Saturday, January 30, 2016

ISTRUZIONE, UN MODELLO A BASA INTENSITA' INTELLETTUALE

A seguito delle varie riforme che si sono succedute ( da Berlinguer in poi) il compito dell'istruzione non è più la qualificazione culturale dell'individuo, ma garantire, attraverso un modello effettivo e a bassa intensi intellettuale, un'efficiente transizione dai banchi all'officina in conformità con le esigenze imposte dalla nuova configurazione del mercato del lavoro. 
La scuola della pratica e della competenza ( non più quella della conoscenza), è la perentoria affermazione di un principio ottocentesco che addita nel lavoro, e non nello studio, il destino dei figli del popolo.

CRISTIANESIMO

È stupefacente come tanti atei abbiano un'idea del tutto immaginaria e romantica del cristianesimo. E dire che la storia ci restituisce un album di famiglia impietoso per i cristiani a cominciare dall''antisemitismo. Basta guardare il film Agorà ( storia di Ipazia di Alessandria ) per scoprire la vera "natura " del cristianesimo che per molti è ancora oggi, nonostante i fatti ci raccontino tutt'altro, la proiezione di quello che vorrebbero che fosse. Che fosse e che non è. Che non è mai stato e mai lo sarà. Nel campo laico, un pensiero filosofico e una morale atea dovrebbero condurre ad un'idea di Bene a-religiosa che prescinda da dio, al di fuori di dio, senza quella stupida presunzione di volere insegnare ai preti e a chi li frequenta, cosa sia e cosa debba essere quella sorta di verità rivelata e leggendaria che è il cristianesimo.

Thursday, January 28, 2016

MULTICULTURALISMO, TERZOMONDISMO I NATALE ED IPOCRITA

di Francesco Erspamer

Ancora una volta i paesi scandinavi si stanno dimostrando più attenti al mutare delle situazioni e stanno correggendo il loro atteggiamento per evitare facili integralismi che fanno in realtà gli interessi dei potenti, nella fattispecie le multinazionali. La stagione dell'internazionalismo romantico è finita, massacrata dal neocapitalismo globalista. Oggi i popoli li si difende (il proprio ma anche gli altri) resistendo all'omologazione planetaria, non abbracciandola o addirittura patrocinandola in nome di un terzomondismo inattuale e spesso ipocrita.  
Con poche eccezioni (i veri profughi scampati a vere emergenze) i migranti sono al tempo stesso le vittime e i complici di questa deriva consumistica e individualista che sta uccidendo le culture e creando un'immensa massa di schiavi del tutto privi di coscienza politica e di un senso di appartenenza. Per questo piacciono alle corporation e ai ricchi: perché abbassano il costo del lavoro, consentono la marginalizzazione dei sindacati, portano al fallimento i sistemi di welfare, incrinano la solidarietà sociale, svuotano la democrazia. Non esistono infatti democrazie aperte, di chiunque si trovi momentaneamente o per caso in un luogo: la democrazia è solo locale, chiusa, una democrazia di cittadini responsabili del proprio territorio e attaccati a esso. La democrazia è insomma sempre "civile", ossia legata a una città, a una condizione di stanzialità. Le democrazie aperte sono invenzioni mediatiche con cui si fa passare una regressione verso la legge della giungla e del più forte, del tutto coerente con il mito liberista della deregulation che ha infatti creato la più oscena ineguaglianza economica della storia (62 persone che hanno altrettanta ricchezza di tre miliardi e mezzo). Non serve un impero galattico in cui la libera circolazione della gente, dei capitali e dei prodotti impedisca la sopravvivenza delle comunità e della civiltà; servono invece mille democrazie, diverse fra loro e totalmente autonome, sovrane; e rispettose delle altre proprio in nome della reciproca differenza.

Wednesday, January 27, 2016

SOTTOMISSIONE ( STATUE COPERTE IN OCCASIONE DELLA VISITA DEL PRESIDENTE IRANIANO

di Massimo Gramellini

I geni del cerimoniale che hanno inscatolato quattro statue peraltro velate del museo Capitolino nel timore che, vedendole, il presidente iraniano Rohani avesse uno sgomento ormonale e stracciasse i contratti con le nostre aziende sono i degni eredi di un certo modo di essere italiani: senza dignità. Quella vocazione a trattare l’ospite come se fosse un padrone. A fare i tedeschi con i tedeschi, gli iraniani con gli iraniani e gli esquimesi con gli esquimesi. A chiamare «rispetto» la smania tipica dei servi di compiacere chi li spaventa e si accingono a fregare. 
Su questa tradizione millenaria, figlia di mille invasioni e battaglie perdute anche con la propria coscienza, si innesta il tema modernissimo del comportamento asimmetrico con gli Stati musulmani. Se un’italiana va in Iran, si copre giustamente la testa. Se un iraniano viene in Italia, gli copriamo ingiustamente le statue. In un modo o nell’altro - in un mondo e nell’altro - a coprirci siamo sempre noi. E la suscettibilità da non urtare è sempre la loro. Ma se la presenza di donne sigillate da capo a piedi su un vialone di Baghdad urtasse la mia, di suscettibilità? Non credo che, per rispetto nei miei confronti, gli ayatollah consentirebbero loro di mettersi la minigonna.   
Sarei curioso di sapere come funziona la sensibilità a corrente alternata del signor Rohani (le tette di marmo lo sconvolgono e i gay condannati a morte nel suo Paese no?) e di sentire cosa penserebbe mia nonna di questa ennesima arlecchinata italica: quando ero bambino mi insegnò che il primo modo di rispettare gli altri è non mancare di rispetto a se stessi. 

DIRITTI CIVILI E DIRITTI SOCIALI

Sono giorni che si parla di diritti civili per i gay ed è giustissimo che ciò accada, ma non dobbiamo dimenticare i diritti sociali negati, affinché la pari dignità dei cittadini sia una condizione reale e non sbrodolante retorica scritta su un pezzo di carta. 
Mentre si discute di legge "Cirinna", si tagliano le prestazioni sanitarie ( da oggi 203 esami che prima erano mutuabili diventano a pagamento), si tagliano i diritti dei lavoratori, si taglia l'istruzione e si mutila la democrazia con una riforma della Costituzione dettata dai poteri forti e dal mondo finanziario. 
Diritti civili e diritti sociali sono intrinsecamente connessi e non possono essere oggetto di scambio politico se si vuole realizzare una società giusta basata sull'uguaglianza dei suoi cittadini.
Stiamo diventando sempre più uguali agli USA, una società ultra individualista votata al consumo, dove morire di malattia è destino se non hai i soldi per curarti. Dove le disuguaglianze sociali sono enormi ed i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sono sempre più poveri. Dove chi non ha i soldi non ha accesso alla prevenzione, alle cure, all'istruzione, alla pensione: è questa la società che vogliamo? 
Chi era in piazza per la legge Cirinná mi auguro scenderà in piazza anche per costruire uno Stato più equo, solidale, egualitario, libertario che dia a ciascuno il giusto (né troppo, né troppo poco), guardando al modello sociale svedese e non a quello americano .

Sunday, January 24, 2016

FILOSOFIA E RELIGIONE

La filosofia cerca (e a volte trova) Dio attraverso il pensiero. La religione rivela Dio ( il proprio, ovviamente ) liberando dal pensiero: Dio è rivelato da una novella, mentre il suo mito si perpetua tramite simboli, riti, "verità "a cui si deve credere facendo atto di fede.

RELIGIONI

Tutte le religioni si fondano sul concetto di verità che non è relativa, ma assoluta perché rivelata. Questo approccio ha condizionato per secoli verità e dignità. Chi non aveva la mia stessa verità (religione) non poteva avere il mio stesso valore (dignità), quindi andava discriminato, convertito, o persino ucciso. Solo l’avvento della laicità illuminista ha affermato la dignità delle persone a prescindere dalla loro religione ed anche per chi è ateo. 
La nostra Costituzione su questo tema ha principi molto avanzati, perché riconosce ad ogni individuo il diritto di professare il proprio credo, assumendo però l’uguaglianza come principio assoluto, a cui devono riferirsi la pluralità delle fedi. Ciò è stato possibile, perché l'Occidente si è secolarizzato ed ha contaminato la religione con i principi dell' illuminismo ( uguaglianza, giustizia, libertà, fumo negli occhi per tutte le religioni ). 
Senza un forte processo di secolarizzazione, la religione rimane un pericolo in termini di riconoscimento della dignità e dei diritti delle persone.
Ovviamente ci sono credenti ( ne conosco tanti) che sono molto più illuminati degli atei, ma essi hanno un approccio alla religione molto soggettivo ed in contrasto con la dottrina ufficiale della Chiesa alla quale appartengono.

NON SIAMO UN PAESE NORMALE

Pare che 30 cattolici DEM riusciranno a bloccare la legge sulle unioni civili, mentre tutta la minoranza DEM non è stata capace di bloccare lo stupro della Costituzione. 
Qualcosa non mi torna: per stravolgere la Costituzione sul modello auspicato dalle banche (perché un uomo solo al comando si controlla meglio di una democrazia), Renzi va avanti deciso e minaccia la fiducia; sui diritti civili si affida al Parlamento e lascia libertà di coscienza. 
L'esatto contrario di come dovrebbero andare le cose se fossimo un paese normale.

ETSI DEUS NON DARETUR

Etsi deus non daretur: quand'è che ci libereremo di chi parla in nome di dio? Rivendichiamo laicità, ma poi guardiamo sempre alla Chiesa e ai suoi ministri che ripetono le stesse cose da 2000 anni. 
 n una democratica è la p-o-l-i-t-i-c a che ha l'obbligo morale di realizzare l'uguaglianza tra gli individui non la religione che è una forma di verità rivelata che ama stabilire ( da sempre) chi è degno e chi no, siano essi donne, gay, infedeli ecc. 
Sono contrarissima ad ogni forma di mercificazione della maternità, ma il matrimonio deve essere un diritto che riguarda tutti ivi inclusa l'adozione del figliastro (stepchild adoption), l'esclusione di questo diritto per i gay è, per una civiltà giuridica democratica, incomprensibile ed inaccettabile. 
A questo deve provvedere la p-o-l-i-t-i-c-a non la Chiesa della quale ( francamente ) me ne infischio.

VERDINI, BERLUSCONI E I TRADITORI DEL PD

Nessuna persona con un minimo di intelligenza politica può pensare che Verdini stia tradendo Berlusconi. Lo si vede molto bene al Senato: quando le truppe di Verdini non bastano a soccorre il Governo, interviene direttamente Forza Italia. A dimostrazione che Verdini non è che una pedina nello scacchiere del Nazareno. 
Genio puro contro la stupidità di chi ha cotto per 30 anni le salsicce al Festival dell’Unità ed oggi sostiene un Premier /Segretario che ha realizzato tutto il programma di Berlusconi compreso lo stupro della Costituzione. 
Le truppe del PD erano state votate sulla base del programma Italia Bene Comune per fare tutt'altro ed hanno tradito e continuano a tradire la loro gente senza vergogna.

IL SENATO NON E' STATO ABOLITO

Va bene raccontare bugie, ma non esageriamo : il Senato non è affatto stato abolito. 
La riforma Costituzionale Boschi /Renzi non abolisce il Senato, ma lo trasforma. Il Senato rimane, ma da Camera eletta dal popolo, diventa una Camerina di nominati dai partiti (quale premio o garanzia di immunità per i Sindaci e i Consiglieri regionali fedeli o in odore di galera).
Quanto alle competenze è un pastrocchio ineffabile, direi demenziale: i Senatori mantengono (sostanzialmente ) il potere legislativo su moltissime materie, ma perdono il potere di dare e togliere la fiducia al Governo. 
Il bicameralismo da perfetto diventa imperfetto, ma molto più incasinato e conflittuale di prima.

Saturday, January 23, 2016

UNIONI CIVILI

Il rottamatore, quello che ha messo la fiducia su ogni legge, lascia libertà di coscienza sui diritti dei gay. Ogni testo fa brodo, purché si approvi una norma qualsiasi. Si fa solo per buttare buttare qualche osso ai cani. Che schifo di gente.

PER LA RIFORMA COSTITUZIONALE CHE NON E'' ANCORA STATA SCRITTA

Di Walter Tocci 

La revisione costituzionale è invecchiata prima di nascere. È rivolta al passato, sigilla il presente e non dice nulla al futuro del Paese. Le decisioni più importanti sono rinviate o nascoste. È rinviata la diminuzione del numero delle Regioni. È nascosta la cancellazione del Senato. È negata la riduzione del numero dei deputati. Diventa più conflittuale il rapporto tra Stato e Regioni, poiché entrambi i livelli sono dotati di competenze definite esclusive, che non possono trovare alcuna mediazione dopo la cancellazione della legislazione concorrente. Il superamento delle piccole Regioni, invece, avrebbe creato macro regioni più adatte a cooperare con la politica nazionale e a muoversi nello spazio europeo. Il governo ha promesso di realizzarle con una prossima revisione costituzionale, ammettendo clamorosamente che oggi si approva una legge non risolutiva. 
Il nuovo procedimento legislativo è farraginoso. Aumentano i conflitti di competenza e si producono nuovi contenziosi presso la Consulta. Palazzo Madama diventa un dopolavoro per amministratori locali, un’assemblea senza prestigio che cercherà di riguadagnare i poteri perduti ricorrendo allo scambio consociativo con il governo. Se doveva cadere così in basso era più dignitoso abolire il Senato. In una sola Camera sarebbe stato ineludibile definire i contrappesi del sistema maggioritario: votazioni qualificate sui diritti fondamentali, poteri di iniziativa delle minoranze, controllo dell’attività governativa. Il monocameralismo ben temperato è preferibile a un bicameralismo pasticciato. 
La maldestra propaganda sui costi della politica si è arenata in Transatlantico. Si conserva l’anomalia di una Camera di 630 membri che non ha pari in nessun Parlamento europeo. Un’assemblea tanto grande quanto debole, i cui membri devono tutto alla nomina dei capi partito oppure all’aumento dei seggi connesso con l’elezione del premier. Si doveva ridurre il numero dei deputati e selezionarli nei collegi uninominali, senza ricorrere ai signori delle preferenze e ai nominati dell’Italicum. Si sarebbe rafforzata l’autorevolezza della Camera nei confronti dell’esecutivo. La democrazia americana, pur guidando un impero, non ha mai rinunciato all’equilibrio di poteri tra Governo e Parlamento. Perché tante occasioni perse? La mancanza di una vera riforma ha prodotto un testo lunghissimo, di scadente fattura normativa, di sgradevole gergo burocratico. Basta leggere, ad esempio, le ulteriori competenze del Senato definite – cito testualmente l'articolo 10 - nelle “leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma”. Si, è scritto proprio così. Sembra un decreto “mille proroghe” e invece è un brano costituzionale, è uno scarabocchio che offende il linguaggio semplice e intenso dei costituenti. Da come parli capisco che cosa vuoi, suggerisce il buon senso popolare. La forma sciatta rivela il basso profilo politico. 
Il vizio d'origine consiste nel cambiare la Costituzione per stabilizzare un governo altrimenti privo del mandato elettorale. Bisognava modificare subito il Porcellum per restituire la parola agli elettori. Invece, l'esigenza politica contingente prevale su ogni garanzia istituzionale, fino al paradosso di riscrivere la seconda parte della Carta in un Parlamento eletto in forma illegittima. In Italia non si governa per migliorare lo Stato, si cambia lo Stato per rafforzare il governo. Al contrario, le Costituzioni disciplinano la politica e conquistano la lunga durata. 
Su questo principio sono fallite le riforme dell’ultimo ventennio. Approvate sempre da una parte contro l’altra, per puntellare i governi che avevano perso la fiducia degli elettori, come fece Berlusconi nel 2005 e, ahimè, anche la mia parte con il Titolo V. Si ripetono tutti gli errori già commessi da destra e da sinistra, mettendoci anzi più entusiasmo, fino a chiedere un plebiscito personale. Il Presidente Renzi è il grande conservatore della Seconda Repubblica. Si erige un monumento alle ideologie del ventennio, proprio mentre tramontano in tutta Europa. Tutto era cominciato negli anni novanta con le speranze di una sorta di modello Westminster all’italiana. Oggi il bipolarismo è in affanno anche in quell’antico palazzo inglese, non esiste più in Spagna, è travolto in Francia dal lepenesimo, è sterilizzato dalle larghe intese in Germania. L’Italicum e la legge Boschi si accaniscono a tenerlo in vita artificialmente, ricorrendo al premierato assoluto senza contrappesi: una minoranza del 20% degli aventi diritto al voto conquista il banco e impone la propria volontà alla maggioranza del paese. Tutto ciò aumenta l’astensionismo e riduce il consenso verso la competizione bipolare. Ovunque la vecchia dialettica tra i partiti è travolta dalla nuova frattura tra élite e popolo. I paesi europei sono diventati ingovernabili per eccesso di governabilità 
Si è dimenticata una semplice verità: per guidare le società frammentate di oggi occorre un consenso più ampio di ieri; le classi politiche debbono imparare a convincere i popoli invece di ridurre la rappresentanza; i premi di maggioranza alla lunga non riescono a surrogare gli elettori che non votano.Si è ridotta la politica a mera amministrazione di sistema. Da qui è scaturito il primato degli esecutivi sui Parlamenti. Ma nell’orizzonte europeo tornano i grandi dilemmi della pace e della guerra, dei limiti e dei nessi tra religione e politica, dell’accoglienza e del rifiuto dei migranti, della libertà individuale e dell’etica pubblica, della potenza tecnologica e dell’intangibilità della vita, dello sviluppo economico e della durata della Terra. Non sono problemi risolvibili dagli esecutivi, sono conflitti contemporanei che hanno bisogno di nuovi riconoscimenti culturali e politici. E saranno possibili solo in un'inedita democrazia parlamentare, come non l'abbiamo ancora conosciuta. Quella del secolo passato seppe neutralizzare i conflitti Stato-Chiesa, città-campagna e capitale-lavoro. Sono ancora da immaginare i Parlamenti capaci di ricomporre le fratture della civiltà europea nel nuovo secolo. È la sfida politica dei tempi nuovi. Il mondo che abbiamo davanti è molto diverso da quello degli anni novanta. Le riforme istituzionali della seconda Repubblica sono ormai vecchi arnesi. La riforma costituzionale per il futuro italiano non è stata ancora scritta.

Sunday, January 10, 2016

INSEGNANTE COME VERO MAESTRO

"In una cura per il destino delle giovani generazioni e per il futuro del mondo, la professione del docente dovrebbe essere in assoluto la più importante ed essenziale: se fosse davvero così concepita dovrebbe essere dotata di particolare prestigio, dovrebbe essere sentita dall'insieme sociale come la più nobile, la più degna di riconoscimento.
Sappiamo bene che non è così e che anzi nei nostri anni i docenti sono stati privati di ogni prestigio, di ogni adeguato corrispettivo economico, guardati dai ragazzi e dalle loro famiglie come subalterni sfigati, mentre vari settori della società li considera nullafacenti, come se il loro lavoro si limitasse all'orario delle lezioni settimanali. 
La prima vera riforma sarebbe quella di un rilancio della professione docente: in un ambizioso piano culturale ed economico che sappia fare di ogni docente un vero "maestro", animato da passione per la propria materia, per le forme del sapere e da passione per la vita, disposto allo scambio e al dialogo con gli allievi. 
Oggi invece vengono suggerite due immagini opposte e convergenti: quella del docente come tecnico e quella del docente come psicologico e assistente sociale. 
Non ci siamo proprio : la scuola è impossibile senza vitalità culturale, senza passione, senza bellezza e armonia degli edifici scolastici, senza cura dei luoghi e di chi ci lavora". 
Che cominci da qui la novella storia

BUONISMO RADICAL CHIC

La mia opinione è che quella sorta di buonismo radical chic di Sinistra che tende a giustificare sempre e comunque comportamenti incivili da parte di immigrati sia pericoloso e inaccettabile almeno quanto l’estremismo populista e xenofobo. 
È vero che il maschilismo persiste e cova strisciante anche nel mondo Occidentale, ma non si può derubricare quanto accaduto sulla base di un vago multiculturalismo, né si può cedere, in nessun modo e per nessun motivo, ai valori laici e di libertà che abbiamo conquistato con grandi sacrifici nel corso dei secoli. 
Integrare non significa rinunciare ai propri valori costituzionali (con conseguenze potenzialmente gravissime), ma permettere che gruppi sociali con culture diverse si inseriscano nella nostra società, nel pieno rispetto delle nostre leggi e delle nostre carte costituzionali, che stanno sopra a qualsiasi precetto religioso o culturale estraneo ai nostri valori.

Saturday, January 09, 2016

RELIGIONE, MULTICULTURALISMO E ILLUMINISMO

Il modello di integrazione europeo è tutto da ripensare. La questione dei modelli culturali resta aperta e problematica e non mi pare possa essere adeguatamente affrontata con forme di irenico multiculturalismo inadatto ( anzi dannoso) ad affrontare la complessa questione del rapporto col mondo musulmano. 
Nessuna cultura può avere diritti, perché si dà il caso che le culture possano avere diritti, senza che ne abbiamo le persone che vi appartengono ( vedi le donne per molte religioni ). 
Più che predicare un vago multiculturalismo, l'Occidente dovrebbe promuovere e difendere i propri valori costituzionali che sanciscono il primato degli i-n-d-i-v-i-d-u-i sulle c-u-l-t-u-r-e assumendo il rispetto delle persone e della loro dignità come principio assoluto a cui devono sottostare tutti gli individui e tutte le fedi. 
La religione ( quale forma di verità rivelata) c'entra eccome, perché vuole sempre decidere con prepotenza chi è degno e chi indegno, siano essi infedeli, donne, gay o quant'altro. 
Perciò va senz'altro evitato lo scontro religioso ( che ci riporterebbe al Medio Evo), ma va difeso col coltello tra i denti il pensiero illuminista, laico ed egualitario, che ha secolarizzato e forgiato la nostra civiltà contemporanea sancendo diritti e libertà .