Thursday, September 21, 2006

ORIANA

Cara Oriana, il mondo non sarà certo migliore senza di te. Né più sicuro. Nè più tollerante. Lasci un vuoto intellettuale immenso, un abisso della mente che sarà difficilmente colmato.
Chi ti parla non è un allineata dell'ultima ora. Non sono una di quei tanti personaggi che ti hanno cavalcata sull'onda dei tuoi ultimi scritti sull'Islam, come quei rozzi della politica nostrana che di certo disprezzavi.
Al contrario sono rimasta un pò infastidida da quei lavori, ma di certo ho apprezzato quell'istinto feroce che ha voluto reagire, a modo suo, ad un modo di imporre una civiltà che di certo non vogliamo. Dopo i tuoi scritti non mi sono fermata. Ho letto, ho riguardato vecchi reportage, ho cercato la chiave per aprire gli occhi su un mondo lontano, che in in parte ci rincorre e in parte ci detesta. Non so quale sia la via migliore per convivere con esso. Occorre di sicuro pensare intensamente e tu in questo senso ci hai imposto il tuo ritmo. Io questa fretta la comprendo.
Chi ci sarà a calciarci sugli stinchi, quando la sonnolenza del buonismo Veltroniano avrà intorpidito anche l'ultimo nostro instinto di reazione?
Quando Roma si adagio sul suo benessere, inziò a declinare verso la sua fine. E' questo che hai voluto ricordarci cara Oriana?
Non ho mai compreso quella tua apologia dell'America, icona superba di quel Potere che tu hai sempre detestato. Avevo condiviso con te questa avversione tra le pagine di "Un Uomo" e avevo sperato di ritrovarla sempre. Il POTERE, lo hai sempre combattuto, nemico potente di ogni individuo e della sua libertà. Forse hai intravisto un nemico peggiore e hai voluto strattonarci?
Mai mi dimenticherò dei capolavori letterari che hai saputo regalarci. Nessuno meglio di te è stato in grado di raccontarci la Storia. Così, da dentro, come facevi tu, con disinvoltura, senza soggezzione, senza mediazione.
Sei stata la compagna di tanti pomeriggi in cortile, io adolescente adagiata su uno sdraio a divorare uno dei tuoi libri. Ora ero in Vietnam, ora ero in Grecia, ora nelle stanze di quegli uomini
che hanno deciso dei nostri destini. Ho visto un pò di mondo coi tuoi occhi, e con i miei ho imparato a riconoscerlo.
Grazie Oriana. La tua indipendenza di pensiero, la tua intelligenza, la tua irriverenza trasversale mi mancheranno da morire.

Wednesday, September 13, 2006

LA CHIESA CHE NON C'E'

E' l'errore di tutti noi, cattolici, non cattolici, laici, agnostici, atei: immaginare una Chiesa che non c'è. La Chiesa che noi vorremmo che fosse e che invece non è. Non è e basta.
Quante umiliazioni dovranno ancora subire i gay, le donne, i laici per capirlo?

Che lo vogliamo o no, la Chiesa è questa. Non c'era bisogno di aspettare l'elezione di Benedetto XVI per rendersene conto: sono i cardinali che difendono gli spermatozooi e non le donne, i vescovi che giustificano le botte sui gay, i prelati che lanciano strali su ogni forma di modernità in tema di diritti civili.

Occorre farsene una ragione. Anche i religiosi che non sono così, quei parroci di retroguardia apparentemente aperti al mondo, comunque rimangono in quella casa e non prendono pubblicamente mai distanza dal pensiero ufficiale, assecondando così, l'integralismo religioso che vi regna.

I cardinali fanno il loro mestiere, difendono il potere della Chiesa in modo Macchiavellico, con ogni mezzo, imbracciando disinvoltamente la croce a scopi politici e senza imbarazzo.

Spetta allo Stato laico prendere le distanze dal Vaticano e considerare le questioni sociali secondo la razionale equidistanza che compete ai parlamenti.

Facciamo uno sforzo di indifferenza alle loro esternazioni. Che la vita di tutti noi continui. Come prima. Più di prima.

Friday, September 08, 2006

I PRIMI FELLONI DEL PALAZZO

Purtroppo, ciò che tutti temevano accadesse è successo. La risicata maggioranza dell'Unione comincia già a perdere i primi pezzi per strada e le prime "corna" arrivano proprio un esponente del movimento in cui facevo più affidamento: l'Italia dei valori. Perciò ho preso subito carta e penna per dire a Di Pietro quello che pensavo.


Gentile Ministro Di Pietro,
inutile dirle che le dimissioni di De Gregorio sono un fatto gravissimo.
Mi spieghi una cosa per me incomprensibile: come si fa a dare fiducia a uno come LUI? Con la sua storia politica, i suoi trascorsi in Forza Italia, la cultura del potere e dell' "inciucio" tipica di quell'Italia che Lei ha sempre in tutti i modi contrastato? Non crede che occorrerebbe più RIGORE nel candidare alle Camere gli esponenti del suo movimento?

Io ho votato per Lei e credo nella serietà dell'Italia dei valori. Ma se i "cavalli" di razza sono questi TRASFORMISTI, allora c'è qualcosa che non torna.

Non è grazie ai MESTIERANTI che si rinnova la politica. Qesto lo ha sempre detto anche Lei. Allora come si arriva ad offrire una poltrona al Senato al Signor De Gregorio?
Uno grazie al quale Lei dovrà ricominciare da capo anche solo per riprendersi quel rispetto e quella credibilità che in questi giorni di Governo si era giustamente guadagnato.
Se si pesca nel torbido, poi si mangia letame.
Si guardi intorno dottor Di Pietro e scelga meglio i suoi compagni di partito. Di gente perbene, anche competente e fuori dal sistema cè n'è tanta e magari anche disposta a seguirla.
Non faccia più di questi errori imperdonabili. Oggi li interpreto come ingenuità. Un domani sarebbero valutati diversamente, probabilmente senza appello.
Lavori per quell'Italia pulita che la pensa come Lei e la segue tutti i giorni sul suo Blog.
La ringrazio per la disponibilità.




Wednesday, September 06, 2006

GIOVANE FUORICLASSE DEL JAZZ

Forse non è il momento migliore per parlare di musica anche se si tratta un talento del sax. Non dopo avere visto da poco Burt Bacharach un genio musicale senza uguali, un grande, grandissimo compositore del nostro tempo.
E nemmeno aiuta il confronto con Diana Krall, una vera signora del jazz, austera, elegante, reffinata, una delizia sublime quando amoreggia con il suo pianoforte.
Eppure Francesco Cafiso merita comunque che si parli di lui, perchè questo ragazzino di soli 17 anni è davvero bravo con il sax, ha un talento straordinario, è così affiatato col suo " ferro"che di fatto, a volte, sembrano due. Due sax che suonano contemporaneamente. Invece è lui da solo.
Infastidisce perciò vedere un asso del genere, strafare, indugiare troppo sulle proprie virtù, avvitarsi sull' esibizione della tecnica mentre abbandona tristemente la musica.
E' davvero un peccato rinunciare alla melodia per mostrare al pubblico la nuda e cruda bravura.
E il piccolo Francesco fa proprio questo.
Non supportato da un gruppo da grande valore, il concerto del giovane saxofonista annaspa. Possiamo dirlo una volta per tutte che gli assoli di basso e batteria sono spesso uno strazio senza fine?
I grandi della musica insegnano. Spazio agli elemento del gruppo si, ma col giusto dosaggio, senza mai esagerare.
Se Cafiso è un grande musicista, sul lato della composizione ha ancora molta strada da compiere. Proporre un proprio brano dopo un pezzo di Gershwin è stato un'audace confronto. Forse l'ambizione dell'artista contempla anche una probabile umiliazione. Certo è, che sul piano musicale il divario è davvero imbarazzante.
Cafiso deve crescere e imparare a dosarsi. Rispettare i suoni e l'armonia della musica. Ma il "ragazzo si farà". Col suo istintivo talento potrà davvero diventare un gande genio del jazz.

Tuesday, September 05, 2006

Maledetta prudenza

Leggo via One More Blog la lettera aperta che Franco Grillini ha scritto dalle colonne de "L'Unità" a Romano Prodi per chiedergli ancora una volta che la maggioranza provveda ad approvare la legge sui PACS. Stimo Franco per la sua storia e le sue battaglie e lo trovo anche molto simpatico sul piano personale ma su questa storia dei pacs - pur essendo totalmente d'accordo con lui sulle premesse - dissento completamente quanto alle conclusioni.
Il movimento gay italiano ha elaborato una posizione sul tema delle famiglie di fatto che si riassume benissimo proprio in un passo della lettera di Grillini: "Proprio perché conosciamo l'arretratezza di gran parte della classe politica e non cerchiamo prove di forza, ma ci interessa invece fare ogni giorno un passo avanti, magari piccolo ma chiaro, nella direzione di un'Italia piu civile, noi abbiamo proposto una ... soluzione ancor più moderata, la più moderata fra quelle adottate dai paesi che hanno legiferato in materia".
Io credo, caro Franco, che se siamo dove siamo la responsabilità non sia tanto dell'arretratezza di gran parte della classe politica, ma del fatto che, pur consapevoli di quell'arretratezza (e il termine mi pare anche gentile, la nostra classe politica non è solo arretrata, ma in molti casi mi pare anche codina, conservatrice, oscurantista e antistorica) il movimento gay e lesbico italiano si sia fatto poi da quell'arretratezza condizionare, lo abbia accettato come un dato di fatto, come una situazione ineluttabile al punto tale da condizionare il confezionamento delle proprie stesse strategie. E se ci facciamo condizionare al punto di aver paura noi stessi di chiedere il riconoscimento dei nostri diritti, che speranza abbiamo che quella politica che sappiamo arretrata e antistorica ce li riconosca sua sponte?
Il fatto che Mastella, Binetti, Bobba e compagnia cantante siano oscurantisti non dovrebbe davvero essere motivo per noi per arretrare. La giustezza dei nostri diritti non dipende certamente dalla disponibilità o meno di chi quei diritti nega. In uno stato civile a parità di doveri dovrebbe corrispondere parità di diritti e ogni istituto giuridico (matrimonio compreso) dovrebbe essere per ciò accessibile a tutti: l'orientamento sessuale non mi pare francamente un motivo legittimo di esclusione.
Nel settembre 2004, soltanto pochi mesi dopo la vittoria di Zapatero, Maria Teresa Fenandez De La Vega, numero due del governo di Madrid, commentò il varo della nuova disciplina del matrimonio con queste parole: "Oggi è un giorno molto importante non soltanto per i milioni di persone che soffrono di una discriminazione per il loro orientamento sessuale, ma anche per tutti quanti, perche cresciamo come società". Ed è la Spagna, questa, un paese con una destra non meno retriva della nostra e una chiesa non meno integralista della nostra. E' la nostra politica che dovrebbe comprendere, esattamente come ha già fatto quella spagnola, che questa nostra benedetta prudenza, questo nostro pigro e pavido realismo, questa inetta e ormai non più tollerabile moderazione, non fa soltanto male a noi gay, fa male al paese. E se proprio non lo capiamo come gay, dovremmo almeno assumercene la responsabilità come politici.

Questo punto di vista di Ivan Scalfarotto lo trovo ineccepibile. Purtroppo in Italia, a differenza di quanto accade in Spagna, la sinistra non governa da sola, ma con il centro cattolico sempre sotto l'orbita della Chiesa di Roma. In privato, credo che molti politici dell'Unione siano sostanzialmente favorevoli ai PACS, ma se obbligati a schierarsi pubblicamente non rischiano mai di apparire distanti dall'orientamento Episcopale. Sempre a ricercare con le parole quell'equilibrismo di maniera che non contrasta e perciò implicitamnte asseconda l'integralismo ideologico della Chiesa.
C'è questa ipocrita sottomissione dei partiti di centro al Vaticano, una sorta di remissione che non si spiega, giacchè la vecchia DC in questo senso, è stata molto più auterovele nella difesa della laicità dello Stato. Si pensi solo all'aborto e al divorzio, riconosciuti entrambi come diritti quando al governo c'erano i democristiani.
Occorre poi considerare che questa visione Medievale della Chiesa in tema di diritti civili è più una questione politica, che non religiosa ed è più che mai stumentale nel nostro Paese.
Ormai è chiaro che il Vaticano assurge a cinghia d trasmissione della destra Italiana, e il tema dei pacs rappresenta l'argomento di massimo imbarazzo all'interno dell'Unione. Imbracciata la croce come clava si utilizza la parola di Dio per innescare frizioni nel centro-sinistra, predicando un' idea di società discutibilmente Cristiana, ma piuttosto strumentale alla destra ed al proprio desiderio di riprendersi il potere ai primi segnali di crisi di questo debole Governo.
Talmente vero, che in quei paesi dove non esiste a sinistra questa strana promisquità con il centro, sono stati proprio i governi conservatori a riconoscere i PACS, con quelche mugugno, ma sostanzialmente con buona pace del Clero cattolico.
Resta però un mistero capire come la società civile, ormai secolarizzata e pressochè disinvolta (se non dissoluta) nei comportamenti privati, rimanga sostanzialmente bigotta e pubblicamente appiattita alla morale vaticana della famiglia. Forse, perchè da sinistra una nuova morale, più moderna e liberale non è mai stata formaulata.
Morte le vecchie ideologie marxiste, sul piano dei valori è rimasto un vuoto cosmico, colmato solo dalle leggi consumistiche del mercato e dai precetti sempre più integralisti del mondo religioso. Un vuoto cosmico che andrebbe riempito al più presto.