Thursday, February 28, 2008

QUANTO CI COSTEREBBE IL RITORNO DEL CAVALIERE
di Curzio Maltese


Alla vigilia del possibile, probabile, quasi certo ritorno di Silvio Berlusconi al potere, s'avanza nelle file del popolo di sinistra uno strano sentimento, racchiuso in una domanda: che cosa il Cavaliere può combinare di peggio rispetto all'ultima volta? Prima della breve interruzione del governo Prodi, aveva governato per cinque anni. Un periodo nefasto per l'economia, dannoso per i conti pubblici, disastroso per la cultura. Pericoloso in politica estera, con il progressivo allontanamento dall'Europa e il ritorno del Paese al ruolo di colonia degli Usa, testimoniato dall'adesione da sudditi alla sciagurata avventura in Iraq.
In compenso, Berlusconi aveva sistemato tutti i suoi affari, messo sotto schiaffo la giustizia, cancellato i reati per cui era processato, consolidato il potere del gruppo e reso "naturale" il dominio assoluto sui media. Nonostante l'evidente illegalità del sistema confermato dall'ultima sentenza europea sul monopolio delle frequenze. Quali altri danni può fare, allora, nei prossimi cinque anni? La risposta purtroppo è: molti, e molto più gravi. Questa è almeno l'opinione diffusa nei circoli economici europei. A partire da grandi organi d'informazione conservatori, come l'Economist e il Financial Times. Secondo i quali, il prossimo governo Berlusconi completerà l'opera d'isolamento dell'Italia rispetto all'Europa, fino alle estreme conseguenze. Compresa una, che sembra oggi fantascienza: l'uscita dall'area dell'euro.
La polemica contro la moneta unica, causa di tutti i mali, dall'aumento dei prezzi fino al carico fiscale, è stato il principale argomento degli ultimi due anni di Berlusconi al governo. Liberarsi dal vincolo esterno della Ue per il populismo della destra significherebbe mano libera nelle politiche fiscali, una bella pioggia assistenzialista da Prima Repubblica. Con il risultato a medio termine di uno tsunami economico, ma, in tempi brevi, gli unici che interessano ormai, di un forte recupero di consensi.
L'ideale per il populismo di Berlusconi sarebbe l'uscita dall'euro e la possibilità di tornare all'allegro indebitamento e alle svalutazioni selvagge. In teoria, l'accordo dell'euro non prevede vie d'uscita e ritorni alla moneta nazionale. Ma in pratica, osservano i commentatori stranieri, l'Italia di Berlusconi potrebbe fare di tutto per farsi "buttare fuori" e poi imputare le colpe alla rigidità della Ue.
Alla fine di questa strada, per l'Italia ci sarebbe un poster dell'Argentina con Juan Perón che allarga le braccia, per darci il benvenuto in Sudamerica. Fantasie? Ossessioni antiberlusconiane della perfida Albione? Chi vivrà vedrà.

Tuesday, February 26, 2008

QUANDO IL GIUDICE FA IL SUO DOVERE

Marco Travaglio, in un bellissimo post dal titolo " Condannato per mancanza di prove" spiega molto bene le motivazioni che hanno portato il CSM a condannare De Magistris.
A leggere la sentenza del CSM si capisce cosa sia veramente un "processo politico", nonostante si definiscano così solo quei processi che vedono imputati i politici ed i loro amici potenti.
Ieri il professor Panebianco pontificava dalle pagine del Corriere della Sera sul pericolo che l'alleanza tra PD e IDV possa portare ad una deriva giustizialista, una parola d'effetto data in pasto alla plebe per assolvere tutti quei politici che delinquono e che vengono giustamente indagati.
Purtroppo il potere politico ha vinto. Pochissimi sono quei giornalisti che cercano di informare correttamente i cittadini per ristabilire giustizia e verità (se così si può dire), mentre la maggioranza di loro si è messa a libro paga e difende ciecamente il sistema.
La Forleo e De Magistris sono in effetti colpevoli: hanno attaccato la casta e questa si è messa in moto per espellerli. Con una novità: nell' opera di difesa del sistema, destra e sinistra sono un unico corpo e la requisitoria di Letizia Vacca ci fornisce le prove di una terribile complicità trasversale.
La Forleo e De Magistris verranno mortificati per educare tutti gli altri: un avviso ai naviganti con strane idee sulla legalità ed il dovere.
Quando vuole il sistema sa essere compatto ed efficiente.

Monday, February 18, 2008

CASINI FUORI, PALLA AL CENTRO: LA PARTITA PUO' CAMBIARE

Dopo le ingenuità di Veltroni e la caduta del governo Prodi, credo che nessuno avesse messo in conto un autogol di Berlusconi: la sua presunzione ha invece riaperto la partita rimettendo in gara un avversario praticamente moribondo.
In palio non c'è solo la panchina traballante di Veltroni, ma la tenuta democratica del paese, la credibilità dell'Italia e il destino di ciascuno di noi.
Perciò, arginate le legittime polemiche sull'indecente scarto tra idealismo e pratica politica, credo che per il popolo della sinistra una buona dose di realismo sia indispensabile. Può piacere o non piacere, ma qual'è la reale alternativa che abbiamo di fronte?
Da una parte c'è una destra populista, clericale e sovversiva. Dall'altra c'è un qualcosa di ancora indefinito, una cultura che oscilla tra il centro e la sinistra, tra il nuovo che arranca ed il vecchio che resiste, ma con qualche aspirazione al cambiamento.
Non so quale capacità di manovra abbia Veltroni, l'apparato ha un suo enorme peso, ma l'accordo con Di Pietro pare dimostrare una sua temporanea autonomia.
Nessuno di quanti seguono Travaglio o Beppe Grillo deve rinuciare alla propria capacità critica ed alle proprie convinzioni, nessuno di quanti detestano la casta può avere un pensiero entusiasmante guardando al PD di Polito o Bassolino.
Deve però essere a tutti molto chiaro che se Di Pietro esce bene dalle urne, è possibile che si sposti l'asse politico e culturale di tutta la coalizione, si rafforzi il segretario e si vincano le elezioni.
Chiedo perciò seriamente a tutti coloro che sono indecisi sul da farsi di sospendere per un attimo il loro giudizio e usare la ragione. Rimanendo a casa si avrà la sicura certezza di consegnare il paese in mano al Caimano ed al suo Partito unico. Significherà vedere Fini, Bossi, Calderoli, la Russa, Castelli, Tremonti, Gasparri fare del governo del paese il centro degli interessi del loro padrone.

Non votare sortirebbe lo stesso risultato che otterrebbe quel marito che pur di punire la moglie che lo tradisce, uccidesse il proprio figlio.
Per questo, ripensare all'intenzione di astenersi non solo si può, ma si deve.
NIENTE DOMANDE SIAMO ITALIANI
Intervento di Marco Travaglio ad Annozero del 14 febbraio

All’estero gli elettori si godono i confronti all’ultimo sangue Obama-Hillary, Schroeder-Merkel. In Italia Berlusconi e Veltroni vanno in tv separatamente e non c'è verso di metterli insieme nemmeno a San Valentino. E chi lo fa il “contraddittorio”? Dovrebbero essere i giornalisti. Ma non è sempre così, com’è avvenuto martedì e mercoledì. Un modello legittimo, purchè non sia l’unico: lì le domande servono al politico per dire quel che vuole. Se mente, nessuno lo interrompe. Se c’è un tema scomodo, non lo si affronta. Ma il contraddittorio dovrebbe contraddire, o no? Qui non c’è mai la seconda domanda per smentire quel che il politico ha detto nella prima risposta. Qualche esempio.

VELTRONI
Dice: “I giudici possono intercettare chi vogliono, ma poi le intercettazioni non si pubblicano fino al dibattimento”. E’ materia nostra: un giornalista dovrebbe obiettare che succede se si fa così: oggi si pubblicano quando vengono depositate agli avvocati e agli indagati, cioè quando cade il segreto. Se si aspetta il dibattimento, invece, passano anni, e intanto le intercettazioni circolano tra avvocati, indagati, politici, giornalisti. Senza alcun controllo. Si possono usare per ricatti, minacce, trattative, e i cittadini non ne sanno nulla.

Non solo, ma non si può sapere subito che cosa ha fatto questo e quello. Oggi ancora non si saprebbe nulla di Moggi e Carraro, furbetti, banche, Fazio, Ricucci, Fiorani, patto Rai-Mediaset, Berlusconi-Saccà, malasanità e lottizzazione in Calabria e in Campania, mafia e politica. Da pochi mesi sapremmo che Cuffaro incontrava mafiosi. Fazio l’han mandato via non per il processo, ma per le telefonate pubblicate. Carraro idem. Saccà e la Bergamini idem. E forse, senza le telefonate Unipol, D’Alema e Fassino non avrebbero investito Veltroni della leadership del Pd. Invece nessuno dice niente, così tutti sono d’accordo.

Vespa: “Anche la Bbc è legata al potere, il presidente è amico di Blair”. Già, ma è sottoposto alla Regina, scelto con pubblico concorso in base a un curriculum, infatti la Bbc fa un mazzo così prima alla Thatcher e poi a Blair. Diceva la Thatcher: “La Bbc non mi piace ma non posso farci nulla”. Magari un politico italiano potesse dire lo stesso della Rai. Qui ci vorrebbe il contraddittorio a Vespa...

Veltroni poi paragona la guerra in Afghanistan alla lotta alla mafia (ma c'è una bella differenza: noi abbiamo invaso uno Stato sovrano, l’esercito afghano non è mai venuto a invadere la Sicilia con la scusa di combattere la mafia).

Veltroni dice che gli inceneritori non fanno male alla salute (e le nanoparticelle cancerogene? silenzio).

Niente domande su conflitto interessi, sulla Gasparri bocciata dalla Corte europea: sono temi che Veltroni non vuole toccare, dunque nessuno glieli chiede.

BERLUSCONI
Vespa tenta di fare la prima domanda, ma se la fa Berlusconi da solo. Parte un servizio: una giornalista bionda insegue Berlusconi, un vero agguato: “Rambo lo vuole, non è che si candida alla Casa Bianca?“. Poi chiede un parere a un osservatore distaccato, super partes: “B. ha cambiato la politica”. E’ Bonaiuti, il portavoce di Silvio!

Berlusconi tracima: il mio è l'unico governo dal ’68 a ridurre pressione fiscale (non è vero: ha promesso di ridurla drasticamente, poi alla fine si vanta di non averla aumentata); noi siamo la nuova moralità nella politica (sic), 106 grandi opere, 1000 km di strade (quali?); la lotta evasione fiscale fa paura agli italiani (o agli evasori?). Poi dice che la lotta all'evasione ha fruttato solo 2 milioni contro i 40 sbandierati da Prodi: ma Prodi non ha mai detto 40, ha detto 18; e, se è solo di 2 milioni, dov’è tutto ‘sto terrore?

Salari: “Col mio governo erano alti, con Prodi sono scesi”. Ma poi dice che i governi non possono far molto per i salari: e allora che c'entra Prodi? Nessuno rileva la contraddizione.

Annuncia la chiusura delle frontiere (quali? a chi? come?).

Dice: avremo solo 12 ministri (ma non aveva promesso il ministero dell'Oceania al sen. Randazzo?).

Vespa tira fuori la scrivania di ciliegio, ma lui non ha portato il Contratto con gl’italiani. Ci stanno lavorando Tremonti-Brunetta. In compenso dice che in Fininvest aveva 56 mila collaboratori (falso: mai avuti più di 30 mila, la metà).

Io coi rifiuti non c’entro nulla: è colpa di Bassolino, Pecoraro, il Pd di Prodi e Veltroni” (nessuna replica: eppure ha governato 6 anni, e l'emergenza dura da 15, e l'appalto all'Impregilo l'ha dato il governatore Rastrelli di An!).

Grandi opere: "non si può non fare il traforo del Frejus (che però c'è già dal 1870!!!).

“A sinistra c'è chi vorrebbe abolire la moneta come voleva Stalin” (e chi sarebbe? nel centrodestra non c'è il partito No Euro che vorrebbe tornare al tallero o alla dracma?).

“Stiamo pensando con don Verzè di portare la vita media a 120 anni. Io ne sento 35!“. Dunque conta di vivere 240 anni? Con quale invenzione scientifica?

Vuoto di memoria: “Nel ’94 tentai di mettere d’accordo Zaccagnini con Bossi” (era Martinazzoli, Zaccagnini è morto nell’89, ma nessuno se la sente di correggerlo).

Evasione e condoni: “Chi fa il condono denuncia di aver dichiarato di meno, anche a me dà fastidio se c’è evasione, perché sono il primo contribuente italiano” (ma il condono lo fece pure Mediaset, approfittando della legge fatta da Berlusconi: ma nessuno lo dice)

Non una domanda su Mastella e Dini (Berlusconi non era contro i ribaltoni?), processi, conflitto interessi, Europa7, condanna della Gasparri da parte della corte europea. Se non ne parla nemmeno Veltroni, perché dovrebbero parlarne i giornalisti o Berlusconi?

All’estero tutto ciò sarebbe impensabile. Lì il contraddittorio è una cosa seria: un contraddittorio che contraddice. Qui è uno spazio autogestito dai partiti. Viene una certa nostalgia per Tribuna politica di Jader Jacobelli: domanda del giornalista, risposta del politico, replica del giornalista, controreplica del politico. Oggi sarebbe impossibile, anzi sarebbe proprio eversivo. Oggi l’Authority a Jader Jacobelli lo farebbe arrestare.
Intervento ad Annozero
14 febbraio 2008


Wednesday, February 13, 2008

I RISCHI DI UNA STRATEGIA AFFRETTATA

sul blog di Antonio Di Pietro sono pubblicati gli 11 punti del programma dell'IDV .

Sono punti chiari sui quali mi sento di dare il mio massimo sostegno, aggiungendo senza esitazione, tra altri, la LOTTA ALL'EVASIONE FISCALE.
Non sono per nulla d'accordo con chi ha commentato che sarebbero condivisi anche dalla destra. Stando alle dichiarazioni di Berlusconi e dei suoi lacchè, mi pare si possa sostenere che il Partito della Libertà abbia un programma totalmente opposto a questi 11 punti. Forse a destra saranno pure d'accordo sulla detassazione delle imprese, ma l'allineamento di programma finisce lì.
Ci tengo a chiarire questo punto, perchè è importante ribadire l'abisso ideologico, morale e programmatico che separa l'IDV dal partito di Berlusconi.
In questa delicatissima fase elettorale tiene banco la questione delle alleanze di governo. E' una questione cruciale per tutti i partiti che devono fare i conti con un sistema elettorale che non esiste in nessuna democrazia: proporzionale, ma senza preferenza, con sbarramento e premio di maggioranza alla coalizione maggioritaria. Un' aberrazione.
L'IDV ha perciò lavorato per trovare un intesa possibile, intesa che si è concretizzata proprio oggi con il Partito di Veltroni. Giusta o sbagliata che sia, sarebbe stata di certo opportuna un' analisi più ponderata sul proprio elettorato.
Occorreva infatti capire se in termini di consenso potesse essere più redditizio per l'IDV presentarsi da sola o nell'ambito di una coalizione tecnica col PD. Non è una decisione di poco peso e penso che la scelta intrapresa possa costare al movimento di Di Pietro anche un 2% dei consensi.
Il Pd ha tradito la propria prospettiva di rinnovamento e si presenta, al momento, come il risultato di una sostanziale fusione a freddo tra DS e Margherita. La nomenklatura è ancora tutta al suo posto e la presunta nuova identità ancora tutta da inventare.
La mia previsione è che il PD perderà a sinistra molti voti, consensi che avrebbero potuti essere intercettati dal partito di Di Pietro se questi avesse fatto la scelta di presentarsi da solo.
Nell'ambito di una coalizione "tecnica" temo che ciò non accadrà e forse l'IDV in questo caso si giocherà anche il consenso di quanti ruotano attorno al movimento di Grillo e guardano a Di Pietro con un certo interesse.
La coalizione rischia di prendere meno voti di quanti ne prenderebbero i due partiti se si presentassero separati, mentre questa scelta avrebbe avuto un sua logica se si fosse ravvisata una certa probalità di raggiungere insieme la maggioranza relativa, ma dati i numeri di partenza, non mi pare questo lo scenario possibile.
Di Pietro ha già preso la sua decisione, ma credo si tratti di una scelta troppo affrettata.

Wednesday, February 06, 2008











A PROPOSITO DI ANNOZERO
Dal Blog: http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/


Caro Direttore,non si capisce perché Marco Travaglio si assuma l’onere di raccontarci lo svolgimento dell’ultima puntata di AnnoZero come se i telespettatori non avessero occhi per vedere né orecchie per sentire (“Totò e le cozze”, 3 febbraio). Scrive Travaglio: «Poi parlano i tre politici ospiti, tutti favorevoli a Cuffaro: sia Vietti e Alemanno del centrodestra, sia Emma Bonino dell’Unione, che lamenta l’assenza di Cuffaro come se fosse colpa di Santoro. Vietti e Bonino s’incaricano d’interrompere e coprire con la loro voce chiunque dica cose sgradite a Cuffaro». Evidentemente Travaglio era così preso da se stesso da non prestare minimamente attenzione alla posizione espressa dal ministro. Emma Bonino ha effettivamente lamentato l’assenza di Cuffaro visto che si metteva mano alle carte processuali, segnalando en passant il fatto allarmante che in televisione ci siano sempre meno contraddittori e sempre più monologhi. Ma ha anche espresso in modo estremamente chiaro il suo giudizio sul piano della responsabilità politica - l’unico piano che le competesse in quanto esponente politico e di governo ­ ovvero che il comportamento di Cuffaro fosse riprovevole e, pertanto, doverosamente oggetto di un procedimento governativo di (accertamento della) sospensione. Fine della trasmissione. Nessun favore a Cuffaro, né alla sua parte politica che, come ha sottolineato Emma Bonino, si assume l’onere di sostenerlo e, eventualmente, di candidarlo. Non a caso ha citato l’esempio della Francia, dove due politici del calibro di Alain Juppé e Dominique Strauss-Kahn si dimisero dai loro incarichi a seguito di un procedimento giudiziario e, una volta prosciolti, tornarono sulla scena politica. Non si capisce quindi perché Travaglio debba ricamarci sopra fino a suggerire, sfiorando il ridicolo, che la Bonino stia addirittura dall’altra parte della barricata.
Filippo di Robilant
Portavoce del ministro del Commercio internazionale e per le politiche europee
Risposta di Marco Travaglio
Mi assumo l’onere di raccontare quel che voglio perché, fino a prova contraria, sono libero di fare come mi pare senza il permesso del governo. Nella fattispecie, ho raccontato quel che è accaduto nell’ultimo AnnoZero perché non tutti l’hanno visto, e non tutti quelli che l’hanno visto sanno che cos’era accaduto prima: e cioè che, diversamente da quel che ha detto il ministro Bonino in trasmissione e ripete ora il suo portavoce, non c’è stato alcun “monologo”. Salvatore Cuffaro era stato regolarmente invitato in studio, aveva rifiutato di partecipare, poi aveva diffidato Santoro dal trasmettere il documentario La mafia è bianca, poi alla vigilia della messa in onda aveva cambiato di nuovo idea, chiedendo in extremis di spostare la trasmissione ad altra data (cosa ormai impossibile, essendo la vigilia) perché trattenuto da un “impegno inderogabile”: una cena a base di cozze e sarde al beccafico con gli ex compagni di liceo. Il ministro Bonino ha potuto esprimere più volte il suo pensiero senza essere interrotta e disturbata, mentre il sottoscritto è stato continuamente interrotto dall’on. Vietti e dal ministro Bonino, che ha addirittura minacciato in diretta di lasciare lo studio di AnnoZero se avessi continuato a raccontare i fatti oggetto del processo che ha portato alla condanna di Cuffaro. Sia detto una volta per tutte: io metto mano a tutte le carte processuali che voglio senza aver bisogno del permesso del ministro Bonino o di altri politici. Perché faccio il cronista giudiziario e, diversamente dai politici che spesso parlano di cose che non conoscono, sono abituato a documentarmi prima di parlare. Ogni giorno la stampa di tutto il mondo racconta i processi che si celebrano nei tribunali senza alcun «contraddittorio»: semplicemente elencando i fatti, dopo aver verificato che siano veri. Il «contraddittorio» riguarda le tribune politiche, non l’informazione. Non ho mai sentito proteste quando giornali, tv, film e fiction raccontano l’arresto di Provenzano o di Riina, in assenza di Provenzano e di Riina. A meno che non mi si venga a dire che Provenzano e Riina non hanno diritto al contraddittorio perché sono imputati di serie B. Nel qual caso, sono costretto a ricordare che, in base alla Costituzione ancora vigente, «tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge».
Marco Travaglio