Tuesday, July 31, 2007

EX DC + EX PCI= (DC+PCI)2 = PD

Prepariamoci pure ad assistere al più scientifico e consolidato dei metodi tradizionali di spartizione delle poltrone, pratica che gli ex comunisti e democristiani maneggiano con esperienza e perizia quasi secolare.
Non cambierà nulla del sistema dei partiti che abbiamo imparato a conoscere, anzi, lo vedremo raffrozato dall'alleanza dei due apparati che si fondono.
C'è un' oligarchia che decide tutto per tutti e una dissidenza volenterosa, motivata, capace, che nonostante il consenso della base rimarrà sempre marginale. Come un'onda, che pur nell'impeto della burrasca, si infange sempre sullo scoglio per ritornare nel mare.
Il PD è ogni giorno che passa sempre più l'iconografia di quello scoglio. Un ossimoro, tanto democratico da togliere di mezzo con argomentazioni ridicole, sbrigative e politicamente pretestuose le candidature (molto simboliche e altamente significative per le battaglie che ciascuno di loro ha combattuto) di Pannella e di Di Pietro.
Se questa competizione per la segreteria poteva essere l'occasione per dimostrare una reale volontà di apertura e rinnovamento a partire dai meccanismi di partecipazione, allora l'occasione è stata persa ancora prima di cominciare. Fan......lo!

Friday, July 27, 2007

STAMINALI NON CI SIAMO

Nel giugno del 2005, snobbando il Referendum sulla legge 40 abbiamo perso la nostra occasione di civiltà. Abbiamo ceduto alla CEI il mandato di guidare la scienza e la coscienza collettiva e abbiamo perso le immense e preziose opportunità della ricerca. Mai come in quel giorno, avremmo dovuto dare ascolto agli scienziati e andare a votare. Invece, assecondando gli appelli di Ruini siamo partiti per il mare.

di Carlo Flamigni

Chiedo ai compagni che leggono l’Unità e che non hanno particolare competenza sui problemi della biologia e della ricerca scientifica di fare un sacrificio e di prestare attenzione al problema delle cellule staminali: ci riguarda tutti personalmente, come uomini e come italiani, non possiamo ignorarlo. Capisco che temi come questo siano ostici e poco attraenti, ma io cercherò di spiegare il pasticcio nel quale ci siamo cacciati nel modo più semplice possibile e voi, per favore, metteteci la pazienza che ci vuole e anche un po’ di più.

Vi renderete conto che di queste cose non si possono occupare solo filosofi, scienziati e bioeticisti.

Come sapete, il nostro corpo è fatto di cellule, miliardi di cellule che rappresentano la componente fondamentale dei tessuti e degli organi. Ogni cellula ha un compito specifico, sa fare una cosa sola, è, si dice, specializzata: quella di una ghiandola sebacea produce sebo, quella della tiroide, ormoni. Eppure derivano tutte da cellule non specializzate, quelle dell’embrione, che sono state capaci di prendere, via via, tutte le direzioni possibili, attraverso una serie di cambiamenti che hanno fatto perdere loro progressivamente la totipotenza iniziale: erano cellule staminali, sono diventate cellule che sanno fare una cosa sola.

Ecco dunque cosa è una cellula staminale: una cellula potenzialmente capace di diventare una qualsiasi delle molte e differenti cellule che compongono il nostro corpo, che quando si divide produce una cellula uguale a se stessa e una cellula che si è specializzata o ha cominciato a farlo: alla fine di questo percorso la cellula ha scelto un mestiere e a quello si dedica, ma la totipotenza è rimasta dentro di lei come un ricordo che non si cancella e che può essere sperimentalmente riattivato. In fondo è la stessa storia che abbiamo vissuto tutti, se solo ricordate il vostro primo anno di scuola elementare.

Tra le cellule dei nostri tessuti ce ne sono alcune, generalmente poche, che non si sono differenziate al di là di una certa misura, hanno conservato quella che si chiama una multipotenza: ecco perché di cellule staminali ne esistono due tipi, quelle prelevate dall’embrione nei primissimi giorni di sviluppo e quelle adulte,che si possono prelevare dal midollo osseo, dal cordone ombelicale o da altri tessuti. Attualmente molti ricercatori stanno studiando il modo di far regredire le cellule staminali adulte fino a far recuperare loro la capacità di totipotenza che è propria delle staminali embrionali, che sono, è fuor di dubbio, le più ricche in assoluto di questa capacità.

Le cellule staminali sono, per il medico, una straordinaria promessa che ha molte probabilità di essere mantenuta. La teoria è semplice: se è possibile indirizzare lo sviluppo delle cellule staminali coltivandole in vitro, è evidente che possiamo ottenere da loro qualsiasi cellula, dallo spermatozoo alla cellula del fegato: ho visto cellule cardiache prodotte in coltura da cellule staminali che pulsavano, secondo la misteriosa logica e l’evidente buon senso di una cellula perbene. A questo punto potete lasciare andare la vostra fantasia e immaginare cosa potrà fare un giorno la medicina quando saprà maneggiare un po’ meglio questa materia: costruire pelle per un ustionato, globuli rossi per un anemico, cellule nervose per un malato di Parkinson e cellule del pancreas per un diabetico. Sono solo speranze, ma le probabilità che si possano realizzare sono altissime.

Esistono due linee di ricerca sulle cellule staminali, una sulle adulte e una sulle embrionali, presenti entrambe nella maggior parte dei laboratori del mondo. Come sempre accade in questi casi è ormai impossibile capire cosa solleciti il progresso delle conoscenze, questa informazione viene da uno studio sulle embrionali, quello lo abbiamo capito studiando le staminali adulte. Per la maggior parte di noi questo non è un problema; per i cattolici è un ostacolo insormontabile.

La chiesa cattolica romana considera l'embrione come una persona, uno di noi, e condanna ogni tipo di manipolazione che si possa proporre - anche a fini nobilissimi e per ricerche di indiscussa utilità- persino sugli embrioni congelati e abbandonati che, nel nostro paese, sono destinati a restare per un tempo non definibile quello che sono, un insignificante gruppetto di cellule (generalmente non più di otto). Non la pensano così gli ebrei; non sono d'accordo musulmani, protestanti, non credenti. Ma i cattolici italiani pretendono di conoscere la verità e sono altresì certi che le supposte verità degli altri sono, in realtà, menzogne. In un mondo civile e amministrato secondo buon senso, questa sarebbe considerata mania di grandezza e riferita a uno psicologo per le cure necessarie; in Italia, in omaggio a questa innocente (?) forma di presunzione si predispongono leggi specifiche.

Come sapete, la legge 40 proibisce la ricerca sugli embrioni, ma non impedisce che si studino le cellule staminali embrionali prodotte altrove e molti ricercatori italiani si sono organizzati in questo senso: nei loro laboratori sono attivate entrambe le linee di ricerca, con la differenza che quella sulle staminali embrionali non viene finanziata. Per di più, questi studiosi ricevono insulti e rampogne da parte dei cattolici più intransigenti, una attività nella quale si distinguono le associazioni giovanili cattoliche che stanno facendo esperienza sull’esercizio del potere che verrà certamente consegnato loro quando i ragazzi saranno grandi.

La condanna cattolica oltrepassa, e questo è il punto sul quale richiamo la vostra attenzione, i limiti che il buon senso dovrebbe porre a tutti : se la ricerca sulle cellula staminali adulte dovesse produrre una cura efficace per una malattia che oggi è inevitabilmente mortale, ebbene questa terapia non dovrebbe essere utilizzata in quanto frutto di una complicità tra le due linee di ricerca e pertanto illegittima. Visto il clima, ci possiamo aspettare l'approvazione di norme che vietino l'impiego di questi farmaci e di queste cure.

Ed eccoci al dunque. L’Unione Europea finanzia due grandi progetti di ricerca integrati, l’EuroStemCell e l’ESTOOLS sulle cellule staminali in 12 differenti paesi: si tratta complessivamente di una trentina di laboratori di ricerca ai quali si debbono significativi e importanti progressi nelle conoscenze sia nel campo della biologia di base che nel settore delle possibili applicazioni alla clinica. Nell’aprile di quest’anno, a Berlino, i ricercatori dei due progetti si sono riuniti per discutere sugli aspetti etici della ricerca sulle cellule staminali e hanno firmato un documento nel quale sottolineano le difficoltà che l’intero settore di ricerca incontra come conseguenza delle scelte politiche e legislative di alcuni paesi, in particolare di Germania e Italia.

Due ricercatori italiani, Giuseppe Testa e Elena Cattaneo hanno successivamente pubblicato un articolo su Cell Stem Cells nel quale sottolineano le difficoltà proposte dalla nostra legge e dalla mancanza di finanziamenti specifici per gli studi sulle cellule staminali embrionali non solo alla ricerca italiana ma a tutta quella europea.

Credo che tutti quelli che possono aver peso sulle decisioni del Governo dovrebbero leggere con attenzione questo articolo che riporta tra le altre cose le conclusioni del congresso della International Society of Stem Cell Research che si è tenuto a Sidney ne giugno scorso e che stabiliscono alcuni punti che non possiamo più fingere di ignorare e che riassumo:

- è artificioso e scorretto fare distinzioni tra le due linee di ricerca;

- non siamo in grado di stabilire, oggi, quali siano le cellule staminali più utili per la cura di specifiche malattie;

- è molto probabile che entrambe le linee di ricerca consentano successi specifici in differenti settori della clinica;

- il passaggio alla ricerca applicata richiede l’acquisizione di conoscenze nel settore della biologia cellulare che include inevitabilmente studi sulle cellule staminali embrionali e sulla loro differenziazione;

- la biologia delle cellule staminali è una scienza unica che comporta studi complementari e integrati nelle due linee di ricerca, entrambe indispensabili per conoscere la biologia di queste cellule e intuire le loro potenziali applicazioni in campo terapeutico.

Dunque, nessuna richiesta di cambiare o tantomeno di violare la legge, ma solo la richiesta di porre fine a una stupida, inutile e dannosa punizione e di finanziare anche le ricerche sulle staminali embrionali.

Credo che sia nostro diritto di cittadini chiedere al Governo questo cambiamento di rotta. La ricerca scientifica è il più grande investimento sociale che possa essere immaginato ed è un investimento dal quale ci attendiamo un miglioramento della qualità di vita di tutti gli uomini e in particolare di coloro che soffrono. Le regole di questo investimento non le stabiliscono le religioni, che rappresentano solo alcuni di noi e che si basano su principi etici ossificati e obsoleti (e ai quali potrebbe essere data nuova vitalità solo da una lettura moderna, da una interpretazione ridisegnata dai tempi e che qualcuno, fuori dalle mura vaticane, è pur in grado di proporre) le decide la nostra morale collettiva, la morale del nostro senso comune, una morale laica che ci rappresenta tutti. Scegliere di porre limiti alla ricerca secondo regole morali dettate da ideologie o da religioni è, prima ancora che ingiusto, profondamente disonesto.

Scrive Carlo Augusto Viano, in un articolo sulla "Libertà dalla religione" che la repressione religiosa si è spesso fondata su una dottrina del progresso, per la quale le religioni sono residui di culture superate e impedimenti alla vera libertà umana, sicchè le restrizioni al loro esercizio sarebbero non una forma di repressione, ma una autentica liberazione. È così? Eppure conosco tanti cattolici che sono profondamente e sinceramente laici e vivono la loro fede le mille miglia lontano da ogni forma di prevaricazione e di interferenza. Dove sono finiti? Perché la loro voce non si sente più? Non vorrei dover dare ragione a Alieto Tibuzzi, che era convinto che le ultime parole di Cavour, quelle che gli sono uscite dal cuore con l’ultimo respiro, sono in realtà state fraintese. Secondo Tibuzzi Cavour, in effetti avrebbe detto «libera chiesa in libero Stato, possibilmente confinante».

Thursday, July 26, 2007


Al Cittadino non far Sapere
di Marco Travaglio

Cari lettori, quando il Parlamento approva una legge all’unanimità, di solito bisogna preoccuparsi. Indulto docet. Questa volta è anche peggio. Il 17 aprile, in poche ore, con i voti della destra, del centro e della sinistra (447 sì e 7 astenuti, tra cui Giulietti, Carra, De Zulueta, Zaccaria e Caldarola), la Camera ha dato il via libera alla legge Mastella che di fatto cancella la cronaca giudiziaria. Nessuno si lasci ingannare dall’uso furbetto delle parole: non è una legge “in difesa della privacy” (che esiste da 15 anni) nè contro “la gogna delle intercettazioni”. Questa è una legge che, se passerà pure al Senato, impedirà ai giornalisti di raccontare - e ai cittadini di conoscere - le indagini della magistratura e in certi casi persino i processi di primo e secondo grado. Non è una legge contro i giornalisti. È una legge contro i cittadini ansiosi di essere informati sugli scandali del potere, ma anche sul vicino di casa sospettato di pedofilia. Vediamo perché.
Oggi gli atti d’indagine sono coperti dal segreto investigativo finché diventano “conoscibili dall’indagato”.
Da allora non sono più segreti e se ne può parlare. Per chi li pubblica integralmente, c’è un blando divieto di pubblicazione, la cui violazione è sanzionata con una multa da 51 a 258 euro, talmente lieve da essere sopportabile quando le carte investono il diritto-dovere di cronaca. Dunque i verbali d’interrogatorio, le ordinanze di custodia, i verbali di perquisizione e sequestro, che per definizione vengono consegnati all’indagato e al difensore, non sono segreti e si possono raccontare e, di fatto, citare testualmente (alla peggio si paga la mini-multa). È per questo che, ai tempi di Mani Pulite, gli italiani han potuto sapere in tempo reale i nomi dei politici e degli imprenditori indagati, e di cosa erano accusati. È per questo che, di recente, abbiamo potuto conoscere subito molti particolari di Bancopoli, Furbettopoli, Calciopoli, Vallettopoli, dei crac Cirio e Parmalat, degli spionaggi di Telecom e Sismi.
Fosse stata già in vigore la legge Mastella, Fazio sarebbe ancora al suo posto, Moggi seguiterebbe a truccare i campionati, Fiorani a derubare i correntisti Bpl, Gnutti e Consorte ad accumulare fortune in barba alle regole, Pollari e Pompa a spiare a destra e manca. Per la semplice ragione che, al momento, costoro non sono stati arrestati né processati: dunque non sapremmo ancora nulla delle accuse a loro carico. Lo stesso vale per i sospetti serial killer e pedofili, che potrebbero agire indisturbati senza che i vicini di casa sappiano di cosa sono sospettati.
La nuova legge,infatti,da un lato aggrava a dismisura le sanzioni per chi infrange il divieto di pubblicazione: arresto fino a 30 giorni o, in alternativa, ammenda da 10 mila a 100 mila euro (cifre che nessun cronista è disposto a pagare pur di dare una notizia). Dall’altro allarga à gogò il novero degli atti non più pubblicabili. Anzitutto “è vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pm o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti da segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”. La notizia è vera e non é segreta, ma è vietato pubblicarla: i giornalisti la sapranno, ma non potranno più raccontarla. A meno che non vogliano rovinarsi, sborsando decine di migliaia di euro.
È pure vietato pubblicare, anche solo nel contenuto, “la documentazione e gli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati sul traffico telefonico e telematico, anche se non più coperti da segreto”. Le intercettazioni che hanno il pregio di fotografare in diretta un comportamento illecito, o comunque immorale, o deontologicamente grave sono sempre top secret.

Bontà loro, gli unanimi legislatori consentiranno ancora ai giornalisti di raccontare che Tizio è stato arrestato (anche per evitare strani fenomeni di desaparecidos, come nel vecchio Sudamerica o nella Russia e nell’Iraq di oggi). Si potranno ancora riferire, ma solo nel contenuto e non nel testo, le misure cautelari, eccetto “le parti che riproducono il contenuto di intercettazioni”. Troppo chiare per farle sapere alla gente.
E i dibattimenti? Almeno quelli sono pubblici, ma fino a un certo punto: “non possono essere pubblicati gli atti del fascicolo del pm, se non dopo la pronuncia della sentenza d’appello”. Le accuse raccolte (esempio, nei processi Tanzi, Wanna Marchi, Cuffaro, Cogne, Berlusconi etc.) si potranno conoscere dopo una decina d’anni da quando sono state raccolte: alla fine dell’appello. Non è meraviglioso?
L’ultima parte della legge è una minaccia ai magistrati che indagano e intercettano ”troppo”, come se l’obbligatorietà dell’ azione penale fosse compatibile con criteri quantitativi o di convenienza economica: le spese delle Procure per intercettazioni (che peraltro vengono poi pagate dagli imputati condannati, ma questo nessuno lo ricorda mai) saranno vagliate dalla Corte dei Conti per eventuali responsabilità contabili. Così, per non rischiare di risponderne di tasca propria, nessun pm si spingerà troppo in là, soprattutto per gli indagati eccellenti.
A parte «Il Giornale», nessun quotidiano ha finora compreso la gravità del provvedimento. L’Ordine dei giornalisti continua a concentrarsi su un falso problema: quello del “carcere per i giornalisti”, che è un’ipotesi puramente teorica, in un paese in cui bisogna totalizzare più di 3 anni di reclusione per rischiare di finire dentro. Qui la questione non è il carcere: sono le multe. Molto meglio una o più condanne (perlopiù virtuali) a qualche mese di galera, che una multa che nessun giornalista sarà mai disposto a pagare. Se esistessero editori seri, sarebbero in prima fila contro la legge Mastella. A costo di lanciare un referendum abrogativo. Invece se ne infischiano: meno notizie “scomode” portano i cronisti, meno grane e cause giudiziarie avrà l’azienda. Mastella, comprensibilmente, esulta: «Un grande ed esaltante momento della nostra attività parlamentare». Pecorella pure: «Una buona riforma, varata col contributo fondamentale dell’opposizione». Vivi applausi da tutto l’emiciclo, che è riuscito finalmente là dove persino Berlusconi aveva fallito: imbavagliare i cronisti. Ma a stupire non è la cosiddetta Casa delle Libertà, che facendo onore alla sua ragione sociale ha tentato fino all’ultimo di aumentare le pene detentive e le multe (fino al 500 mila euro!) per i giornalisti. È l’Unione, che nell’elefantiaco programma elettorale aveva promesso di allargare la libertà di stampa. Invece l’ha allegramente limitata con la gentile collaborazione del centrodestra. Ma chi sostiene che nell’ultimo anno non è cambiato nulla, ha torto marcio. Quando le leggi-vergogna le faceva Berlusconi, l’opposizione strillava e votava contro. Ora che le fa l’Unione, l’ opposizione non strilla, anzi le vota. In vista del passaggio al Senato, cari lettori, facciamoci sentire almeno noi, giornalisti e cittadini.

L'UNITA' Uliwood Party

Wednesday, July 25, 2007

NON PERTINENTE SARA’ LEI
di Marco Travaglio

"Anche il Presidente della Repubblica dei Mandarini Intoccabili, davanti al Csm, ha voluto dare la sua bastonata al gip Clementina Forleo, rea di “valutazioni non pertinenti ed eccedenti”, cioè di lesa maestà nei confronti di sei parlamentari che due estati fa scalavano banche e case editrici in combutta con i furbetti del quartierino e si avvertivano a vicenda delle intercettazioni in corso (D’Alema, essendo molto intelligente, per avvisare Consorte del suo telefono intercettato, gli telefonò).
Secondo Napolitano, con queste “fughe di notizie” l’opinione pubblica rimane disorientata. In realtà, proprio grazie al giudice Forleo e ai giornali che hanno riferito le sue ordinanze, l’opinione pubblica ha capito benissimo tutto. E cioè che “non pertinente ed esorbitante” è il comportamento dei politici scalatori, non dei giudici che li hanno scoperti e processati. E che la vera fuga di notizie è quella di chi avvertì politici e furbetti che erano intercettati, rovinando le indagini sul più bello, non certo quelle dei giornali che stanno pubblicando atti non segreti, cioè pubblici.
Napolitano, come pure Marini e Bertinotti, presidenti del Parlamento degl’inquisiti e dei condannati, e come il cosiddetto ministro della Giustizia Mastella, è sgomento per la pubblicazione delle ordinanze della Forleo prima che queste giungessero al Parlamento. Forse il suo costosissimo staff (il Quirinale costa il quintuplo di Buckingham Palace) s’è dimenticato di spiegargli come avvengono queste cose: visto che, dal 2003, la legge impone ai giudici di chiedere il permesso al Parlamento per usare le telefonate intercettate in cui compare la voce di un parlamentare, la gip Forleo ha chiesto quel permesso con due apposite ordinanze. Che, secondo la legge, sono state depositate nella cancelleria del Tribunale venerdì scorso, a disposizione degli indagati e dei loro avvocati. Da quel momento le ordinanze hanno cessato di essere segrete. Gli avvocati ne hanno preso copia e, senza commettere alcun reato, le hanno passate ai giornalisti. I quali, senza commettere alcun reato, le hanno raccontate ai cittadini.
Nessuna violazione del segreto, nessuna fuga di notizie. Di che parlano, allora, le più alte cariche dello Stato? Possibile che non abbiano nulla da dire sugli onorevoli D’Alema, Fassino, Latorre, Cicu, Comincioli e Grillo (Luigi) che scalavano banche abusando del proprio potere, alle spalle dei propri elettori?
Possibile che, ogni qual volta il termometro segnala la febbre e il medico diagnostica la malattia, le alte cariche se la prendano col termometro e col medico?
In ogni caso, se Clementina Forleo e i suoi colleghi vogliono evitare, in futuro, di finire massacrati dai politici della casta, anzi della cosca, sanno quel che devono fare.
1) Mai intercettare un delinquente Vip, onde evitare il rischio che questo poi parli con un politico.
2) Se comunque scappa qualche intercettazione in cui si sentono le voci di politici a colloquio con vari farabutti, fare finta di non riconoscerle.
3) Se il perito che trascrive le telefonate riconosce ugualmente le voci dei politici, cestinare la perizia e cambiare perito.
4) Se i reati risalgono a due anni prima, anche se non è ancora scattata la prescrizione, bruciare tutto perché – come dicono D’Alema e Prodi - “comunque è roba vecchia”.
5) Se la Procura insiste a chiedere di inoltrare le telefonate al Parlamento, evitare di spiegare nell’ordinanza perché queste sono penalmente rilevanti o, meglio ancora, dire che sono tutte cazzate e pregare le Camere di negare l’autorizzazione.
6) Non depositare mai le ordinanze agli avvocati difensori, onde evitare che finiscano sui giornali, e chissenefrega dei diritti della difesa.
7) Se non si è d’accordo con l’impostazione dei pm, appiattirsi comunque su di loro perché ora, all’improvviso, piacciono i gip appiattiti sulle Procure.
8) Prima di fare qualsiasi cosa, recarsi in pellegrinaggio a Ceppaloni per la necessaria autorizzazione a procedere del superprocuratore nazionale anti-giustizia Clemente Mastella."

Marco Travaglio

Tuesday, July 24, 2007

LA LEGGE E' UGUALE PER TUTTI, MA......

Dal Blog Di Antonio Di Pietro

Prima il ministro della Giustizia che interviene sugli atti della Forleo, ora il Procuratore Generale della corte di Cassazione, con in mezzo il monito ai giudici del Presidente della Repubblica a stare attenti a quello che scrivono. Mi sembra un film già visto.
Nel 1994 allorché arrivammo ai piani alti della politica, tutto il sistema si coalizzò per criminalizzare i magistrati, piuttosto che farsi un serio esame di coscienza su che cosa era accaduto nei rapporti tra politica e affari.
A distanza di tredici anni, la questione si ripropone tale e quale ad allora. Ed ancora una volta sembra che la colpa sia dei magistrati che tentano di fare il proprio dovere e non della politica che cerca di approfittare del proprio ruolo.
Ora come allora, però ho l’impressione che ci sia un chiaro scollamento tra il Paese legale, quello delle Istituzioni altisonanti, ed il Paese reale, quello del popolo che vuole vera giustizia, uguale per tutti.

E' da tanto che lo ripeto: la casta non ama i corpi estranei che tentano di cambiare il sistema a cominciare dai magistrati in carica che cercano di fare il loro mestiere.
Tante chiacchere sulla legalità, tanto vociare moralizzante, ma dopo l'era Berlusconiana nulla davvero è stato fatto. A volere essere onestamente obiettivi, il Polo avrà anche fatto le leggi vergogna, ma, dati alla mano, l'Unione non ha mosso un dito per toglierle, sono ancora tutte lì. E quando si tratta di difendersi da ipotesi di reato avanzate dalle procure, la politica, sia di destra, che di sinistra, attiva le stesse strategie: cerca lo scontro istituzionale, attacca la magistratura, la delegittima, forte, come ormai appare evidente, dei propri privilegi.
Per non parlare della questione morale:
oggi essere inquisiti sembra conferire un’aureola di persecuzione e quasi costituire un titolo di merito.
Come si conviene ad un popolo incivile: uniti contro i giudici per autoassolversi.

Monday, July 23, 2007

EROI DIMENTICATI NEL PAESE DELLA MAFIA

Il 23 luglio Raitre ha trasmesso il documentario In un altro Paese (92') sulla storia del maxi-processo di Palermo e dei due magistrati che lo hanno reso possibile, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Il documentario esamina il rapporto fra la mafia siciliana e lo Stato italiano negli anni della prima Repubblica ed è soprattutto la storia di una clamorosa vittoria nella lotta contro la mafia, quella del più grande processo alla mafia mai celebrato. Ma è anche la storia di una lenta, inesorabile morte. In un altro Paese, racconta Alexander Stille, "gli artefici di una tale vittoria sarebbero stati considerati un patrimonio nazionale. Dopo aver vinto la prima battaglia a Palermo, ci si sarebbe aspettato che Falcone e i suoi colleghi fossero messi nelle condizioni di vincere la guerra. Invece in Italia avvenne proprio il contrario".

Nella "seconda Repubblica", a ben vedere, le cose non sono andate certo meglio, anzi. Dagli attacchi frontali e sistematici di Berlusconi alla magistratura, all'inerzia colpevole e complice del centro-sinistra che ha tradito la missione antimafia mettendo al ministero competente nientemeno che Mastella.

Per indignarsi dell' inerzia del Governo in carica bastava guardare martedì 17 luglio sempre su Raitre W L’ITALIAdiretta” con Riccardo Iacona in onda da Locri, dalla casa dell’on Maria Grazia Laganà, vedova dell’ex vicepresidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno, barbaramente ucciso il 16 ottobre del 2005, un delitto che è stato quasi completamente dimenticato dai media nazionali.

Nel corso della trasmissione Nicola Gratteri, sostituto procuratore della Procura di Reggio Calabria ha fatto il punto sullo stato della giustizia in quella regione: nella frontiera più calda della lotta alla criminalità organizzata con quanti investimenti, con quale organizzazione e forza si presenta lo Stato? Zero. Purtroppo la disamina del magistrato è stata sconcertante. I magistrati inqiurenti sono tutti di primo pelo, vincitori di concorso nazionale destinati nelle zone di trincea della locride. Sedi fatiscenti, piante organiche insufficienti, dotazioni informatiche arcaiche, mancanza di auto di servizio, niente benzina, niente mezzi, processi che giacciono sugli scaffali delle procure in attesa di durare decenni.
E' una constatazione amara, agghiacciante, inconfutabile: le cosche decidono in venti secondi, lo Stato in vent'anni. Come si può chiedere alla gente di avere fiducia e di collaborare?
La mafia si combatte in Sicilia, l' 'ndrangheta in Calabria, la camorra in Campania. Ma la guerra si vince a Roma e a Roma, questa guerra, non pare affatto necessaria. Per non dire altro.



Thursday, July 19, 2007

LA VITA DI "MERDA" DEL QUESTORE DELLA CAMERA, ONOREVOLE DEPUTATO
Chi mi conosce sà che ho sempre ritenuto puerili e più che mai fuorvianti le critiche agli stipendi dei parlamentari, perchè ho sempre pensato e penso tutt'ora che essere rappresentante del popolo sia un ruolo che implica grande competenza ed immensa responsabilità, qualità che devono essere adeguatamente riconosciute e retribuite.
Quando però sento il mio concittadino, Questore della Camera, Onorevole Gabriele Albonetti dire con spudorata facciatosta" faccio una vita di merda, niente cene o feste, solo lavoro fino a tardi e prendo 6mila euro al mese, perchè la metà la verso al partito, guadagno meno del mio medico di base" credo che la politica da lui rappresentata stia trascendendo ogni limite all' indecenza.
Mi domando quale servizio questi ex comunisti al caviale, tracotanti e molto snob possano oggi rendere al mondo del lavoro, trattato con alterigia, da affermazioni di questo tipo.
Quando mia madre mi ha raccontato dei aver letto sulla stampa queste dichiarazioni, ho percepito dalla sua voce tutto lo stupore, la rabbia, l'incontenibile delusione di un ex operaia umiliata e politicamente tradita.
Mi aspettava sul divano, al varco, in spasmodica attesa di raccontarmi quello che hai suoi occhi, "non stava nè in cielo, nè in terra". Mia madre, che non si è mai occupata di politica. E lì ho capito che la Casta ha preso una strada intollerante, pressochè insostenibile, di non ritorno.

Tuesday, July 17, 2007

Vaffanculo day!

L'8 settembre sarà il giorno del Vaffanculo day, o V-Day. Una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Si terrà sabato otto settembre nelle piazze d’Italia, per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi politici blindati nei palazzi immersi in problemi “culturali”. Il V-Day sarà un giorno di informazione e di partecipazione popolare.

Beppe Grillo

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APOLOGIA DEI SACRIFICI DEGLI ALTRI

Chi legge abitualmente i giornali e segue normalmente i tg, avrà di certo percepito che il dibattito sulla riforma previdenziale occupa sui media nazionali uno spazio smisurato.
Con incredibile stupore avrà poi notato che, a parte esigue eccezioni, tutti i giornalisti che trattano dell'argomento sono allineati sulla convinzione che una riforma previdenziale sia più che necessaria per garantire l'equilibrio del sistema tra qualche decennio.
L'idea che impera tra di loro è che oggi gli operai e gli impiegati dovrebbero fare qualche sacrificio per garantire la pensione ai propri figli.
Ma se hanno così a cuore le sorti delle nuove generazioni, come mai nessuno di loro pone mai la questione della separazione tra PREVIDENZA e ASSISTENZA, oggi praticamente a quasi totale carico dell'INPS e quindi dei suoi assistiti?
Come mai, quando si è parlato o si parla di riformare la loro cassa autonoma l' INPGI e quindi di mettere in discussione i loro privilegi fanno fuoco e fiamme?
A me pare una bella ipocrisia, una delle tante che si aggiunge a tutte le altre, a cominciare dai politici, fino ai dirigenti ancorati a casse autonome e separate, ovviamente in perdida e a carico dello Stato.
Se questa non è una vergogna.

Monday, July 16, 2007

8 PER MILLE

Ci tengo a ringraziare Bettino Craxi e tutto lo stato maggiore dell'ex PCI che in termini di privilegi accordati alla Chiesa Cattolica, sono persino riusciti a fare peggio di Benito Mussolini. Il nuovo concordato firmato nel 1984, quello che istituisce l'8 per mille e trasferisce nelle casse della CEI circa 1 miliardo di euro all'anno, fu all'epoca, osteggiato solo da alcuni gruppi minoritari di sinistra e da alcune associazioni cattoliche "progressiste" apertamente ostili al provvedimento. Per il resto fu un trionfo dell' "inciucio".
Chi pensava di aver posto al riparo dall'erosione clericale la sua idea di laicità votando PCI, si sbagliava.
Per approfondire i termini dei rapporti tra Stato italiano e Chiesa cattolica e ricostruirne un pò la storia leggetevi l'nteressantissimo numero 4/2007 di Micromega. Avrete delle incredibili sorprese anche in relazione al dibattito culturale (di altissimo livello) all' interno al mondo cattolico.


Tuesday, July 10, 2007

QUANDO AL LEADER MANCANO LE PALLE

Veltroni, candidato alla guida del nuovo Partito Democratico, sostiene il referendum per l'abolizione dell'attuale legge elettorale, ma non firma. Preferisce non urtare le diverse opinioni sul referendum all'interno del PD.
Walter è già un uomo in ostaggio, un leader con le mani legate che reprime le proprie convinzioni in nome di delicati equilibri politici.
Proprio il contrario di quello che si era detto di volere fare. Il PD è già vecchio e Veltroni pare un bluff.

Thursday, July 05, 2007

QUANDO IL DIAVOLO SI VESTE DA "PRETE"

Non so se vi è mai capitato di vedere "Chi l'ha visto"? Personalmente trovo sia un format alquanto collaudato, audace, un treno mediatico in corsa tra sparizioni spontanee e casi che assumono i contorni di veri e propri gialli, disgrazie di gente comune che giacciono senza risposta in qualche procura di provincia.
Lo seguo dal suo primo approdo, in modo saltuario e spesso un pò sonnecchiante, anche se devo ammettere che l'ultima padrona di casa, Federica Sciarelli, è brava, molto brava e all'ottima ricostruzione dei fatti di cronaca vi aggiunge una certa ostinazione nello svolgimento delle indagini: la redazione prende di mira, trivella, accerchia, scava, analizza, fa di fatto quello che gli organi inquirenti (forse) hanno omesso di fare.
Non solo giornalismo, insomma, ma anche investigazione. E così, casi di sparizioni che sembrano "fughe", assumono altri contorni e si scoprono elementi nuovi che verosimilmente potrebbero far parlare di veri e propri casi di omicidio.
Come nel caso di Sonia Marra scomparsa da Perugia nel novembre del 2006.
Sonia frequentava la facoltà di medicina nel capoluogo umbro e
viveva in una stanza della foresteria dell'Istituto di Studi Teologici (svolgendo anche le funzioni di segretaria addetta alla reception). Poi improvvisamente è scomparsa. Cosa è accaduto a Sonia Marra? Possibile che si sia dissolta nel nulla?
L'inchiesta pare stia per essere archiviato dalla procura, ma le indagini svolte dalla redazione del programma aprono ipotesi inquietanti.
Pare che la ragazza avesse da qualche tempo una relazione con un uomo, forse uno studente frequentante l'Istituto religioso dove viveva ed è certo che qualche giorno prima di sparire aveva acquistato l'occorrente per fare il test di gravidanza. Era in cinta? E di chi? Forse del teologo? E' scappata dalla vergogna o è stata fatta sparire per non affrontare una paternità indesiderata? O quello che si sarebbe interpretato come uno scandalo?
Di sicuro uno scandalo è stato vedere la giornalista del programma richiedere un' intervista al Vescovo e venire snobbata con irritante supponenza. E uno scandalo è stato ascoltare una telefonata con un altro religioso, che si è rifiutato di rispondere ed ha invitato la sua interlocutrice a non richiamare.
Forse c'è qualcosa da nascondere? Perchè questo rifiuto di parlare? Perchè negarsi al confronto con "Chi l'ha visto"? Perchè rifiutare ad una famiglia distrutta, dilaniata dal dolore, anche solo il conforto di un'ipocrita, cortese, scontata collaborazione?

Ecco, dibolico, il comunicato della diocesi di Perugia dopo la puntata del 2 luglio.

"l'Archidiocesi di Perugia - Citta' della Pieve, che gia' da tempo sta fattivamente collaborando con gli inquirenti alla soluzione della dolorosa vicenda, non puo' non dolersi dell'artefatta rappresentazione del caso cosi' come andata in onda, specialmente ove si sono adombrati loschi traffici e coinvolgimenti personali del tutto privi di fondamento, se non calunniosi". "l'Arcivescovo, prescindendo dai contenuti della trasmissione, ha manifestato e manifesta nuovamente la sua disponibilita' ad incontrare i familiari di Sonia, anche per poter meglio esprimere loro la solidarieta' sua e di tutti i suoi collaboratori".