti.
A Milano invece il modello centrista ha trionfato, un modello che nella mente del Nazareno dovrebbe estendersi a tutta la nazione: due candidati sostanzialmente identici, l'uno braccio destro della Moratti, l'altro di Albertini, entrambi di Destra, entrambi chiamati ad interpretare lo spirito di loggia richiesto dall'Italicum e dalla nuova Costituzione. 
Perché nella nuova architettura costituzionale, il progetto politico ideato dai massoni si propone di consolidare il sistema attraverso elezioni dall'esito prevedibile garantito da uno scontro/farsa tra un finto partito di Centro-Destra ed un finto partito di Centro-Sinistra. Proprio come a Milano dove, comunque vada, vincerà la stessa parte, perché il blocco di interessi rappresentato dai due candidi è il medesimo. 
Il partito della Nazione non è un partito nel senso classico, ma un "concetto", un sentimento dell'anima, uno spazio politico trasversale al servizio di un blocco di interessi che si sdoppia per mettere in scena la farsa di un finto conflitto tra le parti (che invece è una sola).  
L'astensione è voluta, ricercata proprio in virtù di in un quadro economico che lascia fuori pezzi crescenti di società e che necessita  di lasciare fuori ampi pezzi di società anche dalla politica se vuole difendere questo tipo di sistema predatorio che dà a pochi mentre toglie a tutti gli altri. 
Se le elezioni potevano (anzi dovevano) angosciare il Nazareno mostrando una certa imprevedibilità, l'avanzare crescente di una parte politica radicale e anti- sistema, questo non è avvenuto.
Non resta che attendere il secondo turno: solo la perdita imprevista di Bologna e Torino potrebbe terrorizzare il Nazareno.

Thursday, June 02, 2016

LE FREGATURE DEL PCI - PDS - DS - PD

Sono una semplice cittadina che vota e che ha preso un sacco di fregature. Sento di appartenere a quei milioni di italiani di Sinistra che non si sentono più rappresentati dal PD, ma per motivi opposti rispetto a quelli che hanno preso a votare per la Lega. 
Sono stata profondamente critica, anzi disgustata da un certo modo di gestire il potere da parte del governo emiliano, ma per ragioni del tutto diverse da quelli che giudicano Renzi un grande risultato.
Penso che l'etica dovrebbe essere la condicio sine qua non per fare politica, e non una qualità che caratterizza i candidati. In politica mantengo una distinzione classica: ci sono quelli di Destra e ci sono quelli di Sinistra, due tipi che esprimono idee di società assolutamente legittime, ma profondamente diverse sulle quali pretendo chiarezza. 
Non credo nel cambiamento come bene in sé. Ho cinquant’anni, ho vissuto e visto quanto basta per dire, ad esempio, che la Seconda Repubblica è peggio della Prima e che la Terza ( a quanto si preannuncia con questa riforma costituzionale) sarà molto peggio della Seconda. Non firmo mai cambiali in bianco e vorrei votare per qualcuno di cui condivido la visione di società in cui vorrei vivere e non perché (semmai) è l’antidoto etico verso una classe politica che mi ha tradita ed in cui non mi riconosco più. 
Ciò detto, voglio dire con grande franchezza che se Renzi si è preso il Pd è (anche) perché quelli che c'erano prima di lui non erano migliori. Quelle che professavano erano certamente buone idee e condivisibili erano i valori a cui dicevano di credere, ma poi è bastato ben poco per convincerli a rinnegare tutto per un po' di potere. 
Tra filosofia e prassi c'è stato nel PCI / PDS/ DS/ PD un grande scarto che io per prima ammetto e condanno. È mancata (molto) anche l'Etica (Berlinguer già ne parlava nel 1981). 
L'analisi del prof. Balzani (ex sindaco PD di Forlì) sul sistema politico emiliano - romagnolo descritta molto bene nel suo libro " 5 anni di solitudine" io la condivido. C'è da dire che per me la filosofia resta valida, mentre molti "comunisti" grandi, piccoli e piccolissimi (quasi nulli direi) l'hanno rinnegata con grande disinvoltura per poltrone e incarichi personali. L'intreccio tra politica, cooperative e P.A. ha generato consociativismo, corruzione e conflitto di interesse. L'esperimento del comunismo emiliano è crollato sotto il cono d'ombra del Tortello Magico e si è sputtanato. Renzi ha messo la parola fine sul romanzo emiliano, ma ha traghettato il PD nel campo avversario. 
Devo anche dire, che aspetto sempre che qualcuno delle vecchia guardia comunista confuti con modelli argomentativi che vadano ben oltre l'isterico capo d'accusa "non capisce niente di politica" , l'analisi sul sistema di potere emiliano che Balzani descrive nel suo libro. 
Aspetto sempre che qualcuno scriva una contro analisi per respingere al mittente le accuse. 
Nel mentre, se osservo quello che accade nel PD e leggo "5 anni di solitudine", tutto mi torna.

L'EPOCA DEI DIRITTI ACQUISITI NON E' MAI ESISTITA

Sono dell'idea che semmai, un giorno, qualcuno deciderà di sventolare la bandiera dei nostri diritti, non arriverà certamente da Marte. 
L'epoca dei diritti acquisiti non è mai esistita. Se i cittadini sono uniti e combattivi conquistano i diritti. Se sono divisi e ignavi di fronte alle ingiustizie e alle disuguaglianze, li perdono. 
C'è sempre un alternativa alla sottomissione. Paradossale che l'avessero capito i nostri nonni analfabeti, e non lo capiscano le nuove generazioni di laureati che mugugnano, ma poi, alla ribellione collettiva, alla partecipazione politica, preferisco gli aperitivi di massa.

LE COSTITUZIONI SONO FATTE PER I DIAVOLI

Cè una roba che mi ronza nella testa ed è questa. 
Le Costituzioni sono nate per regolare i rapporti tra autorità e cittadini, per limitare gli abusi di potere e non per ampliare il potere di Governo di uno Stato. 
Le Costituzioni sono fatte per neutralizzare i diavoli e non per potenziare gli angeli ( che al Governo non si sono mai visti ). 
Ogni Costituzione interpreta nel modo più appropriato a ciascuna società, il principio di equilibrio e precauzione nella divisione dei poteri: è L'ABC del liberalismo e della democrazia, non una "pippa" per vecchi.

Wednesday, June 01, 2016

RIFORMA COSTITUZIONALE : GIA' CI SONO TROPPE LEGGI

Ma cos'è questa frenesia di fare le leggi? Abbiamo circa 150 mila leggi contro le 5000 della Germania, non è la produttività del Parlamento il problema. 
Piuttosto le leggi andrebbero pensate e scritte molto bene e non fatte tanto per fare. Ritengo che tirare in ballo la viscosità del processo legislativo sia un'oggettiva cavolata. 
Nel mentre, vi sono circa 500 leggi già approvate dal Parlamento che non possono essere applicate, perché mancano i decreti attuativi. Ed i decreti attuativi li deve fare il Governo, non il Parlamento. E' così dagli anni '80. E non è colpa del Parlamento se i Governi non fanno quello che dovrebbero fare. 
A me pare che la Costituzione, il Senato, stiano diventando il capro espiatorio di responsabilità che stanno da tutt'altra parte. 
E non ci sto a sacrificare la nostra democrazia, per salvare le chiappe ad una classe politica che ha responsabilità personali enormi. Perché dire che la colpa è del sistema, è come assolvere tutta la classe politica, che rimarrebbe tutta al suo posto, ma dentro un sistema diverso ed ancora più oligarchico di quello che già c'è. 
In Germania si cambiano i politici. Da noi si cambia la Costituzione.

RIFORMA COSTITUZIONALE : SENATO

Il Senato non viene abolito, ma si elimina la possibilità per i cittadini di eleggere i suoi membri. 
Come sostiene Maurizio Viroli "La riforma offende non soltanto il principio solenne che la sovranità appartiene al popolo; offende anche la dignità dei cittadini ai quali dice esplicitamente: "Quegli ingenui dei Costituenti pensavano che foste così intelligenti e maturi da potervi scegliere i rappresentanti, e invece non lo siete affatto. Avete bisogno di qualcuno che scelga per voi, dunque vi togliamo, con il vostro permesso, si capisce, questo inutile fardello che voi non siete in grado di sostenere. Ringraziateci per il tempo e la seccatura che vi permettiamo di risparmiare".

IL CARATTERE DIVISIVO DELL A RIFORMA COSTITUZIONALE

L'aspetto più grave e tragico della riforma costituzionale è il suo carattere profondamente divisivo che sta dilaniando tutto il fronte che nel 2006 si schierò compatto contro la riforma Berlusconi ( molto simile e non certo peggiore della riforma Boschi /Renzi ).
E sinceramente penso che questo risultato non sia né collaterale, né secondario, ma il vero obiettivo della riforma e di Renzi.