ORIANA
Cara Oriana, il mondo non sarà certo migliore senza di te. Né più sicuro. Nè più tollerante. Lasci un vuoto intellettuale immenso, un abisso della mente che sarà difficilmente colmato.
Chi ti parla non è un allineata dell'ultima ora. Non sono una di quei tanti personaggi che ti hanno cavalcata sull'onda dei tuoi ultimi scritti sull'Islam, come quei rozzi della politica nostrana che di certo disprezzavi.
Al contrario sono rimasta un pò infastidida da quei lavori, ma di certo ho apprezzato quell'istinto feroce che ha voluto reagire, a modo suo, ad un modo di imporre una civiltà che di certo non vogliamo. Dopo i tuoi scritti non mi sono fermata. Ho letto, ho riguardato vecchi reportage, ho cercato la chiave per aprire gli occhi su un mondo lontano, che in in parte ci rincorre e in parte ci detesta. Non so quale sia la via migliore per convivere con esso. Occorre di sicuro pensare intensamente e tu in questo senso ci hai imposto il tuo ritmo. Io questa fretta la comprendo.
Chi ci sarà a calciarci sugli stinchi, quando la sonnolenza del buonismo Veltroniano avrà intorpidito anche l'ultimo nostro instinto di reazione?
Quando Roma si adagio sul suo benessere, inziò a declinare verso la sua fine. E' questo che hai voluto ricordarci cara Oriana?
Non ho mai compreso quella tua apologia dell'America, icona superba di quel Potere che tu hai sempre detestato. Avevo condiviso con te questa avversione tra le pagine di "Un Uomo" e avevo sperato di ritrovarla sempre. Il POTERE, lo hai sempre combattuto, nemico potente di ogni individuo e della sua libertà. Forse hai intravisto un nemico peggiore e hai voluto strattonarci?
Mai mi dimenticherò dei capolavori letterari che hai saputo regalarci. Nessuno meglio di te è stato in grado di raccontarci la Storia. Così, da dentro, come facevi tu, con disinvoltura, senza soggezzione, senza mediazione.
Sei stata la compagna di tanti pomeriggi in cortile, io adolescente adagiata su uno sdraio a divorare uno dei tuoi libri. Ora ero in Vietnam, ora ero in Grecia, ora nelle stanze di quegli uomini
che hanno deciso dei nostri destini. Ho visto un pò di mondo coi tuoi occhi, e con i miei ho imparato a riconoscerlo.
Grazie Oriana. La tua indipendenza di pensiero, la tua intelligenza, la tua irriverenza trasversale mi mancheranno da morire.
Chi ti parla non è un allineata dell'ultima ora. Non sono una di quei tanti personaggi che ti hanno cavalcata sull'onda dei tuoi ultimi scritti sull'Islam, come quei rozzi della politica nostrana che di certo disprezzavi.
Al contrario sono rimasta un pò infastidida da quei lavori, ma di certo ho apprezzato quell'istinto feroce che ha voluto reagire, a modo suo, ad un modo di imporre una civiltà che di certo non vogliamo. Dopo i tuoi scritti non mi sono fermata. Ho letto, ho riguardato vecchi reportage, ho cercato la chiave per aprire gli occhi su un mondo lontano, che in in parte ci rincorre e in parte ci detesta. Non so quale sia la via migliore per convivere con esso. Occorre di sicuro pensare intensamente e tu in questo senso ci hai imposto il tuo ritmo. Io questa fretta la comprendo.
Chi ci sarà a calciarci sugli stinchi, quando la sonnolenza del buonismo Veltroniano avrà intorpidito anche l'ultimo nostro instinto di reazione?
Quando Roma si adagio sul suo benessere, inziò a declinare verso la sua fine. E' questo che hai voluto ricordarci cara Oriana?
Non ho mai compreso quella tua apologia dell'America, icona superba di quel Potere che tu hai sempre detestato. Avevo condiviso con te questa avversione tra le pagine di "Un Uomo" e avevo sperato di ritrovarla sempre. Il POTERE, lo hai sempre combattuto, nemico potente di ogni individuo e della sua libertà. Forse hai intravisto un nemico peggiore e hai voluto strattonarci?
Mai mi dimenticherò dei capolavori letterari che hai saputo regalarci. Nessuno meglio di te è stato in grado di raccontarci la Storia. Così, da dentro, come facevi tu, con disinvoltura, senza soggezzione, senza mediazione.
Sei stata la compagna di tanti pomeriggi in cortile, io adolescente adagiata su uno sdraio a divorare uno dei tuoi libri. Ora ero in Vietnam, ora ero in Grecia, ora nelle stanze di quegli uomini
che hanno deciso dei nostri destini. Ho visto un pò di mondo coi tuoi occhi, e con i miei ho imparato a riconoscerlo.
Grazie Oriana. La tua indipendenza di pensiero, la tua intelligenza, la tua irriverenza trasversale mi mancheranno da morire.
